Per il secondo anno del nuovo sistema di accesso gli aspiranti medici scendono di quasi 2mila unità. Gli iscritti a Medicina passano da 54.313 a poco più di 52.300, mentre i posti disponibili salgono a 27.001. Una dinamica nuova dopo anni di crescita della domanda.
La corsa a Medicina sembra essersi fermata. Non è ancora un’inversione di tendenza tale da parlare di fuga dal camice bianco, ma il primo confronto possibile tra i due anni del semestre aperto restituisce un dato che merita attenzione: gli aspiranti medici diminuiscono proprio mentre il numero dei posti disponibili continua ad aumentare.
Per l’anno accademico 2026/2027 gli iscritti al semestre aperto sono 62.200, considerando complessivamente Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Medicina veterinaria. Un anno fa erano stati 64.825. In dodici mesi si sono quindi persi 2.625 iscritti, pari a poco più del 4%.
Il dato che interessa maggiormente riguarda però Medicina e Chirurgia. Nel 2025/2026 avevano scelto Medicina 54.313 studenti; quest’anno sono oltre 52.300. Significa circa 2mila aspiranti medici in meno, una flessione nell’ordine del 3,7%. Nel frattempo Odontoiatria passa dai 4.473 iscritti dello scorso anno a circa 4.300, mentre Veterinaria scende da 6.039 a circa 5.550.
Meno aspiranti, ma tremila posti in più
È il confronto con l’offerta formativa a rendere il dato ancora più significativo.
Per il 2026/2027 il Ministero ha autorizzato 27.001 posti per Medicina e Chirurgia, circa 3mila in più rispetto ai 24mila dello scorso anno. Complessivamente, considerando anche Odontoiatria e Veterinaria, i posti salgono a 30.225: 23.495 nelle università statali e 6.730 nelle non statali. L’incremento complessivo rispetto allo scorso anno è di 3.160 posti.
Si incrociano dunque due curve che per anni avevano seguito la stessa direzione: l’offerta continua a crescere, la domanda comincia invece a scendere.
È probabilmente questa la novità più interessante dell’anno accademico che sta per iniziare. Non significa che Medicina abbia smesso di essere una delle lauree più ambite d’Italia: oltre 52mila ragazzi che scelgono di affrontare il semestre aperto restano una platea enorme. Ma il dato interrompe, almeno per ora, quella crescita pressoché continua dell’interesse che aveva accompagnato l’ampliamento dei posti degli ultimi anni.
E il fenomeno assume ancora più rilievo considerando che, secondo il MUR, dal 2022/2023 a oggi la disponibilità complessiva per Medicina è aumentata di oltre 11mila posti.
Attenzione ai numeri: 27mila posti non sono tutti quelli del semestre aperto
C’è però una distinzione importante da fare. Non sarebbe corretto dividere semplicemente i 52.300 iscritti per i 27.001 posti disponibili e concludere che oggi ci siano meno di due candidati per ogni posto.
I 27.001 posti rappresentano infatti l’intera offerta di Medicina, comprendendo anche percorsi e atenei ai quali non si applica il semestre aperto. Per il 2026/2027 il nuovo sistema riguarda i corsi in lingua italiana delle università statali, mentre non si applica ai corsi in lingua inglese e, per quest’anno accademico, alle università non statali. L’Università di Torino, nelle proprie indicazioni ufficiali agli studenti, richiama espressamente questa distinzione.
Il confronto più corretto è quindi soprattutto quello dinamico: gli aspiranti che scelgono Medicina attraverso il semestre diminuiscono del 3,7%, mentre parallelamente il sistema universitario continua ad allargare la capacità formativa.
Da Nord a Sud cresce la capacità di accoglienza
La crescita dei posti non è distribuita in maniera uniforme, ma coinvolge numerosi atenei pubblici e mostra come le università stiano progressivamente adattando strutture e capacità didattica alla nuova programmazione nazionale.
Un esempio arriva dall’Università di Padova. Nel 2025/2026 Medicina metteva a disposizione nella sede padovana 480 posti per studenti Ue più 6 per non Ue, mentre Treviso disponeva di 97+3 posti. Per il 2026/2027 Padova sale a 494+6 posti, portando di fatto la sede principale da 486 a 500 posti complessivi; Treviso rimane invece a quota 100.
È una fotografia interessante perché mostra come, anche all’interno dello stesso ateneo, possano convivere ampliamenti e stabilizzazioni dell’offerta. Non siamo quindi davanti a una crescita uniforme e indiscriminata, ma a una redistribuzione della capacità formativa legata alle strutture, alle sedi cliniche e alla possibilità degli atenei di sostenere numeri più elevati.
La riforma ha del resto imposto alle università uno sforzo organizzativo considerevole. A Torino, ad esempio, il primo semestre aperto aveva coinvolto oltre 3mila candidati, secondo quanto riportato dallo stesso Ateneo nel bilancio di previsione 2026. A Padova furono 3.259 gli iscritti al primo appello nazionale del novembre 2025 per Medicina, Odontoiatria e Veterinaria.
Sono numeri che aiutano a capire perché molti grandi atenei abbiano scelto formule miste, con lezioni in presenza e online, invece di trasformare automaticamente l’aumento nazionale dei posti in un incremento altrettanto forte della presenza fisica nelle aule.
Sapienza, per esempio, ha organizzato il semestre 2026/2027 attraverso cinque poli didattici e prevede per alcune sedi, tra cui Polo Pontino, Sant’Andrea e Rieti, una frequenza prevalentemente online, mantenendo comunque la possibilità di seguire in presenza a Roma.
Il Sud resta uno dei territori su cui si gioca l’ampliamento
Anche gli atenei meridionali stanno organizzando il secondo anno del semestre aperto con strutture e servizi dedicati. La Federico II di Napoli, ad esempio, ha predisposto tutor d’aula e servizi specifici per l’avvio delle lezioni del primo settembre, mentre diversi atenei del Mezzogiorno stanno rafforzando negli ultimi anni l’offerta medica anche attraverso nuove sedi e poli formativi. Da segnalare l’aumento della ricettività dell’università Vanvitelli che cresce di 50 posti(+13,8%) aumentando le probabilità percentuali di passaggio al secondo semestre per chi sostiene gli esami in questa sede.
Su questo fronte sarà particolarmente interessante osservare i dati definitivi sulle singole sedi una volta disponibili: il calo nazionale non significa necessariamente che la domanda stia diminuendo ovunque nello stesso modo. Una parte degli studenti potrebbe essersi semplicemente redistribuita fra atenei, scegliendo sedi più vicine, nuovi poli universitari o offerte formative differenti.
Ed è proprio questo il dato che manca ancora per una vera mappa geografica del fenomeno: gli atenei pubblici non hanno finora diffuso in maniera omogenea i numeri definitivi degli iscritti 2026/2027 al semestre aperto sede per sede. Attribuire oggi aumenti o diminuzioni percentuali a ciascuna università rischierebbe quindi di confrontare dati raccolti con criteri differenti.
Dopo il primo anno, il semestre aperto può avere raffreddato la domanda?
Rimane una domanda: perché meno ragazzi hanno scelto Medicina?
Il confronto riguarda appena due anni e sarebbe prematuro indicare una sola causa. Ma il 2026/2027 è il primo anno nel quale gli studenti scelgono avendo già visto concretamente come funziona il nuovo meccanismo.
Il semestre aperto non ha eliminato la selezione: l’ha spostata. Gli studenti iniziano l’università, frequentano Biologia, Chimica e propedeutica biochimica e Fisica per complessivi 18 crediti e solo successivamente affrontano gli esami nazionali dai quali deriva la graduatoria.
L’esperienza del primo anno ha mostrato anche le difficoltà del percorso. Non a caso per il 2026/2027 il Ministero è intervenuto sul meccanismo: le lezioni avranno una durata maggiore, il primo appello è stato spostato al 10 dicembre 2026 e il secondo all’11 gennaio 2027, mentre sono state introdotte modifiche alla costruzione della graduatoria e alle modalità delle prove.
È possibile quindi che una quota di diplomati abbia valutato con maggiore consapevolezza costi, tempi e probabilità di accesso rispetto alla prima edizione. Al tempo stesso potrebbero incidere il calo demografico, una maggiore diversificazione delle scelte universitarie e l’espansione di percorsi sanitari, biotecnologici e scientifici alternativi.
Serviranno almeno alcuni anni per capire se siamo davanti a una flessione occasionale oppure all’inizio di un vero cambio di tendenza.
Mariano Berriola





