Alla vigilia di San Valentino, mentre il dibattito pubblico si concentra sull’amore e sulle relazioni, un nuovo rapporto di Save the Children restituisce un quadro ben diverso: tra gli adolescenti sono sempre più diffusi comportamenti aggressivi, dinamiche di controllo e forme di violenza spesso percepite come “normali”.
Secondo l’indagine “Stavo solo scherzando. Nuove evidenze sulla violenza nelle relazioni tra adolescenti”, realizzata in collaborazione con Ipsos, uno su quattro è stato spaventato almeno una volta dal partner con atteggiamenti violenti – schiaffi, spinte o lancio di oggetti – mentre oltre un terzo ha subito urla e insulti.
Non si tratta solo di episodi isolati: una persona su tre è stata geolocalizzata dal partner, il 28% ha ricevuto pressioni per inviare foto intime e la stessa percentuale ha visto contenuti privati diffusi senza consenso. Quasi il 29% dichiara inoltre di essersi sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati.
“Paure, molestie e ricatti attraversano luoghi e momenti diversi della vita degli adolescenti, in un paesaggio della violenza che non ha soluzione di continuità tra offline e online”, spiega Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati dell’Organizzazione.
Ragazze più esposte a rischi, paure e rinunce
Il rapporto evidenzia una forte asimmetria di genere. Sono soprattutto le ragazze a pagare il prezzo più alto in termini di sicurezza e libertà personale.
Il 66% ha subito catcalling, il 70% dichiara di sentirsi in pericolo per strada e quasi una su due evita i mezzi pubblici la sera. Strategie di autoprotezione che spesso si traducono in una limitazione concreta della partecipazione alla vita sociale.
I dati trovano riscontro anche nelle rilevazioni di Istituto Nazionale di Statistica: il 37,6% delle giovani tra i 16 e i 24 anni ha subito almeno una violenza fisica o sessuale negli ultimi cinque anni, un valore nettamente superiore alla media complessiva femminile.
“La pervasività della violenza impone una seria riflessione”, sottolinea Inverno, ricordando come molte dinamiche di possesso e controllo vengano interiorizzate e riprodotte già in età precoce.
Controllo digitale, ricatti emotivi e gelosia “normalizzata”
Tra gli adolescenti emerge una quasi sovrapposizione tra chi subisce e chi ammette di mettere in atto comportamenti problematici:
- il 28% ha usato linguaggio violento;
- il 21% ha fatto pressioni per ottenere immagini intime;
- il 18% ha spaventato il partner;
- il 29% ha subito minacce di gesti estremi in caso di rottura.
Il controllo passa spesso anche dai social: al 44% è stato chiesto di non frequentare alcune persone, al 43% di non accettare contatti online e al 29% di condividere password o accessi personali.
Eppure qualcosa sembra cambiare sul piano culturale. Rispetto a due anni fa, diminuisce la quota di adolescenti che interpreta la gelosia come segno d’amore (dal 30% al 23%) o la condivisione delle password come prova di fiducia (dal 21% al 12%).
Una maggiore consapevolezza che, però, non si traduce ancora in comportamenti diversi: aumentano infatti i casi di linguaggio violento e di intimidazioni.
Famiglia, pressione sociale e vulnerabilità
Il contesto familiare gioca un ruolo decisivo. I ragazzi che descrivono la propria famiglia come conflittuale mostrano percentuali più alte sia nel subire sia nell’agire violenza: il 39% utilizza un linguaggio aggressivo e il 30% ha avuto atteggiamenti violenti verso il partner.
Anche alcune pratiche diffuse tra i coetanei possono amplificare i rischi: il 28% racconta incontri intimi occasionali dopo aver bevuto troppo, il 40% percepisce un consumo eccessivo di alcol per disinibirsi sessualmente e quasi un adolescente su quattro segnala la presenza di giochi o sfide sessuali di gruppo.
A chi chiedono aiuto gli adolescenti
Nonostante il quadro critico, l’85% degli intervistati afferma che parlerebbe con qualcuno in caso di violenza, soprattutto con la madre. Più limitato il ricorso a figure istituzionali: solo il 7% si rivolgerebbe a centri antiviolenza o al personale scolastico.
Colpisce un altro dato: appena l’11% conosce il numero nazionale antiviolenza 1522.
Sul fronte della prevenzione, emerge però una richiesta chiara: il 79% dei ragazzi ritiene utile introdurre corsi obbligatori di educazione sessuo-affettiva a scuola.
La richiesta: educazione affettiva obbligatoria fin dall’infanzia
Con la campagna #Facciamoloinclasse, Save the Children chiede una legge che renda strutturali i percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità lungo tutto il percorso scolastico, in linea con le linee guida UNESCO e gli standard dell’OMS.
L’obiettivo è duplice: prevenire la violenza e rafforzare le competenze emotive e relazionali, includendo anche moduli sull’uso consapevole del digitale.
“Preoccupa la persistenza di comportamenti di possesso e la difficoltà che molti adolescenti incontrano nel vivere gli spazi pubblici e online in modo sicuro”, avverte Raffaela Milano, direttrice ricerca dell’Organizzazione. “Serve un impegno più forte perché ragazzi e ragazze possano crescere in un contesto di rispetto, libero da paure e discriminazioni”.
Un tema che interpella scuola e società
Il rapporto restituisce l’immagine di una generazione più informata sul consenso e sui confini della libertà personale, ma ancora immersa in modelli relazionali segnati da controllo e aggressività.
La scuola, insieme alle famiglie e alle piattaforme digitali, appare sempre più centrale nel costruire una cultura delle relazioni basata sul rispetto.
Alla vigilia della festa degli innamorati, il messaggio che arriva dai dati è chiaro: educare alle emozioni e al consenso non è un tema accessorio, ma una priorità educativa e sociale.
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