No alla riforma degli istituti tecnici. Hanno superato quota 17mila le firme raccolte in pochi giorni dalla petizione lanciata dal “Comitato precari uniti per la scuola contro il provvedimento varato il mese scorso dal governo in applicazione di quanto previsto da Pnrr. Fra i punti contestati dagli oppositori, la “diminuzione di ore in diverse discipline” e “la riduzione dell’orario in quinta” che andrebbero a “incidere direttamente sulla distribuzione delle cattedre”; il fatto che la riforma sia stata “calata dall’alto senza un confronto reale con chi lavora”; le “tempistiche che generano incertezza nelle scuole”: il provvedimento è stato approvato a febbraio, a iscrizioni ormai chiuse, per andare in vigore già dopo l’estate. In ultima istanza, questa la valutazione di promotori e firmatari, “un indebolimento complessivo degli istituti tecnici”.
Meno geografia, lingue straniere e scienze
Sui tempi stretti di applicazione della riforma che, nelle intenzioni almeno, dovrebbe servire ad assicurare ai diplomati una formazione in linea con le richieste del mercato e con le trasformazioni digitali in corso, era già intervenuto il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Mentre sui tagli ad alcune materie si sono variamente pronunciati diversi sindacati, daalla Cgil alla Uil. In particolare in base ai nuovi quadri orari risulterebbero penalizzate la geografia e la seconda e terza lingua straniera negli istituti tecnici del settore economico e le ore di fisica, chimica, biologia e scienze della terra in quelli del settore tecnologico-ambientale.
Quattro materie in una: il rebus
Queste quattro discipline verranno accorpate in un unico insegnamento ribattezzato “Scienze sperimentali” che dovrebbe basarsi – così è scritto nel testo di legge – “su una didattica che collega i diversi insegnamenti attraverso un linguaggio comune propone attività interdisciplinari”. E poiché un’altra caratteristica importante della riforma è la estrema flessibilità del curriculum, che andrà calibrato anche in base alle richieste produttive di ciascun territorio, spetterà alle scuole “programmare le attività (dell’ora di Scienze sperimentali, ndr) in modo da privilegiare i contenuti e le aree scientifiche più coerenti con i profili di uscita”. Ovvero all’interno del monte orario a disposizione per questa nuova materia unica, decidere se fare più ore di chimica o di fisica, di biologia o di scienze della terra.
Il testo di legge non spiega chi potrà insegnare nell’ora di Scienze sperimentali: la materia infatti è diventata una sola, ma i docenti che dovrebbero insegnarla sono diversi, visto che, finora almeno, un laureato in chimica non può fare il prof di fisica e viceversa. A meno di non mettere mano a una revisione urgente delle classi di concorso per l’insegnamento, come i sindacati chiedono da tempo. Ma la questione è più facile a dirsi che a farsi, tant’è che il ministero dell’Istruzione e del Merito due giorni fa si è trovato costretto ad annullare all’ultimo la riunione con i sindacati che era stata fissata per martedì 17 marzo proprio per discutere della revisione delle classi di concorso. Al momento non è stata ancora indicata una nuova data.
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