In Iran gli studenti universitari protestano contro l’aumento delle tasse, la qualità dei pasti e le condizioni dei dormitori. Alla contestazione si accompagnano richieste di libertà e opposizione al velo obbligatorio.
La mobilitazione a Teheran è raccontata da ANSA in un’intervista pubblicata il 10 ottobre alla docente iraniana Hasty Dyie.
Studenti in Iran: le ragioni della protesta
Dyie insegna francese ed è tornata nel suo Paese dopo un periodo all’estero. Nella sua lettura, le difficoltà della vita universitaria riflettono una pressione economica e politica che riguarda l’intera società.
La docente collega il malcontento al carovita, alla repressione e agli effetti della guerra. L’agenzia riferisce anche di una mobilitazione all’Università Allameh Tabataba’i, dove la contestazione comprende il velo obbligatorio e la polizia morale.
Il contesto dei diritti e la posizione europea
Il rapporto tra protesta e libertà individuali è al centro anche della posizione dell’Unione europea sull’Iran. Nella scheda del Servizio europeo per l’azione esterna datata 3 febbraio 2026, Bruxelles chiede alle autorità iraniane di rispettare la libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica, e di liberare le persone detenute ingiustamente per aver esercitato i propri diritti.
È un contesto precedente alle manifestazioni universitarie ora raccontate da ANSA. La scheda ricorda che l’UE dispone dal 2011 di un quadro di sanzioni per gravi violazioni dei diritti umani e che le misure sono state ampliate dopo la morte di Mahsa Amini e la repressione delle proteste del 2022.
L’Unione sostiene inoltre il lavoro della missione d’inchiesta delle Nazioni Unite e del relatore speciale sui diritti umani in Iran, per accertare le violazioni e individuare le responsabilità.
Per chi studia, poter esprimere una critica e riunirsi pacificamente riguarda anche la possibilità di partecipare alla vita dell’università. La qualità di un percorso formativo dipende dalle condizioni materiali e dallo spazio riconosciuto al confronto.
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