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QS ranking università, PoliMi 87esimo al mondo

Marco Vesperini by Marco Vesperini
19 Giugno 2026
in Università
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Matricole in crisi, più del 15% di giovani lasciano l’università già nel primo anno

Dal QS World University Rankings 2027 arriva un barlume di speranza per il sistema accademico italiano. Con 26 università su 47 che migliorano la propria posizione rispetto al’anno prima e il Politecnico di Milano che scala 11 gradini in un’unica edizione, fino a raggiungere l’87esimo posto mondiale. Un bagliore quasi inaspettato visto che nemmeno tre settimane fa un’altra classifica internazionale, il Global 2000 del Cwur, segnalava invece un peggioramento del 79% dei nostri atenei.

Il confronto con l’Ue

Al netto del fatto che le graduatorie internazionali non sono confrontabili, perché usano indicatori e dati diversi l’una dall’altra, e facendo comunque la tara ai toni trionfalistici con cui le singole università hanno accolto ieri gli esiti del QS World University Rankings 2027, l’aspetto più interessante contenuto al suo interno riguarda il trend tricolore complessivo. Specie se rapportato al resto dell’Ue. Basti pensare che nello stesso arco di tempo la Germania vede peggiorare 38 istituzioni su 60, la Spagna 24 su 48, la Francia 19 su 38 e i Paesi Bassi 11 su 13. Tra i sistemi universitari europei con oltre dieci università classificate, solo Irlanda (+63%) e Austria (+75%) registrano un saldo tra atenei in miglioramento e in calo superiore a quello dell’Italia (+34%).

Un altro motivo di soddisfazione per noi è che i nostri dieci atenei meglio posizionati in classifica avanzano tutti. Più nel dettaglio, gli 11 piazzamenti guadagnati dal PoliMi (su cui si veda altro articolo in pagina) si inseriscono in una dinamica più ampia che coinvolge alcune delle principali università italiane. Ad esempio, Roma Sapienza, che raggiunge l’111esimo posto mondiale, il miglior risultato della sua storia, dopo aver guadagnato 112 posizioni rispetto al 2017 (+50,2%). Oppure Bologna che si arrampica al 123esimo posto, in crescita di 85 piazze nell’ultimo decennio (+40,9%), mentre Padova registra uno dei progressi più significativi del sistema, passando dal 336esimo al 204esimo posto mondiale (+132 posizioni, +39,3%). Anche il Politecnico di Torino raggiunge il miglior piazzamento mai ottenuto, facendo 99 in un colpo solo (dal 305esimo al 206esimo posto, +32,5%).

Indietro sull’internazionalizzazione

L’elenco sarebbe ancora più lungo se inserissimo i miglioramenti nei singoli indicatori adoperati nell’ultimo ranking del QS. Prendiamo, a titolo di esempio, il sesto posto al mondo dell’università Vita Salute San Raffaele alla voce Citations per faculty, che misura l’impatto della ricerca, o le 37 posizioni guadagnate dalla Cattolica nell’Employer reputation, che tasta il feedback dei datori di lavoro. In un contesto nazionale che vede sia la reputazione presso le imprese che quella accademica segnare un miglioramento generale. Laddove l’internazionalizzazione si conferma l’anello debole della catena.

Un accenno lo meritano, infine, i rapporti di forza complessivi che vedono proseguire al vertice il duopolio Usa-Regno Unito con quattro presenze a testa nella top ten: per gli statunitensi, troviamo Mit primo, Stanford seconda (a pari merito con l’Imperial college di Londra), Harvard quinta e California Institute of Technology settimo; per i britannici, oltre all’Imperial college, eccellono Oxford quarto, Cambridge sesto e l’Ucl ottavo come lo svizzero Eth di Zurigo che – insieme alla National University of Singapore – è l’unica realtà non angolofona che riesce a entrare tra le prime dieci al mondo.

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