“La ricerca scientifica che ha messo in relazione la quantità di utilizzo dei social media e il benessere degli adolescenti da sempre ha rilevato associazioni negative. Nella maggioranza delle ricerche esistenti, all’aumentare dell’utilizzo dei social – soprattutto quando l’utilizzo diventa elevato – aumenta la probabilità di riscontrare problemi psicologici e scolastici”. Lo scriveva nel 2023 Marco Gui, professore di sociologia dell’università Bicocca di Milano. A questo elenco di analisi che vogliono dimostrare come l’utilizzo precoce dei social possa essere dannoso soprattutto nel rendimento in ambito educativo si aggiunge un nuovo documento pubblicato il 3 agosto su Nature.
Il professor Marco Gui, insieme ai colleghi del Dipartimento di sociologia dell’università Bicocca e a quelli dell’università di Brescia e del Centro Studi Socialis di Brescia, hanno utilizzato i dati raccolti nell’anno accademico 2023/2024 su 5.227 studenti dai 7 ai 16 anni del Nord Italia, tra domande dirette attraverso sondaggi e i punteggi di test standardizzati, i test Invalsi, in tre materie: inglese, italiano e matematica. Tra le informazioni richieste ci sono il contesto sociale, il loro percorso formativo, l’anno in cui hanno avuto per la prima volta un dispositivo tecnologico personale, le pratiche di controllo da parte dei genitori, le modalità d’uso dello smartphone. I partecipanti sono stati divisi in due macro-gruppi: chi aveva già un account personale sui social media alle scuole medie “utenti precoci” e chi invece ha iniziato a utilizzare le piattaforme dopo i 14 anni, dopo l’inizio delle scuole superiori “utenti tardivi”. Cioè il limite legale imposto dalle regolamentazioni europee per iscriversi a queste piattaforme. Il metodo utilizzato per l’analisi è una tecnica statistica chiamata “differences-in-differences” che mette in comparazione diversi gruppi confrontandoli in diversi momenti temporali.
Le conclusioni della ricerca
Dopo aver analizzato i risultati nel rendimento scolastico dei due gruppi, i ricercatori sono giunti a diverse conclusioni. La prima – la più importante – è in linea con gli studi di altri Paesi nel mondo: “L’uso precoce dei social media esercita un effetto negativo statisticamente significativo sui punteggi di competenza sia in italiano sia in matematica“. In particolare prima avviene l’esposizione, più marcato risulta l’effetto negativo. Per capirlo, si è partiti da grado scolastico numero 5 – che corrisponde alla quinta elementare – quando tutti gli studenti non avevano accesso ai social media. Da qui, si è monitorata la divergenza delle traiettorie del livello di competenze dei due gruppi, che si acuisce maggiormente tra coloro che si sono iscritti alle piattaforme prestissimo. Le competenze matematiche, in particolare, sono quelle in cui si sono accertate più lacune sul lungo termine.
“È importante sottolineare che, potendo osservare i risultati degli studenti prima che iniziassero a utilizzare i social media, siamo stati in grado di verificare se i gruppi seguissero già percorsi accademici simili. Ciò rafforza notevolmente la credibilità dell’interpretazione causale“, spiegano i ricercatori. Gli studenti che frequentavano la terza media quando hanno iniziato a usare i social, invece, non sembrano avere risultati così differenti rispetto ai loro colleghi di prima, seconda e terza superiore. Interessante la quarta e ultima conclusione: sembra invece che le competenze in lingua inglese non abbiano nessun legame con l’uso dei social. Questo – ipotizzano i ricercatori – può essere dovuto alla continua visione di post provenienti dal mondo anglofono sulle piattaforme. Un piccolo lato positivo se si inizia a fare scrolling in bacheca troppo presto.
Lo scopo della ricerca
In generale la ricerca mette in luce quanto sia positivo ritardare l’accesso alle piattaforme per i minori. Gli effetti negativi tendono a diminuire man mano che i ragazzi crescono: la terza media sembra essere l’anno di svolta. Il professor Gui e i suoi colleghi provano anche a dare qualche suggerimento su come mettere i pratica questi risultati: servono linee guida più strutturate e programmi di educazione alla cittadinanza digitale nelle scuole. Non solo per bambini e ragazzi, ma anche per genitori e insegnanti. L’uso consapevole dei social media passa dalla collaborazione attiva della società intera. Gui sta già provando a trasformare le sue ricerche in un impegno reale per aiutare la società a trovare un equilibrio nel rapporto con la tecnologia e il digitale con la Fondazione Patti Digitali Ets, di cui è presidente. Lo scopo è proprio creare un’alleanza solida tra famiglie e istituti scolastici per diffondere sane abitudini nel rapporto che le nuove generazioni costruiscono con il digitale.
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