Due studentesse spiate e riprese con uno smartphone nei bagni dell’università. È quanto accaduto nei giorni scorsi nella sede di Mestre, in via Torino, della Università Ca’ Foscari Venezia, dove sono stati segnalati almeno due episodi di molestie ai danni di studentesse mentre si trovavano nelle toilette dell’ateneo.
Secondo quanto ricostruito, in entrambi i casi una mano avrebbe infilato un telefono cellulare sotto la porta del bagno per riprendere le ragazze, per poi ritirarlo e fuggire. I fatti sono ora all’attenzione delle forze dell’ordine: è in corso la ricerca del responsabile.
La segnalazione partita dagli studenti
Il primo episodio è emerso attraverso una segnalazione anonima pubblicata su una pagina social interna frequentata dagli studenti. Nel messaggio, una studentessa racconta di aver notato un telefono comparire da sotto la porta mentre era seduta in bagno, puntato chiaramente verso di lei. Dopo essersi confrontata con il personale universitario, le sarebbe stato riferito che un episodio analogo era avvenuto pochi giorni prima ai danni di un’altra ragazza.
Il post si concludeva con un appello diretto alle studentesse, invitate a prestare attenzione e a presentare denuncia.
La comunicazione ufficiale dell’ateneo
L’università ha confermato gli episodi e ha inviato una mail ufficiale a tutta la comunità accademica, in italiano e in inglese. Nella comunicazione si parla di «un episodio di estrema gravità» avvenuto nei bagni delle donne, precisando che in entrambi i casi il dispositivo è stato ritirato quando le studentesse stavano per uscire e che entrambe hanno sporto formale denuncia.
L’ateneo ha inoltre fornito indicazioni operative nel caso in cui situazioni simili dovessero ripetersi: alle studentesse viene consigliato di rimanere chiuse all’interno del bagno e di contattare immediatamente il centralino del Campus Scientifico.
Ca’ Foscari ha anche annunciato che valuterà l’adozione di ulteriori misure di sicurezza, tra cui sistemi di sorveglianza e strumenti di dissuasione.
Le critiche dei collettivi universitari
Le indicazioni fornite dall’università hanno però suscitato forti critiche da parte di alcuni collettivi studenteschi. In una nota, il collettivo L.i.s.c. ha definito le misure suggerite «non sicure», mettendo in dubbio l’efficacia di un intervento basato su una chiamata a un numero generico dell’ateneo, senza la certezza di una risposta immediata o di un supporto tempestivo.
Secondo gli studenti, la gestione dell’emergenza evidenzierebbe l’assenza di un protocollo chiaro e strutturato per i casi di molestie all’interno dell’università.
Gli strumenti di tutela esistenti
Dal canto suo, Ca’ Foscari ricorda di essere dotata di un Comitato Unico di Garanzia e di una Consigliera di Fiducia, figure deputate a fornire assistenza e supporto in situazioni di molestie sessuali, discriminazioni e altre condizioni di disagio all’interno della comunità universitaria.
Intanto, l’attenzione resta alta. I due episodi hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza negli spazi universitari e sulla necessità di strumenti di prevenzione e intervento più efficaci, soprattutto nei luoghi che dovrebbero garantire la massima tutela della privacy.
Leggi anche altre notizie su CorriereUniv





