Università 2030, a Padova il confronto sulle sfide future degli Atenei
Oltre 2 milioni di iscritti nel 2024, il dato più alto di sempre per l’università italiana. Ma dietro il record si nasconde una delle sfide più delicate che il sistema accademico dovrà affrontare nei prossimi anni: il calo demografico. Secondo le proiezioni, nei prossimi 15 anni la popolazione studentesca tradizionale potrebbe ridursi del 22%, mettendo sotto pressione sostenibilità economica, organizzazione e competitività degli Atenei italiani.
È da questo scenario che parte il XXXIV Convegno Nazionale RAU, in programma a Padova dal 28 al 30 maggio 2026, dal titolo “Università 2030: un ecosistema in evoluzione”. L’evento, ospitato tra Palazzo Bo e l’Orto Botanico dell’Università di Padova, riunisce i responsabili amministrativi e gestionali degli Atenei italiani per discutere il futuro dell’università tra innovazione, sostenibilità e trasformazione organizzativa.
Al centro del confronto c’è il ruolo sempre più strategico del management universitario. I RAU, i Responsabili amministrativo-gestionali delle Università, saranno infatti chiamati a governare una fase complessa, caratterizzata da minori iscrizioni, gestione delle risorse del post-PNRR e necessità di ripensare l’intero sistema accademico.
«Questo contesto rende necessario ripensare i modelli organizzativi, per garantire maggiore efficacia e sostenibilità», spiega Maria Adele Savino, presidente dell’Associazione RAU. «L’università non è solo sapere: è strategia, organizzazione e comunità».
Negli ultimi anni le strutture universitarie hanno visto crescere in modo significativo il peso del personale tecnico-amministrativo. Nel 2025 gli addetti hanno raggiunto quota 51.470 unità, pari al 38,8% del totale del personale universitario. Una crescita legata all’aumento della complessità gestionale: dagli investimenti europei alla digitalizzazione, fino alla sostenibilità organizzativa e al benessere lavorativo.
Il tema più urgente resta però quello del futuro degli Atenei italiani in un Paese che invecchia e vede diminuire progressivamente il numero di giovani. Secondo il Rapporto ANVUR 2026, le immatricolazioni continueranno a crescere ancora per pochi anni, raggiungendo il picco nel 2027/2028 con circa 345mila nuovi iscritti, prima di iniziare una progressiva discesa.
Per affrontare questa trasformazione, le università puntano su tre leve principali. La prima è l’internazionalizzazione: oggi gli studenti stranieri rappresentano appena il 6% degli iscritti in Italia, contro percentuali molto più alte in Francia, Germania e Regno Unito.
La seconda riguarda la riduzione degli abbandoni universitari. Attualmente solo il 56% degli studenti italiani consegue la laurea entro sei anni, mentre il tasso di abbandono raggiunge il 27%. Orientamento, tutoraggio e percorsi più flessibili vengono indicati come strumenti fondamentali per migliorare la permanenza degli studenti nel sistema universitario.
Infine, cresce il peso del lifelong learning. Reskilling e upskilling dedicati ai lavoratori adulti vengono considerati una delle grandi opportunità per il futuro dell’università italiana, che dovrà sempre più affiancare alla formazione tradizionale dei giovani percorsi di aggiornamento professionale continuo.
«L’università del futuro avrà bisogno di competenze, visione, collaborazione e capacità di governo dei processi complessi», sottolinea ancora Savino. «E avrà bisogno soprattutto di comunità professionali capaci di lavorare insieme per costruire un’università più sostenibile, inclusiva e vicina ai bisogni del Paese».
Il convegno di Padova si propone quindi come un momento di riflessione strategica su come cambierà l’università italiana nei prossimi anni, tra sfide demografiche, sostenibilità economica e nuove esigenze formative di studenti e lavoratori.
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