Gli atenei italiani hanno guadagnato 323 mila iscritti in dieci anni (2015-2025). Ma la crescita non è stata omogenea: molto ha pesato l’aumento degli iscritti alle telematiche e il Nord che ha guadagnato studenti rispetto alle università del Sud. La fotografia è stata scattata dal V rapporto dell’Osservatorio Mheo (Milan higher education observatory), realtà finanziata con i fondi del Pnrr, che analizza gli istituti superiori del capoluogo lombardo e le loro interazioni con le varie opportunità del territorio. Il rapporto è realizzato con la collaborazione del Centro Heye dell’Università di Bergamo e del Centro Meiec dell’Università degli Studi di Milano.
In un mondo dove l’economia della conoscenza acquista sempre più spazio, ogni avanzamento della platea degli università è una buona notizia. Sepcie per chi come l’Italia ha da sempre avuto un basso numero di laureati. Lo studio evidenzia una crescita complessiva degli iscritti alle università italiane che sfiora il 19% tra la’nno accademico 2014/2015 e quello 2024/2025. Un aumento, però, non omogeneo, visto che solo il 2,71% riguarda gli atenei pubblici, del 30,95% quelli privati e addirittura del 460,52% per quelli telematici.

Anche i dati territoriali evidenziano delle fratture geografiche. Con il Sud che perde il 10,58% in un decennio, mentre al Centro aumentano del 6,22% e aòl Nord del 15,5%. Tra quelle che guadagnano di più: la Lombardia registra un +37.165 iscritti negli atenei, in Emilia-Romagna sono +31.014, nel Lazio +19.914. Mentre al Sud la Campagna perde 21.482 studenti universitari, l’Abruzzo 13.544. Se consideriamo anche il mondo dell’Alta formazione artistica e musicale (con 164 istituzioni Afam e 95.307 iscritti) e quello degli Its Academy (147 istituti tecnologici superiori e 11.834 iscritti), il sistema italiano dell’istruzione terziaria conta 2,13 milioni di iscritti.
Qual è il futuro
Il calo demografico modificherà questi dati. La popolazione italiana è concentrata nelle fasce 40-74 anni, con una forte contrazione degli italiani in quella 0-19. A fronte di una crescita della popolazione mondiale, quella del Bel Paese scenderà a 50 milioni entro il 2080 se questo trend dovesse confermarsi. Questo invecchiamento strutturale rappresenta una sfida per la sostenibilità dell’istruzione terziaria e del mercato del lavoro in Italia. Altra sfida è quella dell’attrazione di studenti internazionali, per cui il nostro Paese ha brillato poco negli ultimi anni, pur aumentando le opportunità. Nel 2023 sono più di 50 mila gli studenti italiani che hanno raggiunto altri Paesi europei per continuare gli studi, mentre sono solo 18.500 quelli europei arrivati in Italia.
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