Le università telematiche continuano a crescere e a consolidarsi nel sistema accademico italiano. Secondo i dati più recenti, il comparto dell’istruzione universitaria online nel nostro Paese vale oggi oltre 3 miliardi di euro, posizionando l’Italia tra i principali mercati europei.
Un’espansione che riguarda sia il numero di iscritti sia il peso dei laureati, ma che apre anche interrogativi su qualità, equità e ruolo di queste istituzioni nel sistema universitario.
Iscritti quasi raddoppiati in cinque anni
Il primo dato significativo riguarda la crescita degli studenti.
Oggi gli iscritti alle università telematiche sono circa 300mila, quasi il doppio rispetto ai 140mila registrati nell’anno accademico 2019-2020.
Anche nelle scelte formative, il digitale guadagna terreno: il 21,8% degli studenti opta per corsi online quando ha la possibilità di scegliere tra modalità tradizionale e telematica.
Più laureati online: il peso cresce nel sistema
Anche il numero dei laureati telematici è in forte aumento.
Nel 2020 rappresentavano l’11,9% del totale nazionale, mentre nel 2024 sono saliti al 24,3%.
In alcuni corsi, la presenza è ormai dominante:
- scienze motorie: 59,2% dei laureati online
- scienze della formazione: 44,8%
- scienze della nutrizione: 42,4%
- giurisprudenza: 40,1%
Tempi di laurea più rapidi
L’80,9% degli studenti conclude il percorso nei tempi previsti, contro il 54,7% degli atenei tradizionali.
Il divario è evidente in alcuni corsi: in giurisprudenza, ad esempio, il tasso di laureati “in corso” arriva all’83% nelle telematiche, rispetto al 43% nelle università in presenza.
Un dato che viene spesso associato alla maggiore flessibilità organizzativa della didattica a distanza.
Perché crescono: flessibilità e nuovi pubblici
Secondo il ANVUR, le università telematiche rappresentano oggi una componente strutturale del sistema.
In sei anni gli iscritti sono aumentati del 158,6%, passando da fenomeno marginale a uno dei principali motori di crescita.
Le motivazioni principali riguardano:
- conciliazione tra studio e lavoro
- flessibilità organizzativa
- accessibilità e costi
Il pubblico è infatti molto eterogeneo: giovani neodiplomati, ma anche lavoratori e adulti in cerca di riqualificazione.
Il contesto europeo: Italia tra i principali mercati
A livello europeo, il mercato dell’istruzione online vale oltre 57 miliardi di dollari e si avvicina ai 62 miliardi entro il 2026.
In questo scenario, l’Italia è il terzo Paese per dimensione del settore, dietro Regno Unito (10 miliardi) e Germania (3,5 miliardi), ma con una crescita tra le più dinamiche.
Le criticità: qualità, equità e modello economico
Accanto ai dati positivi, emergono anche questioni aperte.
Il tema della qualità della formazione resta centrale, così come quello dell’equilibrio tra atenei tradizionali e telematici.
Un altro nodo riguarda la natura economica del settore. Come sottolineato dal sottosegretario al MEF Federico Freni, le università online rappresentano anche un attrattore di capitali, essendo spesso costituite in forma di società.
Un modello che divide:
da un lato chi vede nell’apertura ai capitali una risorsa per un sistema sottofinanziato, dall’altro chi solleva dubbi sulla compatibilità tra profitto e istruzione.
Una trasformazione in corso
Le università telematiche non sono più un’alternativa marginale, ma una parte stabile del sistema universitario italiano.
La loro crescita risponde a nuove esigenze, ma pone anche interrogativi sul futuro dell’istruzione superiore: accesso, qualità e ruolo dell’università in un contesto sempre più digitale.
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