Quello di ieri è stato il giorno della rabbia e della richiesta di giustizia da parte degli studenti delle scuole superiori de La Spezia. Circa un migliaio nel momento di maggiore presenza, si sono dati appuntamento questa mattina di fronte all’istituto professionale “Domenico Chiodo” per testimoniare la loro vicinanza ai colleghi che venerdì scorso hanno visto un loro compagno, Abanoub Youssef di soli 18 anni, cadere per una coltellata sferrata dal 19enne Zouhair Atif all’interno della scuola superiore. Atif intanto è davanti al Gip che gli contesta l’omicidio aggravato da futili motivi. L’istituto avrebbe dovuto aprire alla presenza degli psicologi, chiamati per aiutare a elaborare lo shock e il lutto, ma nessuno si è presentato in classe.
Studenti in lacrime: “Scuola è complice”
Dalle 7 una processione di ragazzi e ragazze in lacrime ha continuato a portare fiori, messaggi e lumini accesi ai piedi dell’ingresso, per poi attendere in silenzio l’orario di entrata. In tanti stringevano una foto di Aba modificata con l’intelligenza artificiale, bianche ali da angelo e il cielo azzurro come sfondo. Ma alle 8.10 la compostezza è diventata protesta. “La scuola non doveva aprire oggi” ha gridato una studentessa mentre i suoi compagni provavano a chiudere il portone con la resistenza dei collaboratori scolastici. La Digos ha messo in campo la diplomazia, parlando con i ragazzi ma la contestazione nei confronti della scuola è cresciuta, scuola accusata di non aver fatto abbastanza per prevenire la tragedia di Aba, di aver sottovalutato i segnali dati dal suo assassino, “un ragazzo problematico” dirà poi una studentessa al megafono che, afferma, “aveva già minacciato” altri di loro in passato.
“La scuola è complice”, hanno gridato gli studenti. Dagli slogan si passa ai fumogeni da stadio, il presidio diventa corteo per le vie del centro storico. In Piazza del Bastione un minuto di silenzio che obbliga a fermarsi anche un vicino cantiere edile. Poi una seconda tappa in Piazza Verdi di fronte alla scuola media Mazzini e infine sotto il porticato di Palazzo Civico sprangato. Il gruppo raggiunge infine il Palazzo di Giustizia, dove in quei minuti entrano il padre e lo zio di Aba per conferire con la Procura. “Come famiglia chiediamo l’ergastolo, il massimo della pena. Questa vicenda deve diventare esempio per chiunque faccia atti di questo genere”, dice Kiro Attia Ayman, cugino di Aba. Ma è la scuola adesso l’obiettivo dei ragazzi: scuola che dovrebbe aiutarli a crescere e a difenderli da tutto. C’è chi vede entrare a palazzo di giustizia i genitori di Abu e diffonde la voce che la loro presenza potrebbe implicare una azione giudiziaria nei confronti della scuola. Ma non è così.
Nessun profilo penale a carico della scuola
Non c’è niente di vero, non c’è alcun profilo penale a carico della scuola. Quando i familiari scendono da Palazzo, dove hanno incontrato per un breve colloquio il procutaore della Spezia, per un attimo la rabbia s’acqueta: c’è commozione quando uno dei poliziotti abbraccia il padre sconvolto di Aba. E il presidio delle centinaia di giovani si scioglie per riformarsi davanti all’obitorio. In silenzio. Mercoledì verrà eseguita l’autopsia sul corpo del loro compagno di scuola e con tutta probabilità i funerali, giorno in cui è già stato indetto il lutto cittadino, si terranno giovedì. La famiglia Youssef è di religione cristiano copta, una piccolissima comunità alla Spezia. I funerali potrebbero tenersi in cattedrale anche per accogliere la folla attesa già oggi.
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