Da anni si sente ripetere che studiare non conviene. Meglio entrare subito nel mondo del lavoro. L’University Report 2026 dell’Osservatorio JobPricing racconta una storia diversa, in linea con quanto rilevato più volte anche dall’Istat. Nel 2025 la retribuzione annua lorda media dei laureati ha superato di poco i 42 mila euro, mentre per chi non possiede una laurea si è fermata intorno ai 31 mila: una differenza del 37%. E il divario si allarga con il passare degli anni. Tra i 25 e i 34 anni è del 21% ma dopo i 55 arriva addirittura al 68%. Segno che il valore economico degli studi tende a emergere soprattutto nel corso della vita lavorativa. Studiare richiede tempo e comporta dei sacrifici, mentre chi entra subito nel mondo del lavoro accumula esperienza e reddito. I risultati dell’investimento si vedono però nel corso degli anni, nelle possibilità di carriera, nell’accesso a ruoli più qualificati e nella capacità di adattarsi ai cambiamenti.
Sono medie. Nessun titolo garantisce uno stipendio alto o una carriera felice. Dicono però qualcosa che i ragazzi dovrebbero sapere, qualcosa che dovremmo ripetere loro in continuazione: proseguire gli studi resta una scelta sensata, quasi necessaria. Università, AFAM, ITS Academy: le strade sono diverse e ciascuno deve trovare quella più adatta alle proprie capacità e ai propri desideri.
Anche il Paese deve fare la sua parte. Perché il report ci dice anche che il 36% dei laureati occupati tra i 25 e i 34 anni svolge un lavoro per il quale risulta sovraistruito e che l’investimento pubblico resta più basso di quello medio europeo. Chiedere ai ragazzi di studiare di più ha senso se imprese, istituzioni e politica sanno valorizzare quelle competenze e creare lavori all’altezza della preparazione raggiunta.
Però attenzione ragazzi, conta la qualità del percorso! Studiare sul serio, fare domande, imparare a scrivere e a parlare, affrontare materie difficili, costruire competenze. La caccia al pezzo di carta serve a poco, soprattutto ora che l’intelligenza artificiale produce testi, immagini e calcoli in pochi secondi. Proprio l’IA rende lo studio ancora più importante. Avrà più possibilità chi possiede basi solide, sa controllare una fonte, riconosce un errore, collega discipline lontane e usa gli strumenti senza lasciarsi usare. Per formulare buone domande bisogna conoscere; per giudicare una risposta, ancora di più.
Poi c’è una ragione che nessuna classifica degli stipendi riesce a misurare. Studiare rende liberi. Permette di capire le parole degli altri e di scegliere le proprie, di leggere un giornale senza farsi trascinare, di riconoscere la bellezza di un quadro, di una musica, di un edificio, di un paesaggio. Aiuta a viaggiare con occhi più attenti e ad abitare il mondo con maggiore consapevolezza.
La RAL è un buon argomento per smontare una vecchia favola. La ragione decisiva è la vita che possiamo costruire grazie a ciò che impariamo
Stefano Ubertini



