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Riforma degli istituti tecnici, Costarelli (Anp): “Non è riduzionismo ma potenziamento, la scuola resta aperta all’università”

Marco Vesperini by Marco Vesperini
15 Settembre 2026
in Scuola
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Riforma degli istituti tecnici, Costarelli (Anp): “Non è riduzionismo ma potenziamento, la scuola resta aperta all’università”

La riforma degli istituti tecnici nasce all’interno del PNRR come risposta al forte squilibrio registrato negli ultimi anni tra le competenze in uscita dagli studenti delle superiori e le richieste del mondo del lavoro. A spiegarlo è Cristina Costarelli, preside dell’ITIS “Galileo Galilei” di Roma e presidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP) del Lazio: “La riforma degli istituti tecnici nasce come misura all’interno del PNRR, per dare una risposta al forte mismatch che c’è tra l’uscita degli studenti dalle scuole superiori alla richiesta che c’è dal campo del mondo del lavoro”. Tra le principali innovazioni, spiega la preside, c’è l’anticipo delle discipline di indirizzo: “Andando in questa direzione la riforma va a potenziare gli insegnamenti di indirizzo e una delle novità più importanti sta nel fatto che le discipline di indirizzo vengono inserite già nel biennio. Mentre prima avevamo un biennio comune non caratterizzato in base agli indirizzi, adesso già dal primo anno chi ad esempio sceglie un istituto tecnico meccanico affronta e avvicina questa disciplina”.

Cambia anche l’impostazione delle materie scientifiche: “C’è anche una revisione dal punto di vista delle scienze sperimentali che vengono accorpate e questo è importante perché gli studenti hanno una visione più olistica, più complessiva della disciplina.” Una scelta che, secondo Costarelli, “permette la formazione di studenti che siano più centrati nelle discipline che decidono essere quelle fondamentali per il proprio percorso”.

Cosa cambia per gli studenti

Sul piano pratico, la preside individua il cambiamento più rilevante nella scomparsa di un secondo momento di riorientamento: “Per gli studenti il cambiamento più importante sta nel fatto che non c’è questo secondo orientamento durante il secondo anno, quindi fanno un percorso unitario, hanno potenziato la parte laboratoriale, la parte applicativa ma applicativa sempre in senso tecnologico, c’è una forte spinta alla internazionalizzazione nonché ai patti formativi con le aziende”.

Su questo ultimo punto Costarelli corregge un’interpretazione che ritiene diffusa: “Non è da intendere nel senso che la scuola forma la forza lavoro per le aziende, perché spesso è stato inteso anche in questa forma, ma è da vedere nel contrario. C’è una scuola che permette agli studenti di avere gli strumenti per posizionarsi subito nel mondo del lavoro ma mantenendo aperte anche le possibilità complete di studio e di proseguimento nell’università. Quindi è un potenziamento, non un riduzionismo per rispondere alla richiesta del mondo del lavoro”. Per la preside questa è “una riforma che sicuramente risponde all’esigenza a cui si era prefissata. Quello che abbiamo visto e presentato delle criticità è rispetto alle tempistiche, nel senso che è diventata efficace e effettiva in un momento dell’anno in cui già la programmazione per l’anno successivo era predisposta. Quindi da questo punto di vista se fosse stata anticipata e preparata con maggiore tempo per essere assimilata sicuramente avrebbe avuto un impatto meno traumatico su alcune impressioni che poi si sono avute”.

I nodi del territorio

Sul rapporto tra scuola e mercato del lavoro, Costarelli invita a un approccio più radicato nei territori: “Bisogna analizzare meglio le opportunità del territorio. Perché il mondo del lavoro non è un concetto generale a strato, è un mondo molto radicato nel territorio. L’offerta di Roma non è quella dell’hinterland milanese come non è quella di Catanzaro.”

E conclude indicando la strada da seguire: “Bisogna ragionare sull’offerta che propone il territorio, bisogna lavorare molto nella formazione scuola lavoro perché quelli sono percorsi in cui si entra in contatto stretto e che proprio permettono agli studenti di avere molto spesso un impiego appena escono dalla scuola. Quindi questa impostazione c’è nella riforma, quindi se sfruttata e approfondita fino in fondo può dare una risposta in questa direzione.”

Le richieste del mondo del lavoro

Sono 565 mila le entrate programmate dalle imprese a settembre 2026, e 1,5 milioni quelle previste nel trimestre settembre-novembre. I servizi concentrano il 65,6% delle entrate, l’industria con le costruzioni il 26,5% e il settore primario il 7,9%. Rispetto a settembre 2025 la domanda mensile segna -0,6%, ma resta elevata e molto selettiva, con una difficoltà di reperimento al 44%. Lo rileva il Sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro.

A settembre sono previste 177 mila entrate tra impiegati e professioni commerciali e nei servizi (31,4%), 163 mila tra operai specializzati e conduttori di impianti e macchine (28,8%) e 120 mila tra dirigenti, specialisti e tecnici (21,3%). Al primo posto restano gli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione con 66.790 ingressi, pari all’11,8% del totale. Seguono addetti alle vendite con 41.300, personale non qualificato nei servizi di pulizia con 34.820 e personale non qualificato per spostamento e consegna merci e conduttori di veicoli a motore con 29.180.

L’identikit delle figure ricercate

Nel 65% dei casi è richiesta esperienza specifica o nello stesso settore e nel 18,5% un titolo terziario, laurea o diploma ITS Academy. Il 27,6% delle entrate riguarda under 30, il 23% lavoratori stranieri e il 17,1% personale femminile. Solo il 22% dei contratti programmati sarà stabile con tempo indeterminato o apprendistato.

Da questo mese Excelsior segnala le crescite tendenziali più forti. Tra dirigenti, specialisti e tecnici emergono i tecnici di apparecchiature ottiche e audio-video, gli altri specialisti dell’educazione e della formazione e gli ingegneri. Tra impiegati e servizi crescono addetti alle macchine d’ufficio, esercenti delle vendite e professioni qualificate nei servizi ricreativi e culturali. Tra gli operai spiccano conduttori di veicoli a motore, conduttori di macchine per movimento terra, sollevamento e movimentazione materiali e addetti a macchine automatiche e semiautomatiche per metalli e prodotti minerali.

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