“La scuola è il luogo per eccellenza in cui le diversità si trasformano in punti di forza. Crediamo fermamente in un percorso didattico che valorizzi le competenze di ciascuno e prepari i nostri ragazzi a essere cittadini del mondo”. Michela Manente, dirigente dell’Istituto comprensivo “Caio Giulio Cesare” di Mestre (Venezia) risponde così alle nuove polemiche sulla composizione delle prime classi per il prossimo anno scolastico nella scuola di via Cappuccina dove, per quanto riguarda solo le medie, gli alunni “italofoni” saranno appena dieci su 118, con ben quattro classi composte solo da studenti con background migratorio, di cui una formata esclusivamente da ragazzini di origine bengalese. E, a fianco della preside, la scuola ha elaborato un documento nel quale si illustrano le iniziative e i progetti avviati mirati all’integrazione degli alunni e, in molti casi, anche delle loro famiglie.
I docenti
“Il nostro istituto rinnova il proprio impegno a favore dell’inclusione e dell’integrazione, riconoscendo nella presenza di alunni con background migratorio una straordinaria opportunità di arricchimento umano e culturale per l’intera comunità scolastica – si legge nel documento -. Questa visione è condivisa dalla reale maggioranza dei docenti che insegnano quotidianamente nell’istituto costruendo giorno dopo giorno integrazione ed uguaglianza all’interno delle loro classi. È ingiusto continuare a chiamare “stranieri” ragazzi che sono nati e cresciuti nella nostra città, frequentando regolarmente l’Istituto comprensivo dalla scuola dell’infanzia alle medie, che possiedono la cittadinanza italiana e che proseguiranno il loro ciclo di studi nella scuola secondaria di secondo grado”.
Per quanto riguarda le prime medie, dalla Giulio Cesare sottolineano che gli alunni con cittadinanza italiana sono in tutto 30 (comprendendo anche i dieci italiani), “ma gli studenti con background migratorio provengono in gran parte dai plessi dell’infanzia e della primaria del nostro stesso istituto, garantendo un passaggio fluido e coeso tra i diversi gradi di istruzione”. E continua il documento degli insegnanti: “Nel corso degli anni sono stati ideati e realizzati numerosi progetti multiculturali e percorsi di valorizzazione delle competenze individuali. Si ricorda inoltre che la scuola secondaria di primo grado è aperta durante l’anno scolastico, per gli studenti iscritti, dalle 8 alle 19 dal lunedì al venerdì, il sabato fino alle 14.30, offrendo periodicamente varie iniziative pomeridiane di formazione nelle varie aree dell’apprendimento (musicale, stem, sportivo, linguistico ed altro), in forma generalmente gratuita per le famiglie degli studenti dell’istituto”.
Le iniziative di integrazione
“Tutte le iniziative e i dettagli dei progetti attuati quest’anno alla scuola media sono consultabili sul sito web ufficiale dell’istituto icgiuliocesare.edu.it/progetti 2025-26 – sottolinea la professoressa Lucia De Polo, referente di plesso per la scuola media “Giulio Cesare”-. Il nostro è un lavoro grande e faticoso in una scuola che punta a ridurre i divari, contrastare la dispersione scolastica e sviluppare i talenti. In tutto questo è fondamentale la sinergia con i servizi del Comune e le associazioni del territorio. Pensiamo ai doposcuola gratuiti e alle attività, anche sportive, che vengono organizzate nei pomeriggi per coinvolgere ragazzi di famiglie che, altrimenti, non farebbero svolgere queste discipline ai loro figli”.
D’accordo, ma dalla multiculturalità il salto alla “monocultura” di una classe composta solo da alunni di origine bengalese è un balzo enorme. “Nella composizione delle classi abbiamo cercato di bilanciare i vari gruppi, ma i numeri sono questi – risponde la docente -. Va però sottolineato che l’Islam ha tante anime: ci sono le ragazze che vengono a scuola col velo ma anche quelle che arrivano con i capelli sciolti”. Ed è ancora la preside Michela Manente ad intervenire, in questo caso commentando un post della vicesindaca Francesca Zaccariotto che riprendeva l’articolo di lunedì del Gazzettino sul boom di iscrizioni di bambini e ragazzi con background migratorio: “Questi alunni sono italiani. Hanno studiato nelle nostre scuole. In gran parte nati in Italia”.
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