La maturità 2026 non è solo un aggiornamento tecnico, ma un cambio di prospettiva. Eppure, nelle classi, il rischio è continuare a lavorare come sempre, senza interrogarsi davvero su cosa l’esame chiederà agli studenti. Tra le novità, emerge una maggiore attenzione al percorso complessivo dello studente: non solo conoscenze disciplinari, ma anche impegno, autonomia e responsabilità. Questo sposta il baricentro della preparazione, chiedendo ai docenti di valorizzare processi e competenze lungo tutto l’anno, non solo in vista delle prove finali.
Il nuovo orale
Il nuovo orale si concentra su un numero più ristretto di discipline e parte da una riflessione sul percorso svolto. Non si tratta più di costruire collegamenti forzati, ma di sviluppare un discorso consapevole e argomentato. Diventa centrale la capacità dello studente di orientarsi, selezionare e dare senso a ciò che ha appreso. La valutazione finale tiene conto in modo più evidente del lavoro svolto durante l’anno, con margini che premiano il percorso. Questo rende ancora più delicato il tema della coerenza tra didattica quotidiana, criteri valutativi e richieste dell’esame. Una sfida che chiama in causa direttamente le pratiche dei docenti.
I “gradi di maturazione”
Il ministero ha indicato a quali “gradi di maturazione” corrispondano i punti assegnabili. Tra 0,50 e 1 lo studente “ha raggiunto un grado di maturazione molto parziale e un livello di autonomia e responsabilità incompleto”; tra 1,50 e 2,50 “ha raggiunto un limitato grado di maturazione e di autonomia; necessita di guida e di supporto per gestire scelte e responsabilità”; tra 3 e 3,50 “ha raggiunto un apprezzabile livello di maturazione; è in grado di assumere decisioni autonome e gestire con sicurezza scelte personali”; tra 4 e 4,50 “ha raggiunto un alto grado di maturazione, autonomia e responsabilità; è capace di riflettere criticamente sulle proprie scelte e sul proprio agire”. Infine chi ha ottenuto il massimo, cioè 5, significa che “ha raggiunto un elevato grado di autonomia e maturazione personale; sa gestire responsabilità significative in modo esemplare per gli altri”.
Cosa cambia
Era una misura che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara aveva già detto di voler introdurre per dare una valutazione più complessiva dello studente. Con l’ordinanza del 26 marzo si sono quindi messe in atto le modifiche introdotte dal governo lo scorso anno con il decreto-legge n.127 del 2025. Tra le novità principali c’è la composizione della commissione d’esame, che sarà formata da cinque membri: due interni, due esterni e un presidente. Prima invece erano 7.
Sono cambiate anche alcune modalità del colloquio orale, che è diventato obbligatorio per superare l’esame: prima se uno studente aveva già raggiunto il punteggio minimo con le prove scritte e i crediti poteva essere promosso anche senza sostenerlo.
L’importanza del curriculum
Durante l’orale la commissione terrà inoltre conto del curriculum dello studente, che raccoglie il percorso scolastico, le certificazioni conseguite e le attività extrascolastiche. Una parte del colloquio sarà dedicata anche alla discussione delle esperienze di formazione scuola lavoro e ai contenuti di educazione civica.
L’esame di maturità quest’anno comincerà il 18 giugno con la prima prova di italiano che sarà uguale per tutte le scuole superiori d’Italia; il giorno seguente, il 19 giugno, ci sarà la seconda prova che è sempre fornita dal ministero ma cambia a seconda dell’indirizzo. Quest’anno nei licei classici consisterà nella traduzione di un testo di latino, mentre al liceo scientifico consisterà, come quasi sempre, in una prova di matematica.
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