Gli incentivi all’autoimpiego per gli under 35 sono ancora accessibili: chi vuole avviare un’impresa, un’attività autonoma o uno studio professionale può presentare domanda attraverso Invitalia. I due strumenti principali sono Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord, con importi diversi secondo il territorio e il progetto.
Il Ministero del Lavoro ha pubblicato il 16 ottobre il bilancio del primo anno del Piano integrato autoimpiego: oltre 3.200 progetti approvati, 215 milioni di euro di agevolazioni concesse e circa 3.500 giovani coinvolti. Lo sportello resta aperto, ma avere meno di 35 anni non è sufficiente per ottenere il sostegno.
Chi può chiedere gli incentivi all’autoimpiego
Le misure si rivolgono a persone con almeno 18 anni e meno di 35, che rientrino nelle condizioni lavorative previste: inattivi, inoccupati, disoccupati, compresi quelli del programma GOL, oppure lavoratori appartenenti alla categoria dei working poor.
Quest’ultima condizione viene individuata attraverso il rapporto tra imposta lorda e detrazioni spettanti sul reddito da lavoro. Non coincide, quindi, con una generica valutazione di stipendio basso.
Sono ammesse diverse forme di attività: lavoro autonomo, libera professione, impresa individuale e società. Per queste ultime, controllo e amministrazione devono rispettare le condizioni previste per i giovani in possesso dei requisiti.
Resto al Sud 2.0 e Centro-Nord: dove si può aprire
Resto al Sud 2.0 riguarda le iniziative localizzate in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Autoimpiego Centro-Nord copre Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria e Marche.
Entrambe le misure sono gestite da Invitalia e finanziate dal Programma nazionale Giovani, donne e lavoro Fse+ 2021–2027, di competenza del Ministero del Lavoro. Le dotazioni complessive indicate sono rispettivamente 356,4 milioni e 219,6 milioni di euro: queste cifre non rappresentano i fondi residui disponibili oggi.
Quanto si può ottenere: voucher e contributi a confronto
Gli strumenti prevedono voucher a fondo perduto oppure contributi per programmi di investimento. Importi e percentuali cambiano tra le due aree.
| Agevolazione | Resto al Sud 2.0 | Autoimpiego Centro-Nord |
|---|---|---|
| Voucher ordinario | Fino a 40.000 euro | Fino a 30.000 euro |
| Voucher con maggiorazione | Fino a 50.000 euro | Fino a 40.000 euro |
| Investimenti fino a 120.000 euro | Contributo del 75% | Contributo del 65% |
| Investimenti oltre 120.000 e fino a 200.000 euro | Contributo del 70% | Contributo del 60% |
La maggiorazione del voucher non è automatica. Deve essere richiesta nella domanda e rispettare condizioni specifiche. Una possibilità riguarda progetti nei quali almeno il 20% delle spese ammesse sia destinato a beni o servizi innovativi sul piano tecnologico e digitale, alla sostenibilità ambientale o al risparmio energetico.
Sono previste anche condizioni alternative legate a consulenze tecnico-specialistiche qualificate. Il massimo indicato, dunque, non è un importo riconosciuto indistintamente a ogni candidato.
L’attività deve essere appena costituita e ancora inattiva
Le FAQ di Invitalia chiariscono un passaggio decisivo: l’iniziativa deve essere stata avviata nel mese della domanda oppure in quello immediatamente precedente e risultare ancora inattiva quando viene presentata la richiesta.
Per autonomi e professionisti, l’avvio coincide con l’apertura della Partita Iva; per le imprese, con l’iscrizione al Registro delle imprese.
Occorre inoltre verificare le attività svolte in precedenza: nei sei mesi prima della domanda, il giovane con i requisiti non deve essere stato socio o titolare di un’attività con codice Ateco coincidente, fino alla terza cifra, con quello dell’iniziativa proposta.
La costituzione dell’attività e l’avvio delle spese del progetto sono due passaggi distinti. Le FAQ precisano che le spese agevolabili devono essere successive alla presentazione della domanda.
Quali spese vengono finanziate e quali restano escluse
Tra le spese ammesse figurano macchinari, attrezzature e arredi nuovi, software e determinate componenti immateriali del progetto. Le opere di ristrutturazione sono finanziabili soltanto attraverso il contributo per programmi di investimento, entro i limiti previsti.
Restano escluse, tra le altre, le spese per affitti, utenze, personale, materie prime, acquisto di immobili e terreni. Non sono finanziate neppure le consulenze per preparare la domanda.
Il piano economico deve quindi considerare anche i costi di gestione e la quota di investimento non coperta dal contributo. Un finanziamento per acquistare attrezzature non risolve automaticamente il fabbisogno necessario a mantenere aperta l’attività.
Come presentare la domanda a Invitalia
La richiesta si invia online nell’area personale di Invitalia, attraverso la procedura della misura pertinente. Servono identità digitale, firma digitale e PEC, oltre alla domanda e agli allegati previsti.
L’invio deve essere effettuato dal titolare o dal legale rappresentante. Invitalia indica una valutazione entro 90 giorni, secondo l’ordine cronologico di presentazione e nei limiti delle risorse disponibili.
Al sostegno economico si affiancano servizi di accompagnamento. Il Ministero segnala anche corsi di formazione imprenditoriale: l’attestato di premialità può consentire fino a dieci punti aggiuntivi nella valutazione della domanda.
Per chi vuole partire, il primo passo è verificare insieme requisiti personali, localizzazione, data di costituzione e spese ammissibili. Sono questi elementi a determinare quale strumento utilizzare e se il progetto può accedere alle agevolazioni.
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