“Il design è un modo di pensare, non solo di disegnare. Serve a migliorare la vita di tutti noi”
Come si diventa designer oggi? Quali competenze servono, quali sono le sfide del primo anno e che ruolo ha l’intelligenza artificiale nel mondo del progetto?
Ne abbiamo parlato con Luca Poncellini, Progettazione e Arti Applicate Department Head presso NABA – Nuova Accademia di Belle Arti, che ci ha raccontato cosa significa davvero studiare Design e perché, secondo lui, è una delle sfide più appassionanti per le nuove generazioni.
Ci spiega cosa significa studiare Design e quali sono le diverse aree?
“Studiare nell’ambito del design significa, in un senso molto generale, imparare a progettare!
E progettare significa saper condurre un percorso fatto di piccole e grandi decisioni che portano a sviluppare un’idea e a comunicarla efficacemente.
Nella lingua italiana, l’uso comune del termine “design” indica il progetto di oggetti o arredi, ma in realtà il designer si occupa anche di molteplici ambiti, tra cui:
- spazi interni (residenziali, commerciali, lavorativi)
- spazi espositivi
- comunicazione visiva
- interfacce digitali
- nuovi media
- moda e accessori.”
Quali sono le principali materie di studio?
“Il Triennio in Design di NABA si basa principalmente su una serie di laboratori progettuali, dove si lavora sia a livello concettuale che pratico.
Questi corsi sono affiancati da insegnamenti teorici e storici per comprendere il contesto d’azione del designer, progetti in collaborazione con aziende e attività interdisciplinari con studenti di altre aree dell’Accademia.”
L’attività laboratoriale è importante? Se sì, in che misura?
“Assolutamente sì. NABA adotta una metodologia didattica basata sul learning by doing: si impara facendo.
Il laboratorio è il luogo dove le idee prendono forma e dove si comprende l’importanza della sostenibilità, dei materiali e delle tecnologie.”
Quali sono le principali difficoltà al primo anno?
“Le generazioni native digitali hanno accesso a infinite informazioni, ma faticano a elaborarle autonomamente.
Nel design, serve un mindset progettuale, strutturato e chiaro. Questo è spesso l’ostacolo iniziale: imparare a pensare in modo metodico e sviluppare un approccio consapevole al problema.”
L’intelligenza artificiale influenza il settore del Design?
“Sì, le IA sono strumenti potentissimi che stiamo esplorando insieme a studenti e professionisti.
Possono cambiare radicalmente il modo in cui progettiamo e comunichiamo.
L’importante è che il designer resti al comando, che sappia guidare l’IA e non farsi guidare.”
Quali sbocchi lavorativi offre il percorso?
“Dopo il Triennio, uno studente può lavorare in studi di design, agenzie creative, aziende, pubbliche amministrazioni oppure proseguire con un Biennio Specialistico, in Italia o all’estero.
Il diploma in design permette anche di trasferire le proprie competenze in altri ambiti, grazie alla flessibilità del pensiero progettuale.”
Quali consigli darebbe agli studenti?
“Primo: abbandonare la comfort zone ed essere curiosi.
Secondo: osare, sperimentare, esprimersi.
Terzo: divertirsi. Il design riguarda la vita quotidiana: serve a migliorarla.
Abbiamo bisogno di un design positivo, ottimista e vitale per costruire un futuro migliore.”
Leggi anche altre notizie su CorriereUniv





