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Incentivi autoimpiego under 35: gli aiuti per aprire un’attività, da Nord a Sud

Redazione Roma by Redazione Roma
17 Ottobre 2026
in Lavoro, News
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Due giovani progettano l’avvio di un’attività in un laboratorio con stampante 3D e attrezzature digitali.

Gli incentivi all’autoimpiego sostengono nuove imprese e attività professionali degli under 35

Gli incentivi all’autoimpiego per gli under 35 sono ancora accessibili: chi vuole avviare un’impresa, un’attività autonoma o uno studio professionale può presentare domanda attraverso Invitalia. I due strumenti principali sono Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord, con importi diversi secondo il territorio e il progetto.

Il Ministero del Lavoro ha pubblicato il 16 ottobre il bilancio del primo anno del Piano integrato autoimpiego: oltre 3.200 progetti approvati, 215 milioni di euro di agevolazioni concesse e circa 3.500 giovani coinvolti. Lo sportello resta aperto, ma avere meno di 35 anni non è sufficiente per ottenere il sostegno.

Chi può chiedere gli incentivi all’autoimpiego

Le misure si rivolgono a persone con almeno 18 anni e meno di 35, che rientrino nelle condizioni lavorative previste: inattivi, inoccupati, disoccupati, compresi quelli del programma GOL, oppure lavoratori appartenenti alla categoria dei working poor.

Quest’ultima condizione viene individuata attraverso il rapporto tra imposta lorda e detrazioni spettanti sul reddito da lavoro. Non coincide, quindi, con una generica valutazione di stipendio basso.

Sono ammesse diverse forme di attività: lavoro autonomo, libera professione, impresa individuale e società. Per queste ultime, controllo e amministrazione devono rispettare le condizioni previste per i giovani in possesso dei requisiti.

Resto al Sud 2.0 e Centro-Nord: dove si può aprire

Resto al Sud 2.0 riguarda le iniziative localizzate in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Autoimpiego Centro-Nord copre Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria e Marche.

Entrambe le misure sono gestite da Invitalia e finanziate dal Programma nazionale Giovani, donne e lavoro Fse+ 2021–2027, di competenza del Ministero del Lavoro. Le dotazioni complessive indicate sono rispettivamente 356,4 milioni e 219,6 milioni di euro: queste cifre non rappresentano i fondi residui disponibili oggi.

Quanto si può ottenere: voucher e contributi a confronto

Gli strumenti prevedono voucher a fondo perduto oppure contributi per programmi di investimento. Importi e percentuali cambiano tra le due aree.

AgevolazioneResto al Sud 2.0Autoimpiego Centro-Nord
Voucher ordinarioFino a 40.000 euroFino a 30.000 euro
Voucher con maggiorazioneFino a 50.000 euroFino a 40.000 euro
Investimenti fino a 120.000 euroContributo del 75%Contributo del 65%
Investimenti oltre 120.000 e fino a 200.000 euroContributo del 70%Contributo del 60%

La maggiorazione del voucher non è automatica. Deve essere richiesta nella domanda e rispettare condizioni specifiche. Una possibilità riguarda progetti nei quali almeno il 20% delle spese ammesse sia destinato a beni o servizi innovativi sul piano tecnologico e digitale, alla sostenibilità ambientale o al risparmio energetico.

Sono previste anche condizioni alternative legate a consulenze tecnico-specialistiche qualificate. Il massimo indicato, dunque, non è un importo riconosciuto indistintamente a ogni candidato.

L’attività deve essere appena costituita e ancora inattiva

Le FAQ di Invitalia chiariscono un passaggio decisivo: l’iniziativa deve essere stata avviata nel mese della domanda oppure in quello immediatamente precedente e risultare ancora inattiva quando viene presentata la richiesta.

Per autonomi e professionisti, l’avvio coincide con l’apertura della Partita Iva; per le imprese, con l’iscrizione al Registro delle imprese.

Occorre inoltre verificare le attività svolte in precedenza: nei sei mesi prima della domanda, il giovane con i requisiti non deve essere stato socio o titolare di un’attività con codice Ateco coincidente, fino alla terza cifra, con quello dell’iniziativa proposta.

La costituzione dell’attività e l’avvio delle spese del progetto sono due passaggi distinti. Le FAQ precisano che le spese agevolabili devono essere successive alla presentazione della domanda.

Quali spese vengono finanziate e quali restano escluse

Tra le spese ammesse figurano macchinari, attrezzature e arredi nuovi, software e determinate componenti immateriali del progetto. Le opere di ristrutturazione sono finanziabili soltanto attraverso il contributo per programmi di investimento, entro i limiti previsti.

Restano escluse, tra le altre, le spese per affitti, utenze, personale, materie prime, acquisto di immobili e terreni. Non sono finanziate neppure le consulenze per preparare la domanda.

Il piano economico deve quindi considerare anche i costi di gestione e la quota di investimento non coperta dal contributo. Un finanziamento per acquistare attrezzature non risolve automaticamente il fabbisogno necessario a mantenere aperta l’attività.

Come presentare la domanda a Invitalia

La richiesta si invia online nell’area personale di Invitalia, attraverso la procedura della misura pertinente. Servono identità digitale, firma digitale e PEC, oltre alla domanda e agli allegati previsti.

L’invio deve essere effettuato dal titolare o dal legale rappresentante. Invitalia indica una valutazione entro 90 giorni, secondo l’ordine cronologico di presentazione e nei limiti delle risorse disponibili.

Al sostegno economico si affiancano servizi di accompagnamento. Il Ministero segnala anche corsi di formazione imprenditoriale: l’attestato di premialità può consentire fino a dieci punti aggiuntivi nella valutazione della domanda.

Per chi vuole partire, il primo passo è verificare insieme requisiti personali, localizzazione, data di costituzione e spese ammissibili. Sono questi elementi a determinare quale strumento utilizzare e se il progetto può accedere alle agevolazioni.

Prossima lettura: Spark, fino a 30.000 euro per creare un’impresa nella moda e nell’architettura.

Redazione Roma

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