Il test Professioni sanitarie 2026 si svolgerà mercoledì 16 settembre alle ore 11. I candidati avranno 100 minuti per rispondere a 60 quesiti. In palio ci sono complessivamente 39.624 posti nei corsi di laurea triennale.
Attenzione, però: non esiste una prova identica in tutta Italia e non sarà formata una graduatoria nazionale unica. Ogni università prepara il proprio test secondo lo schema stabilito dal Ministero dell’Università e della Ricerca. La prova è invece uguale per tutti i corsi di Professioni sanitarie attivati all’interno dello stesso ateneo.
Il 17 settembre si terrà la prova per i corsi erogati in lingua inglese.
Test Professioni sanitarie 2026: 60 quesiti in 100 minuti
La prova prevede 60 domande a risposta multipla. Per ogni quesito vengono proposte cinque alternative, ma soltanto una è corretta.
Le domande sono così suddivise:
- 4 quesiti di competenze di lettura e conoscenze acquisite durante gli studi;
- 5 quesiti di ragionamento logico e problemi;
- 23 quesiti di biologia;
- 15 quesiti di chimica;
- 13 quesiti di fisica e matematica.
Biologia è quindi la materia con il peso maggiore. Insieme a chimica, fisica e matematica, occupa 51 delle 60 domande complessive.
I candidati avranno a disposizione, in media, un minuto e 40 secondi per ogni risposta. Tuttavia, è utile non distribuire il tempo in modo rigido. I quesiti più semplici possono essere affrontati subito, lasciando alla fine quelli che richiedono calcoli o ragionamenti più lunghi.
Come viene calcolato il punteggio
Il punteggio massimo è di 90 punti. Il sistema di valutazione assegna:
- 1,5 punti per ogni risposta corretta;
- meno 0,4 punti per ogni risposta sbagliata;
- zero punti per ogni risposta non data.
La penalità rende poco conveniente rispondere completamente a caso. Con cinque alternative, una scelta casuale ha infatti un valore medio leggermente negativo. Se invece si riescono a escludere una o più opzioni, il rischio diminuisce.
Per essere considerato idoneo occorre ottenere un punteggio superiore a zero. L’idoneità, però, non garantisce l’ammissione. L’ingresso dipende dalla posizione raggiunta, dal numero dei posti disponibili e dalle preferenze espresse.
Non viene inserito in graduatoria chi non risponde ad alcun quesito.
Non esiste una graduatoria nazionale unica
Il test delle Professioni sanitarie è regolato a livello nazionale per data, struttura, materie e sistema di punteggio. Le domande, però, sono predisposte dalle singole università.
Di conseguenza, il candidato compete per i posti disponibili nell’ateneo presso il quale ha presentato la domanda. I risultati ottenuti in un’università non confluiscono in una graduatoria nazionale valida per tutte le sedi italiane.
Ogni ateneo forma le proprie graduatorie tenendo conto del punteggio e dell’ordine di preferenza indicato per i corsi. Le modalità possono cambiare da un’università all’altra. Per questo è necessario leggere il bando della propria sede, soprattutto per scorrimenti, ripescaggi e termini di immatricolazione.
Essere idonei con un punteggio superiore a zero non significa quindi avere superato la selezione. Nei corsi più richiesti, il punteggio necessario può essere molto più elevato.
I posti disponibili sono 39.624
Per l’anno accademico 2026/2027 il Ministero ha autorizzato 39.624 posti complessivi per le lauree triennali delle Professioni sanitarie.
Di questi, 38.184 sono destinati ai candidati dell’Unione europea e ai candidati non comunitari residenti in Italia. Altri 1.440 posti sono riservati ai candidati non comunitari residenti all’estero.
Il totale comprende i diversi corsi dell’area sanitaria, tra cui Infermieristica, Fisioterapia, Ostetricia, Logopedia, Dietistica, Igiene dentale e Tecniche di radiologia. La disponibilità effettiva varia, però, in base al corso, all’università e alla sede formativa.
Orario, sede e documenti: controllare la convocazione
La prova inizierà alle ore 11, ma l’orario di convocazione è precedente e viene stabilito da ciascun ateneo. Anche sede, ingresso e distribuzione nelle aule sono indicati dall’università.
Prima di partire è quindi opportuno controllare ancora una volta il bando, la propria area personale e gli eventuali avvisi ricevuti via email. Bisogna verificare soprattutto:
- sede esatta e ingresso assegnato;
- orario di convocazione;
- documento di identità richiesto;
- ricevuta d’iscrizione o altra documentazione indicata dall’ateneo;
- regole sugli oggetti ammessi in aula.
Smartphone, smartwatch, appunti e strumenti elettronici non possono essere utilizzati durante il test. Tuttavia, per le modalità di custodia e per il materiale consentito fa fede il bando della singola università.
Che cosa fare dopo la prova
Dopo il test ogni ateneo pubblicherà risultati e graduatorie secondo il proprio calendario. I candidati dovranno controllare con attenzione le scadenze per l’immatricolazione.
Chi non completa la procedura entro il termine indicato può perdere il posto. In quel caso l’università procede con gli scorrimenti e convoca i candidati successivi.
Perciò, dopo il 16 settembre sarà importante consultare ogni giorno l’area personale e il sito dell’ateneo. Le regole generali delle prove di accesso ai corsi universitari aiutano a orientarsi, ma per graduatorie, preferenze e ripescaggi resta decisivo il bando dell’università scelta.



