L’intelligenza artificiale più avanzata di OpenAI entra sempre più direttamente nei laboratori e nelle università. La società ha annunciato il lancio di ChatGPT for Academic Researchers, un nuovo programma che offrirà gratuitamente a 100mila scienziati, matematici e ingegneri l’accesso ai modelli e agli strumenti più avanzati della piattaforma.
L’iniziativa partirà nell’estate 2026 con i primi 10mila account, per poi estendersi progressivamente fino a raggiungere 100mila ricercatori entro il 2027. L’obiettivo è mettere l’intelligenza artificiale a disposizione della comunità scientifica, favorendo lo studio di problemi complessi, accelerando le scoperte e alleggerendo alcune delle attività che accompagnano quotidianamente il lavoro di ricerca.
I partecipanti potranno utilizzare ChatGPT nelle diverse fasi del processo scientifico: dall’analisi dei dati alla formulazione e verifica delle ipotesi, dalla revisione della letteratura alla scrittura di articoli e pubblicazioni, fino alla preparazione delle domande per ottenere finanziamenti e fondi di ricerca.
Accesso ai modelli più avanzati di OpenAI
I ricercatori selezionati avranno accesso gratuito alla famiglia di modelli GPT-5.6, incluso GPT-5.6 Sol Pro, insieme a funzionalità potenziate per la ricerca approfondita, limiti di utilizzo più elevati e finestre di contesto più ampie.
Il programma comprenderà anche l’accesso a ChatGPT, ChatGPT Work e Codex. Quest’ultimo potrà essere utilizzato per scrivere e correggere codice, analizzare grandi quantità di dati, sviluppare simulazioni e realizzare flussi di lavoro scientifici riproducibili. ChatGPT Work sarà invece dedicato soprattutto alle attività di maggiore durata, come la ricerca di opportunità di finanziamento, la revisione bibliografica e la preparazione di manoscritti e materiali scientifici.
Ai partecipanti saranno inoltre offerti corsi di formazione differenziati in base al livello di esperienza, assistenza pratica e il supporto di specialisti capaci di accompagnare i ricercatori nell’integrazione dell’intelligenza artificiale all’interno delle proprie attività.
Ogni ricercatore approvato potrà invitare fino a quattro collaboratori appartenenti alla stessa istituzione, che dovranno a loro volta verificare l’affiliazione accademica.
Dalla genetica allo studio dei buchi neri
OpenAI sottolinea come l’intelligenza artificiale sia già utilizzata in numerosi settori della ricerca scientifica. I modelli di ragionamento vengono impiegati, per esempio, per sostenere l’analisi delle malattie genetiche, sviluppare nuovi approcci matematici e affiancare gli studiosi nella costruzione e nella verifica di dimostrazioni particolarmente complesse.
Anche Codex sta trovando applicazione nella ricerca scientifica computazionale, dove può contribuire alla scrittura di software, alla simulazione di fenomeni fisici e alla gestione di procedure di calcolo particolarmente impegnative.
Secondo i dati diffusi dalla società, circa 1,3 milioni di persone utilizzano ogni settimana ChatGPT per attività avanzate nelle discipline scientifiche e matematiche, generando complessivamente circa 8,4 milioni di messaggi.
L’obiettivo dichiarato non è sostituire il lavoro degli studiosi né stabilire quali problemi debbano essere affrontati, ma mettere strumenti avanzati nelle mani dei ricercatori, lasciando a loro il controllo delle domande, delle verifiche e delle conclusioni scientifiche.
Privacy e dati della ricerca
Uno degli aspetti centrali del programma riguarda la protezione dei dati. Gli spazi di lavoro messi a disposizione dei ricercatori comprenderanno sistemi di sicurezza e riservatezza di livello professionale.
Come impostazione predefinita, i dati inseriti dai partecipanti non saranno utilizzati per addestrare i modelli di OpenAI. Una garanzia particolarmente importante per chi opera con risultati non ancora pubblicati, informazioni riservate o dati scientifici sensibili.
Le università italiane coinvolte
La prima fase del programma sarà riservata ai ricercatori appartenenti a una selezione di istituzioni accademiche riconosciute, abilitate al rilascio di titoli universitari e caratterizzate da un livello elevato di attività scientifica.
Per l’Italia, l’elenco iniziale delle istituzioni indicate come idonee comprende l’Università Bocconi, l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, l’Università degli Studi di Torino e la CRUI con la Fondazione CRUI.
La lista non è comunque definitiva: OpenAI ha annunciato che potrà essere ampliata parallelamente all’estensione del progetto. I ricercatori interessati dovranno verificare la propria affiliazione istituzionale e presentare informazioni sull’attività scientifica svolta e sull’impiego previsto degli strumenti di intelligenza artificiale.
Oltre 250 milioni di dollari per la ricerca
ChatGPT for Academic Researchers rientra in un piano più ampio attraverso il quale OpenAI prevede di destinare oltre 250 milioni di dollari, entro il 2027, al sostegno della ricerca scientifica esterna.
Nel programma confluiscono anche NextGenAI, iniziativa da 50 milioni di dollari rivolta alle istituzioni di ricerca, e le attività realizzate insieme al Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti per portare i modelli di intelligenza artificiale avanzata nei laboratori nazionali e nelle università.
La sfida sarà ora comprendere quanto l’accesso gratuito a strumenti così potenti riuscirà a incidere concretamente sui tempi e sulla qualità della ricerca. Una trasformazione che pone nuove questioni sul controllo dei risultati, sull’attendibilità delle risposte e sulla necessità di verificare sempre le elaborazioni prodotte dall’intelligenza artificiale, ma che potrebbe allo stesso tempo rendere più accessibili tecnologie finora disponibili soprattutto per le realtà dotate di maggiori risorse.




