Un anno e otto mesi di reclusione per tentata concussione: è questa la condanna inflitta in primo grado a Roberto Benedetti, professore di Economia statistica all’Università di Chieti-Pescara. La sentenza arriva al termine di un processo che ha riportato al centro dell’attenzione il tema dei concorsi universitari irregolari e delle pressioni esercitate su candidati e candidate all’interno del sistema accademico.
La vicenda riguarda Agnese Rapposelli, ricercatrice che per anni aveva partecipato a procedure concorsuali senza riuscire a ottenere il posto, arrivando più volte seconda in graduatoria. Secondo quanto accertato dal tribunale, il docente avrebbe prospettato alla candidata una “corsia preferenziale” per l’accesso al ruolo, accompagnando l’offerta con frasi dal tono intimidatorio. Un incontro, avvenuto nel maggio 2019 alla vigilia di una prova di Statistica economica, che la ricercatrice decise di registrare.
La registrazione e l’inchiesta sui concorsi universitari
Quell’audio si è rivelato decisivo: è diventato la prova centrale del processo e ha dato origine anche a una più ampia inchiesta giornalistica sui concorsi universitari, raccontata da Repubblica, che ha contribuito a far emergere dinamiche opache e pratiche consolidate in alcune procedure accademiche.
Dalle registrazioni, secondo la ricostruzione giudiziaria, emergerebbe un sistema di relazioni e promesse che avrebbe condizionato l’accesso ai ruoli universitari. Un contesto che la candidata ha sempre respinto, rivendicando il diritto a un concorso basato esclusivamente su merito e trasparenza.
La sentenza e le conseguenze
Oltre alla pena detentiva, il tribunale ha disposto per Benedetti l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, misura accessoria attualmente sospesa poiché la pena principale è inferiore ai due anni. È stata inoltre stabilita una provvisionale di 10 mila euro a favore della ricercatrice, in attesa della quantificazione definitiva del danno.
Il docente era stato rinviato a giudizio nel novembre 2023, dopo una fase iniziale in cui aveva continuato a svolgere attività accademica all’interno del Dipartimento di Economia. Il processo si è aperto pochi mesi dopo, portando ora alla condanna in primo grado.
Dall’annullamento del concorso alla carriera accademica
Dopo la diffusione della registrazione, il Tar di Pescara aveva annullato il concorso contestato. Nel novembre 2021, a 42 anni, Agnese Rapposelli ha ottenuto un posto da ricercatrice di tipo B. Successivamente ha vinto un nuovo concorso, è diventata professoressa associata e si è aggiudicata una borsa Prin, i Progetti di Rilevante Interesse Nazionale. Per evitare incompatibilità con l’imputato, ha infine chiesto e ottenuto il trasferimento a un altro settore disciplinare.
La sentenza riaccende il dibattito su trasparenza, meritocrazia e riforma dei concorsi universitari, un tema centrale per il futuro dell’università italiana e per la fiducia delle nuove generazioni nel sistema accademico.
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