Lezioni di Biologia, Chimica e Fisica, frequenza obbligatoria e poi gli esami nazionali che decideranno chi potrà continuare Medicina. Da martedì 1° settembre comincia il secondo anno del nuovo sistema di accesso: più tempo per studiare e nuove regole per la graduatoria.
Mancano ormai pochi giorni. Martedì 1° settembre riparte il semestre aperto di Medicina e per migliaia di aspiranti medici comincerà una fase che durerà diversi mesi e che deciderà chi potrà proseguire nel secondo semestre del corso di laurea.
Niente test prima di entrare in università, dunque. Ma questo non significa che la selezione sia scomparsa.
È semplicemente stata spostata più avanti: prima si frequentano le lezioni, poi si affrontano tre esami nazionali e infine si entra in una graduatoria che stabilisce chi potrà continuare Medicina, Odontoiatria o Veterinaria.
Ed è probabilmente questo il concetto più importante da avere chiaro alla vigilia dell’inizio delle lezioni: semestre aperto non significa semestre facile.
Tre materie e 18 crediti da conquistare
Il percorso ruota attorno a tre insegnamenti:
Biologia, Chimica e propedeutica biochimica e Fisica.
Ognuno vale 6 crediti formativi universitari, per un totale di 18 CFU.
I programmi non sono identici a quelli della prima edizione. Il MUR ha aggiornato i syllabus per il 2026/2027 eliminando alcune sovrapposizioni tra le discipline e cercando di rafforzare i collegamenti con la futura formazione medica e sanitaria. Per Fisica, in particolare, è stato previsto più spazio per le esercitazioni.
Quindi, più che imparare tre blocchi completamente separati, l’obiettivo dichiarato è costruire una preparazione maggiormente integrata.
Quanto si studierà? A Milano fino a sei ore di lezione al giorno
La gestione concreta delle lezioni dipende dai singoli atenei e proprio per questo l’organizzazione può cambiare parecchio da una sede all’altra.
Alla Statale di Milano, ad esempio, ognuno dei tre insegnamenti prevede 75 ore di didattica, per complessive 225 ore. Le lezioni cominceranno il 1° settembre e termineranno il 13 novembre, dal lunedì al venerdì, con un impegno indicativo di 4-6 ore al giorno.
Gli studenti potranno scegliere se seguire in aula oppure in diretta online, ma la frequenza resta obbligatoria: Milano ha fissato una soglia minima del 51% per ciascun insegnamento, raggiungibile sommando frequenza fisica e collegamenti sincroni. Non è invece possibile recuperare l’obbligo guardando successivamente lezioni registrate.
È un esempio concreto di cosa significherà il semestre aperto: non qualche lezione di preparazione al test, ma un vero periodo universitario con frequenza, programmi ed esami.
A Sapienza settembre in aula, poi aumenta la didattica online
Ancora diversa l’organizzazione scelta dalla Sapienza Università di Roma, che ha suddiviso gli studenti in cinque grandi poli didattici.
A settembre sono previste quattro ore di lezione ogni mattina, dalle 9 alle 13, dal lunedì al venerdì, con possibilità di seguire anche da remoto. A ottobre la presenza funzionerà invece a rotazione attraverso un sistema di prenotazione settimanale, mentre novembre sarà dedicato prevalentemente alla didattica online, al tutorato, alle esercitazioni e alla preparazione agli esami.
Sono differenze che gli studenti dovranno tenere presenti: la struttura nazionale del semestre è la stessa, ma aule, orari e modalità di frequenza vengono organizzati dalle singole università.
Quest’anno ci sarà più tempo per preparare gli esami
Una delle principali novità riguarda proprio la durata del semestre.
Dopo l’esperienza del primo anno, il MUR ha deciso di allungare il periodo dedicato alle lezioni e spostare in avanti gli esami.
Il primo appello nazionale sarà il 10 dicembre 2026. I risultati saranno pubblicati il 23 dicembre.
Chi vorrà sostenere nuovamente uno o più esami avrà poi a disposizione un secondo appello l’11 gennaio 2027, con pubblicazione degli esiti prevista per il 20 gennaio.
Una differenza significativa rispetto allo scorso anno, quando le prove erano concentrate prima.
L’obiettivo è evidente: dare agli studenti più tempo sia per seguire i corsi sia per arrivare preparati alla selezione.
Come saranno gli esami
Ed è qui che si giocherà realmente l’accesso.
Per ciascuna delle tre materie gli studenti dovranno affrontare una prova composta da 31 domande: 10 quesiti a completamento e 21 a risposta multipla.
Quest’anno ci saranno 50 minuti per ogni prova, cinque in più rispetto alla precedente edizione.
Ogni risposta corretta varrà un punto; quella sbagliata comporterà una penalizzazione di 0,1 punti, mentre una risposta non data varrà zero. Tra una prova e l’altra sarà inoltre prevista una pausa di 30 minuti.
Tre esami, dunque, costruiti a livello nazionale e uguali per gli studenti coinvolti nel nuovo sistema.
La vera novità è la graduatoria
Ma forse il cambiamento più importante riguarda ciò che succederà dopo gli esami.
La graduatoria nazionale 2026/2027 sarà articolata in tre sezioni.
Nella prima entreranno gli studenti che avranno superato tutti e tre gli esami; nella seconda quelli che ne avranno superati almeno due con un voto non inferiore a 18; nella terza chi ne avrà superato uno solo.
All’interno delle diverse sezioni conterà poi il punteggio ottenuto.
La conseguenza pratica è significativa: superare tutti e tre gli esami continuerà a rappresentare la condizione migliore per affrontare la graduatoria, ma il sistema non esclude automaticamente chi dovesse arrivare a gennaio con uno o due esami non superati.
Il MUR prevede infatti che gli studenti collocati comunque in posizione utile possano recuperare i crediti mancanti presso la sede di assegnazione, in tempo per l’immatricolazione al secondo semestre.
Se fai due volte lo stesso esame conta il risultato migliore
Un’altra modifica potrebbe diventare importante soprattutto per chi utilizzerà entrambi gli appelli.
Se uno studente sostiene la stessa prova due volte, ai fini della graduatoria sarà preso automaticamente in considerazione il risultato migliore tra quelli ottenuti, purché superiore a 18/30.
Questo riduce almeno in parte il rischio legato alla scelta di riprovare un esame a gennaio.
C’è anche una piattaforma gratuita per esercitarsi
Chi vuole sfruttare questi ultimi giorni prima dell’inizio delle lezioni — e successivamente affiancare lo studio universitario — ha a disposizione anche una piattaforma nazionale gratuita.
È stata realizzata da CRUI e MUR attraverso il CISIA e mette a disposizione materiali per Biologia, Chimica e Fisica, esercizi, strumenti di autovalutazione, videocorsi e simulazioni delle prove.
Un dato rende bene l’idea dell’interesse che ruota attorno al nuovo accesso a Medicina: nei primi dieci giorni dalla messa online, la piattaforma aveva già raggiunto un milione di visite.
Il test non c’è più all’ingresso, ma la selezione resta
Alla vigilia del 1° settembre, dunque, vale la pena sgomberare il campo da un possibile equivoco.
La riforma ha eliminato il tradizionale test sostenuto prima dell’immatricolazione ai corsi di Medicina in lingua italiana delle università statali, ma non ha eliminato né il numero programmato né la selezione.
Il MUR continua a stabilire ogni anno quanti studenti potranno accedere e la scelta viene effettuata successivamente attraverso gli esami del semestre aperto e la graduatoria nazionale.
Per gli aspiranti medici il 1° settembre non sarà quindi soltanto il primo giorno di università.
Sarà il primo giorno di una selezione lunga diversi mesi, nella quale conteranno frequenza, capacità di organizzare lo studio, risultati ottenuti nei tre esami e posizione finale nella graduatoria.
La porta dell’università si apre per tutti. Restare dentro Medicina, invece, sarà la vera sfida.



