“Studiare il passato serve a costruire un futuro consapevole: i nostri studenti diventano custodi e comunicatori del patrimonio culturale”
Studiare archeologia oggi non significa solo scavare nel passato, ma comprendere la complessità delle civiltà antiche e saperle raccontare, proteggere e valorizzare nel mondo contemporaneo.
Ne abbiamo parlato con Marco Ramazzotti, docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico e Presidente del corso di laurea in Scienze del Turismo Sostenibile alla Sapienza Università di Roma.
Lei insegna Archeologia, Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico. Che cosa insegna ai ragazzi?
Insegno quella che ora, per decreto ministeriale, è stata rinominata come Archeologia e Storia dell’Arte dell’Asia Occidentale e del Mediterraneo Orientale Antico.
Mi occupo delle civiltà sviluppatesi tra il Golfo Arabico-Persico e il Mediterraneo Centro-Orientale, in particolare Sumeri, Assiri, Babilonesi, Persiani.
I ragazzi si appassionano a queste materie? Com’è l’andamento delle iscrizioni?
Sì, mostrano interesse. Negli ultimi anni abbiamo cercato di rinnovare il modo di comunicare il patrimonio culturale, confrontandoci con nuovi linguaggi, media digitali e intelligenza artificiale.
In che modo l’intelligenza artificiale impatta sul vostro settore?
Impatta molto. L’IA permette di analizzare i contesti archeologici come sistemi complessi, con molte variabili. Questo cambia profondamente il modo in cui interpretiamo il passato, rendendo più dinamico e sfaccettato il nostro lavoro.
Quali materie si studiano nei primi anni?
Oltre a insegnare nel Dipartimento di Scienze dell’Antichità, presiedo il corso di laurea triennale in Scienze del Turismo Sostenibile, riformato due anni fa.
Il corso è suddiviso in tre curricula:
- uno dedicato allo studio del patrimonio storico e culturale (materiale e immateriale);
- uno focalizzato su diritto, economia e promozione del patrimonio;
- uno orientato al turismo esperienziale ed ecoturismo, secondo i principi della sostenibilità.
Quali difficoltà incontrano gli studenti al primo anno?
Spesso si trovano spaesati, soprattutto chi non ha un contesto familiare universitario alle spalle.
Affrontano nuove materie, nuove responsabilità e anche difficoltà burocratiche ed economiche.
Ma questo stato di incertezza può diventare un punto di partenza: si impara a ottimizzare tempo e risorse, abituandosi alla vita adulta.
Che tipo di lavoro possono fare dopo la laurea?
Con la laurea triennale si può lavorare come guida turistica, nelle cooperative culturali, nella valorizzazione del patrimonio, oppure proseguire con lauree magistrali o master professionalizzanti.
Il nostro obiettivo è una formazione trasversale, che permetta sia l’ingresso nel mondo del lavoro sia la prosecuzione degli studi.
Ci racconta la sua esperienza personale?
Ho sempre avuto una curiosità infantile per gli oggetti antichi.
Essendo nato a Roma, il patrimonio culturale mi circonda ogni giorno: passare davanti al Colosseo per andare a lavoro è parte della mia quotidianità.
Questo mestiere lo sentiamo addosso, ci appartiene come eredità culturale nel DNA.
Che consiglio darebbe a chi vuole iscriversi a un corso in Archeologia?
Non darei un consiglio, ma un incoraggiamento: assecondate la vostra passione.
È una forza capace di superare ostacoli. Seguite ciò che vi corrisponde, ciò che risuona con la vostra sensibilità.
E anche noi docenti dobbiamo saper valorizzare la diversità degli studenti, sempre più multiculturali.
Ci sono pregiudizi scolastici sull’accesso a questi corsi?
No. Sono corsi aperti a tutti.
Grazie ai linguaggi digitali, competenze tecniche come fotografia e disegno diventano centrali anche per chi non ha una formazione classica. Non serve aver fatto il liceo per diventare archeologi.
Che ruolo hanno le competenze trasversali?
Fondamentale.
Come diceva il mio maestro, dobbiamo saper fare tutto: foto, piante, articoli.
Oggi formiamo i nostri studenti in modo interdisciplinare e multidisciplinare.
Chi vuole proteggere e comunicare il patrimonio deve conoscerlo, interrogarlo, modellizzarlo e raccontarlo con efficacia.
Leggi anche altre notizie su CorriereUniv





