Un lungo discorso attraversato da temi centrali per le nuove generazioni: guerra, università, salute mentale, diritto allo studio, crisi climatica e intelligenza artificiale. Nel suo incontro con la comunità della Sapienza Università di Roma, Papa Leone XIV ha parlato soprattutto agli studenti, definendo l’università “tempo dei grandi incontri” e luogo dove costruire pensiero critico, coscienza e pace.
Nel corso dell’intervento, il Pontefice ha voluto sottolineare anche il valore dell’accoglienza universitaria verso chi fugge dai conflitti. Tra gli esempi citati, l’accordo tra la diocesi di Roma e la Sapienza per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla Striscia di Gaza, iniziativa che permette a studenti palestinesi di proseguire gli studi in Italia.
“È importante per me poterli incontrare”, ha affermato il Papa, collegando il diritto allo studio al diritto alla dignità e alla possibilità di ricostruire il proprio futuro.
Rivolgendosi direttamente ai giovani, Leone XIV ha parlato del disagio che attraversa una parte della loro generazione: “Molti giovani stanno male”, ha detto, indicando tra le cause “la pressione delle prestazioni” e “un sistema distorto che riduce le persone a numeri”.
Da qui una delle frasi centrali del suo intervento: “Noi siamo un desiderio, non un algoritmo”. Un passaggio che lega il tema della salute mentale alla riflessione sull’identità personale e sul rapporto con la tecnologia.
Secondo il Pontefice, l’università deve restare uno spazio di complessità e confronto, capace di opporsi alle semplificazioni che alimentano conflitti e polarizzazione sociale. Nel suo discorso sono tornati più volte i riferimenti alla guerra e al riarmo internazionale.
“Non si chiami difesa ciò che aumenta tensioni e insicurezza”, ha affermato, criticando la crescita delle spese militari e mettendo in guardia anche dall’uso dell’intelligenza artificiale in ambito bellico.
Nel riferimento ai conflitti in Ucraina, Gaza, Libano e Iran, Leone XIV ha parlato di una “disumana evoluzione del rapporto tra guerra e nuove tecnologie”, chiedendo che studio, ricerca e investimenti vengano orientati “verso un radicale sì alla vita”.
Un altro passaggio centrale ha riguardato la crisi climatica. Citando l’enciclica Laudato si’, il Papa ha ricordato che il cambiamento climatico rappresenta una delle grandi questioni aperte del presente e ha invitato soprattutto i giovani “a non cedere alla rassegnazione”.
L’università, secondo il Pontefice, deve allora diventare luogo dove formare non soltanto professionisti, ma persone capaci di sviluppare coscienza critica, senso della giustizia e responsabilità verso gli altri.
Ampio spazio anche al ruolo dei docenti. “Insegnare è una forma di carità”, ha detto Leone XIV, invitando professori e ricercatori a credere nei propri studenti e a non limitarsi alla sola trasmissione tecnica delle competenze.
Ad aprire l’incontro era stata la rettrice Antonella Polimeni, che ha ripercorso il legame storico tra la Sapienza e la Chiesa di Roma, ricordando il ruolo dell’università come spazio pubblico, laico e inclusivo. Nel suo intervento ha sottolineato l’impegno dell’Ateneo sul diritto allo studio, sull’accoglienza di studenti provenienti da Paesi in guerra e sulla promozione di iniziative legate alla pace e alla cooperazione internazionale.
Tra gli esempi citati anche l’accoglienza di studenti palestinesi arrivati da Gaza attraverso i corridoi universitari, insieme a progetti culturali e musicali realizzati con realtà internazionali e associazioni impegnate nel dialogo tra popoli e religioni.
La visita del Pontefice si è conclusa con una benedizione rivolta all’intera comunità universitaria e con un augurio agli studenti: “Che questo tempo vissuto all’università sia davvero per tutti voi un incontro con la bellezza della vita”.
Leggi anche altre notizie su CorriereUniv. Seguici su Instagram, TikTok e Facebook



