Ventotto pagine di relazione, frutto di analisi dei documenti e colloqui effettuati nei sette giorni passati tra Fondi e Santi Cosma e Damiano. L’obiettivo: cercare risposte ai tanti interrogativi che avvolgono la tragedia di Paolo Mendico, il ragazzo morto suicida a 14 anni. Chi si aspettava risposte definitive è rimasto deluso. Il documento non condanna né assolve nessuno. E non poteva essere altrimenti, semplicemente perché i limiti della relazione sono tanti e vengono evidenziati proprio dagli ispettori nelle conclusioni del documento: “Non è stato possibile acquisire audizioni o materiale probatorio (chat, foto) che avrebbero concorso a determinare gli esiti di questo accertamento”. Questo perché l’inchiesta della Procura di Cassino è ancora aperta e le risposte più attese arriveranno probabilmente da quella indagine.
Nella relazione degli ispettori ministeriali ci sono però diversi elementi da prendere in considerazione per cercare di comprendere ciò che è potuto accadere nell’istituto. Alcuni alleggeriscono la responsabilità dell’istituto Pacinotti, altri descrivono situazioni ancora da chiarire e dichiarazioni contrastanti. Gli ispettori non hanno trovato riscontri oggettivi di atti persecutori continuativi ai danni di Paolo Mendico. Gli episodi segnalati vengono descritti come “conflitti reciproci” tra studenti e non come comportamenti mirati e reiterati contro un singolo alunno, si parla in sostanza di “casi isolati” ma non per questo meno gravi. Dalla documentazione emerge che non sarebbero pervenute alla scuola segnalazioni ufficiali dettagliate tali da attivare procedure disciplinari specifiche o interventi straordinari.
Alcuni docenti hanno riferito che Paolo partecipava alle attività “in modo regolare” e che non manifestava apertamente segnali di disagio durante lezioni o attività sportive, rendendo difficile percepire la gravità della situazione. L’istituto, secondo la relazione, risultava in regola con le disposizioni su bullismo e cyberbullismo, avendo attivato progetti educativi e di sensibilizzazione, sportelli di ascolto psicologico, iniziative con esperti e forze dell’ordine. La scuola aveva predisposto regolamenti, procedure e figure di riferimento previste dalla normativa, risultando formalmente conforme agli obblighi ministeriali in materia di prevenzione e gestione dei fenomeni di disagio. Riguardo la classe di Paolo, il gruppo viene descritto come caratterizzato da “criticità disciplinari diffuse”, suggerendo che le difficoltà non fossero dirette esclusivamente verso Paolo ma riguardassero dinamiche più ampie.
Le responsabilità
La relazione, tuttavia, evidenzia che, pur emergendo segnali di difficoltà di Paolo (ritardi frequenti e problemi relazionali), non risulta un monitoraggio strutturato e continuativo della situazione dello studente. Le annotazioni sul registro e i richiami non si sarebbero tradotti in un percorso di supporto tempestivo e coordinato. Diversi episodi di tensione tra studenti vengono classificati come “conflitti reciproci” e non come possibili indicatori di disagio, meritevoli di approfondimento. Gli ispettori evidenziano che questa interpretazione potrebbe aver portato a una sottovalutazione del contesto relazionale e a interventi tardivi o non adeguati. L’inserimento di Paolo in una nuova classe viene descritto come fattore che avrebbe “destabilizzato l’equilibrio generale dei ragazzi”, senza che emergano strategie efficaci di accompagnamento o mediazione per favorire l’integrazione. La relazione evidenzia anche un rapporto conflittuale con i genitori, definiti “molto presenti” ma critici verso l’istituzione. La scuola avrebbe quindi adottato misure generali, ma non personalizzate rispetto alle difficoltà emerse nel caso di Paolo.
Il professore
La relazione sottolinea anche un elemento di forte contraddizione: la famiglia Mendico ha riferito di aver segnalato più volte gli episodi di bullismo a un’insegnante che però, davanti agli ispettori, ha negato. Una sua collega tuttavia l’ha smentita, confermando quanto riferito dai Mendico. Infine un passaggio sulla preside che, secondo gli ispettori, “avrebbe dovuto promuovere l’individuazione di interventi più incisivi (…), anziché abdicare al proprio ruolo e spogliare le proprie prerogative limitandosi a esortare i docenti a punire determinati comportamenti”. Gli ispettori parlano di omissioni e “profili di responsabilità” di “rilevanza disciplinare” indipendentemente dalla “qualificazione giuridica quali atti di bullismo”. Il ministero ha disposto le sospensioni a carico della dirigente Gina Antonetti e delle docenti Floriana Forte e Teresa Di Viccaro.
I genitori
I genitori di Paolo Mendico, dopo aver potuto leggere integralmente la relazione ministeriale, chiederanno di poter accedere agli allegati dai quali si è arrivati alle conclusioni. Su alcuni aspetti Giuseppe Mendico si dice perplesso: “Il fatto che gli episodi non siano definiti come “bullismo” vorrei capirlo meglio, perché si parla di casi isolati, ma quei fatti sono avvenuti e sono fatti gravi. Noi l’abbiamo detto e ripetuto, siamo andati lì, abbiamo parlato con la vicepreside, abbiamo raccontato cosa succedeva a Paolo, le parole che usavano per prenderlo in giro, Nino D’Angelo, Paoletta… Ma anche le aggressioni fisiche che subiva. Se questo non è bullismo cosa significa la parola bullismo? Con Paolo parlavamo sempre di tutto, sapevamo del suo disagio e lo abbiamo segnalato più volte alla scuola. Ma non è bastato”.
Il Garante dell’Infanzia
Sul caso interviene Monica Sansoni, Garante dell’Infanzia della Regione Lazio: “Garantire ascolto, tutela e sostegno è alla base del mio ruolo istituzionale. Ci troviamo di fronte ad un percorso doloroso quanto tortuoso e sarà fondamentale analizzare, approfonditamente, tutte le parti del verbale ispettivo. Da una prima disamina emergono elementi inquietanti e contraddittori, ma attendo il parere della Procura in merito. Una cosa è certa: al netto di alcuni leciti dubbi emersi nella lettura del documento, si evidenziano nitide le responsabilità che gli stessi ispettori hanno posto all’attenzione e che non saranno sicuramente sottovalutate. Dovranno inoltre essere specificati i così definiti “casi isolati” citati nella relazione, in quanto verosimilmente possono riguardare altri tipi di reati. Non bisogna dimenticare che il bullismo è un insieme di reati, e a tal proposito devono essere distintamente valutati”.
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