Napoli si guarda allo specchio e prova a immaginare il proprio futuro. Una città antica, stratificata, ricca di cultura e contraddizioni, che continua a interrogarsi su come trasformare il suo straordinario patrimonio di conoscenze e istituzioni in una leva concreta di sviluppo. È da questa domanda che nasce “Neapolis Urbs Vergiliana: Radici, presente, futuro”, il convegno che il 9 e 10 marzo 2026 ha riunito studiosi, amministratori e protagonisti della cultura per riflettere sulle prospettive della metropoli partenopea. Un confronto a più voci che ha messo al centro università, ricerca, patrimonio culturale e sviluppo urbano.
La prima giornata si è svolta nell’Aula Pessina dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con i saluti istituzionali del rettore Matteo Lorito, del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, di Arturo De Vivo per la Scuola Superiore Meridionale, di Ciro Costagliola, direttore del Dipartimento di Neuroscienze, e di Andrea Mazzucchi, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici.
Per il rettore Matteo Lorito, l’iniziativa rappresenta il segno di una fase nuova per la città: «Questo convegno ritrae una fase storica di una Napoli che si sta risvegliando e che può offrire ancora di più, un faro per l’Italia e per il Mediterraneo», ha dichiarato il rettore della Federico II.
Università e ricerca come motore della città
Il convegno ha riportato al centro una questione che da tempo attraversa il dibattito accademico e politico: perché Napoli, nonostante la presenza di università, centri di ricerca e istituzioni culturali di primo piano, fatica ancora a trasformare questa ricchezza in sviluppo strutturale?
Il confronto riprende idealmente il percorso avviato nel 2012 con l’iniziativa “Abyssus Scientiarum”, tornando a interrogarsi sul ruolo della città nel sistema nazionale della conoscenza.
Secondo Arturo De Vivo, rappresentante della Scuola Superiore Meridionale, il nodo centrale riguarda la capacità del territorio di trattenere talenti e competenze:
«Questo convegno ricorda la possibilità che la Campania sia anche momento centrale nello sviluppo del Paese, con l’intenzione di mantenere qui le migliori intelligenze perché diano il loro contributo qui», ha spiegato.
Una riflessione condivisa anche da Maria Moreno, che ha evidenziato il valore culturale dell’iniziativa e la lunga tradizione accademica della città:
«Questa giornata ha un intenso significato sociale e culturale, perché dimostra ciò che Napoli ha offerto e offrirà alla società. Qui ci sono tanti studiosi che hanno dedicato la loro vita affinché Napoli e la Federico II esprimessero competenze di valore elevato».
Una città complessa, ma capace di dialogare
Nel corso degli interventi è emersa più volte la natura complessa di Napoli: una città segnata da profonde contraddizioni ma anche da una forte capacità di adattamento e dialogo.
Per Ciro Costagliola, direttore del Dipartimento di Neuroscienze della Federico II, proprio questa capacità rappresenta una delle risorse più importanti della città:
«È una città piena di contraddizioni ma con una capacità di adattamento e dialettica enorme, con grandi basi culturali. Napoli non ha paura di parlare con nessuno e la sfida del futuro sarà porsi in dialettica da pari grado con tutti i vari attori».
In questa prospettiva, anche il dialogo tra discipline diventa fondamentale.
Lo ha sottolineato Andrea Mazzucchi, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici della Federico II, indicando nella contaminazione dei saperi una delle chiavi per costruire il futuro:
«Qui dobbiamo contaminare i saperi umanistici e traghettare l’innovazione sulla base della tradizione».
Il futuro e le nuove generazioni
Il convegno ha affrontato anche il tema delle opportunità per i giovani e delle prospettive di sviluppo della città nei prossimi anni.
Per Massimo Squillante, Università degli Studi del Sannio, la riflessione su Napoli non deve essere retorica ma realistica:
«Noi non pensiamo che Napoli debba essere l’ombelico del mondo, ma è una riflessione importante soprattutto in questo momento, dove le prospettive delle nuove generazioni sono veramente difficili».
Un punto di vista condiviso anche da Marisa Squillante, Università degli Studi di Napoli Federico II, che ha evidenziato la necessità di mettere in dialogo tutte le energie presenti nella città:
«L’obiettivo è far interagire le forze della città nonostante le problematiche di Napoli».
Napoli e il Mediterraneo
La seconda giornata del convegno si è svolta nell’Aula Magna della Scuola Superiore Meridionale, dove il confronto si è allargato alle prospettive internazionali della città e al suo ruolo nello spazio mediterraneo.
Tra i temi affrontati: lo sviluppo urbano, il futuro dell’area di Bagnoli, le esperienze di rigenerazione culturale come quella delle Catacombe di Napoli e i progetti di trasformazione della città.
Il dibattito si è chiuso con una riflessione sulle rappresentazioni contemporanee di Napoli, tra letteratura, editoria e racconto della città.
Un momento simbolico anche perché nel 2026 ricorrono i 2500 anni dalla fondazione dell’antica Neapolis.
A ricordarlo è stato l’editore Diego Guida che ha invitato a leggere questa ricorrenza come un’occasione di rilancio culturale:
«Quest’anno si celebrano i primi 2500 anni della fondazione dell’antica città Neapolis e dobbiamo guardare a questi momenti come a un rilancio e a una cultura che riparte».
Un laboratorio di idee per il futuro
Il convegno “Neapolis Urbs Vergiliana” si inserisce così in un percorso più ampio di riflessione sul futuro della città, nel tentativo di mettere in dialogo università, istituzioni, cultura e ricerca. L’obiettivo è trasformare la ricchezza culturale e scientifica di Napoli in un vero motore di sviluppo per il territorio, rafforzando il ruolo della città come punto di riferimento nel Mediterraneo.
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