Una toga, il sorriso e la mano alzata nel gesto del rock. Vasco Rossi entra nella comunità accademica con il suo stile e con una domanda che riguarda anche chi si prepara a lavorare nella comunicazione: che cosa lasciamo agli altri quando prendiamo la parola?
Il 7 ottobre 2026 l’Università degli Studi di Salerno gli ha conferito il dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione, nell’Aula Magna “Vincenzo Buonocore” del campus di Fisciano. Al centro della sua lectio magistralis, il rapporto tra musica, responsabilità e vita collettiva.
Perché l’università ha scelto Vasco Rossi
Nelle motivazioni del riconoscimento, l’ateneo indica il valore del percorso artistico e pubblico di Vasco per lo studio della comunicazione contemporanea. Le sue canzoni hanno attraversato generazioni diverse, intercettandone inquietudini, trasformazioni e modi di riconoscersi.
Il punto, per l’università, è la relazione costruita con il pubblico: un linguaggio riconoscibile che ha assunto un significato culturale e sociale oltre la dimensione musicale. Il rettore Virgilio D’Antonio, già nell’annuncio del conferimento, aveva sottolineato l’interesse di questa esperienza per la ricerca.
È un tema che parla direttamente agli studenti: come nasce un messaggio capace di durare? Perché alcune parole vengono fatte proprie da persone lontane per età ed esperienza? La carriera di un artista può diventare anche un terreno sul quale studiare queste domande.
La lectio: ascoltare prima di parlare
Vasco ha accolto il titolo con ironia, rassicurando il pubblico sul fatto che continuerà a fare concerti. Poi ha affrontato la responsabilità di chi comunica: mantenere la propria identità e interrogarsi sugli effetti di ciò che si dice.
Nel suo intervento, riportato da ANSA, la musica è uno spazio nel quale emergono emozioni e bisogni ancora difficili da esprimere. Anche la politica riguarda le scelte con cui una società ascolta alcune persone e ne lascia altre ai margini. Una canzone può aiutare a riconoscere un disagio e a discuterne.
Da qui il richiamo alle parole: possono alimentare paura e ostilità, oppure favorire inclusione e confronto. Nell’ambiente dei social, dove la possibilità di intervenire è continua, Vasco ha affidato alla platea un invito preciso: «Prima di parlare bisognerebbe imparare ad ascoltare».
Per chi studia comunicazione, è una domanda concreta da portare dentro un progetto, un’intervista o un contenuto: abbiamo capito le persone alle quali ci rivolgiamo?
Una comunità, dentro e fuori l’Aula Magna
Secondo i dati diffusi dall’università, la cerimonia ha registrato oltre duemila presenze tra Aula Magna e piazza Gabriele de Rosa, oltre a 20mila spettatori online.
Nel suo intervento, D’Antonio ha descritto la comunicazione come capacità di «costruire una relazione». Filippo Fimiani, coordinatore del dottorato, ha ripercorso i diversi mezzi attraversati dall’artista, dalle radio ai social, soffermandosi sulla vicinanza del suo linguaggio alla vita quotidiana.
Vasco ha richiamato anche il valore della formazione: «Lo studio e la conoscenza aprono le menti e rendono davvero liberi dall’ignoranza e dai pregiudizi».
È qui che il riconoscimento incontra più da vicino la vita universitaria. Studiare come una voce diventa parte dell’esperienza di tante persone significa interrogarsi sul rapporto tra cultura e società. E sull’impegno necessario per comunicare con attenzione, anche quando il pubblico è molto più piccolo di quello di un concerto.
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