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Boeri a Corriereuniv: Un accordo bipartisan per sostenere i nostri giovani

Mariano Berriola by Mariano Berriola
22 Maggio 2026
in Università, Università
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Boeri a Corriereuniv: Un accordo bipartisan per sostenere i nostri giovani

Tito Boeri

Prosegue il viaggio di Corriereuniv fra i protagonisti della vita universitaria italiana. L’intervista a Tito Boeri, economista e professore di economia all”università Bocconi di Milano, apre la lunga stagione dell’orientamento che vedrà a breve la pubblicazione delle guide alla “scelta dell’università” e la “guida alla maturità” giunta quest’anno al suo trentesimo compleanno e in distribuzione gratuita ai maturandi di tutta Italia.

Professore come sta l’economia italiana in questo periodo, come la vede?

L’economia italiana ha dei problemi strutturali, per cui da ormai 30 anni alimenta tassi di crescita molto bassi, vicini allo zero, mentre altri paesi come la spagna, ma anche la stessa Francia, la stessa Germania se guardiamo in un periodo più lungo hanno conosciuto  tassi di crescita maggiori di quelli dell’economia italiana e questo si deve ad una serie di problemi di natura strutturale della nostra economia: un sistema educativo che non funziona, il mercato del lavoro che fatica a metter a frutto le competenze di cui disponiamo, le relazioni industriali che non funzionano, concorrenza, sono tanti fattori di questo tipo, a tutto questo si aggiunge in questo momento soprattutto ciò che comporta un declino demografico accelerato. Ogni anno perdiamo praticamente una città come Catania come dimensioni e questo è solo in parte compensato dall’arrivo di persone dall’estero, abbiamo tra l’altro anche molti giovani che lasciano il nostro Paese e questo riduce sempre più la popolazione in età lavorativa. In definitiva, quelli che in generano reddito per la collettività diminuiscono, mentre aumentano le persone che in qualche modo vivono dei trasferimenti degli altri, e questo chiaramente può comportare una serie di problemi di sostenibilità.

Cosa possiamo fare per fermare la fuga dei cervelli e invogliare i nostri ragazzi a restare?

Qualcuno inevitabilmente se ne andrà, io ho degli ottimi studenti e sono stato anche io delle volte a consigliare loro di continuare gli studi e magari anche avere delle esperienze professionali all’estero. Chi fa ricerca vuole andare dove c’è la frontiera vera della ricerca su quei temi, quindi, inevitabilmente in un mondo sempre più integrato un certo esodo lo avremo sempre. Il problema è che noi dobbiamo essere competitivi nell’attrarre persone da fuori.
 La seconda considerazione è che noi abbiamo un meccanismo di transizione dalla scuola, dal sistema educativo al mercato del lavoro molto penalizzante. Sarebbe importante dare ai nostri giovani un messaggio di attenzione nei loro confronti, per esempio, rendendo strutturali le agevolazioni contributive fino ai 35 anni offrendo un regime di tassazione particolarmente favorevole.

Sta pensando al Portogallo?

Il portogallo certamente è competitivo, ma anche la stessa Spagna. Le scelte su dove andare a lavorare e a vivere sono delle scelte complesse che le persone devono pianificare a lungo termine, l’idea di costruirsi una famiglia, fare dei figli, pensare alla propria carriera. Sono scelte davvero molto rilevanti. Hanno bisogno di essere rassicurati sul fatto che questi interventi saranno duraturi. Ci vorrebbe un accordo bipartisan in Italia, per cui puntiamo davvero a mantenere i nostri migliori giovani da noi e a integrarli nel mercato di lavoro più rapidamente possibile. 
Cosa ne pensa dell’introduzione dell’educazione finanziaria nelle scuole?
Penso che questo sia un fatto davvero molto importante, fondamentale. Ci sono dei test che vengono condotti a livello internazionale sulle conoscenze finanziarie e l’Italia purtroppo è finalino di coda. E questo è un problema molto serio, chiaramente per la comprensione di problematiche generali, per la capacità anche delle persone di valutare l’operato dei governi. Quindi è un problema per la nostra democrazia, ma è un problema anche per le scelte individuali. Persone che non hanno gli strumenti di base, che non capiscono bene che cos’è l’inflazione, che cos’è il tasso di interesse, che non sanno che non capiscono il principio di diversificazione. Ecco, tutte queste cose sono qualcosa che espongono le persone a dei rischi molto elevati, anche nella gestione dei loro risparmi.

A breve ci saranno gli esami di maturità, a proposito si ricorda la sua? Cosa consiglierebbe ad uno studente in vista delle scelte post diploma? 

Certo, si, si, me la ricordo bene, al liceo Manzoni, è stato un periodo molto intenso, molto vissuto (sorride ndr.). La scelta dopo il diploma è fondamentale, una volta si sceglieva la facoltà guardando a quelle che erano più vicino casa, o che potevano attrarre maggiormente i propri interessi; credo che inevitabilmente in un mercato del lavoro come quello attuale sia fondamentale guardare agli esiti occupazionali delle persone che hanno preso quel corso di studi. Quindi è fondamentale documentarsi su questi aspetti, capire quale potrebbe essere la propria vita futuro una volta terminato il ciclo di studi e poi chiaramente coltivare le proprie passioni, perché come dicevo all’inizio se uno lavora su ciò che piace riesce a essere molto più produttivo, riesce a mettere molta energia, non si affatica.

Ci spiega cosa significa studiare economia?

Le posso fornire la risposta che ho dato ai miei figli quando mi hanno chiesto che cosa facessi per lavoro. Allora ho detto, beh, si studia quali sono le scelte che normalmente spingono le persone a diventare più ricche e altre invece a diventare più povere. Quali sono le determinanti di queste condizioni. Il primo festival dell’economia che ho organizzato, aveva come titoli: ricchezza e povertà. Quindi certamente gli aspetti legati alla distribuzione del reddito, ai destini economici e finanziari delle persone sono molto importanti. Centrale nell’economia è lo studio degli incentivi. Quindi si guarda come le persone reagiscono a stimoli che vengono loro forniti, come interpretano il funzionamento delle istituzioni e delle leggi. Ecco, una differenza fondamentale tra l’economia e il diritto è che proprio non ci si limita a pensare, a vedere il testo della legge, a dire che quella legge applicata avrà quegli effetti, ma si guarda come le persone possono reagire. Talvolta, purtroppo in non pochi casi, delle leggi scritte con una certa finalità finiscono per avere degli effetti molto diversi da quelli che si pensano, proprio perché ci sono una serie di interazioni tra le leggi e comportamenti degli individui che devono essere appieno comprese. Su questo l’economia è di grandissimo aiuto.


Quanto il progresso tecnologico, l’intelligenza artificiale sta cambiando l’intera economia?
Sicuramente è in atto una rivoluzione senza precedenti, ha delle caratteristiche molto diverse dalle precedenti rivoluzioni tecnologiche. Sin qui il progresso tecnologico era soprattutto ai danni del lavoro poco qualificato e che poteva in qualche modo mettere a rischio il lavoro di persone con livelli di istruzione basse. Inoltre, erano delle tecnologie che mettevano particolarmente in difficoltà le persone di una certa età, c’era la cosiddetta digital divide che in qualche modo penalizzava i lavoratori e le persone con età più avanzate. La rivoluzione invece che stiamo vivendo con l’intelligenza artificiale è molto diversa, innanzitutto è qualcosa che ha più effetti sul lavoro intellettuale, sul lavoro qualificato molto spesso che sul lavoro poco qualificato, il che è un vantaggio ma anche un rischio, al tempo stesso. È un vantaggio perché ti permette di cambiare e di migliorare la tua produttività, ma può essere anche uno svantaggio perché in alcuni casi può rendere obsolete determinate mansioni. Una seconda caratteristica dell’intelligenza artificiale è che a differenza delle rivoluzioni tecnologiche precedenti,  questa divisione per età che era così forte nel caso delle rivoluzioni precedenti oggi la trova molto meno marcata, gli utilizzatori dell’intelligenza artificiale sono di tutte le età, anche perché è una tecnologia per molti aspetti molto più amichevole nel modo di rapportarsi alle persone.

Quali conoscenze e competenze acquisiscono gli studenti durante il corso di laurea?
Acquisiscono soprattutto degli strumenti per cercare di capire meglio il funzionamento dei sistemi economici, il funzionamento delle istituzioni, poi chiaramente io insegno economia del lavoro quindi mi soffermo soprattutto sulle istituzioni rilevanti nel funzionamento del mercato del lavoro, i miei colleghi invece si occupano di altri temi, di altre istituzioni, di altre questioni, quindi riescono ad andare al di là di quello che è spesso il senso comune, molto spesso il senso comune può essere forviante perché ci troviamo di fronte a dei sistemi molto complessi in cui le interazioni tra persone, tra il ruolo delle istituzioni, sono tutte interazioni che creano delle situazioni molto complesse e molto spesso il senso comune può essere qualcosa che ti induce ad errori. Nel campo dell’economia del lavoro, per esempio c’è questa visione che il mercato del lavoro è in grado di fornire ogni anno un numero fisso di posti di lavoro per cui non so, ritardando l’andata in pensione si rischia di spiazzare i giovani oppure si pensa che l’immigrazione di per sé possa essere un fattore negativo per il lavoro delle persone che sono nate in quel paese come se ci fosse una legge secondo cui il sistema economico in ogni dato momento di tempo è in grado di fornire solo un numero fisso determinato di posti di lavoro quindi se più posti di lavoro vanno a nuove arrivati li tolgono a chi c’è già dentro o se chi è dentro continua a lavorare anziché andare in pensione e li togli a chi sta entrando. Ecco questa visione è del tutto sbagliata perché non è proprio così, abbiamo vissuto per anni l’aumento dell’occupazione femminile del mercato del lavoro che è un fenomeno importantissimo, fondamentale su cui purtroppo l’Italia è ritardo e questo non si è certo accompagnato alla riduzione dell’occupazione degli uomini. Potremmo fare tantissimi altri esempi questo perché non conta soltanto le quantità ma contano anche i salari, la produttività, tanti altri fattori che spesso sfuggono a questi ragionamenti molto semplificati. Credo che la cosa più importante che gli studenti acquisiscono è il capire queste complessità, capire che certe scorciatoie per darsi delle rappresentazioni di quello che succede possono essere molto, ma molto, forvianti.

Mariano Berriola

Mariano Berriola

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