Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha ufficialmente diffuso le “nuove indicazioni nazionale per i licei”, in sostanza i nuovi programmi su cui si aprirà adesso una fase di consultazione con il mondo della scuola. Per la prima volta, infatti, le “indicazioni saranno inviate specificamente anche ai rappresentanti delle Consulte studentesche”, fa sapere il ministero. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha già riferito che le adotterà solamente al termine del percorso di ascolto della comunità scolastica. Il Mim stesso ha precisato che non si tratta di una semplice revisione di programmi ma di un “ripensamento strutturale della funzione formativa del liceo, del rapporto tra discipline e tra scuola e società”.
Storia e geografia
Ecco cosa prevedono le indicazioni. Tra le novità emerge la scomparsa della geostoria mentre, al primo biennio, storia e geografia tornano a configurarsi come discipline distinte, ciascuna con la propria specificità metodologica e, per la geografia, con manuali propri. “La centralità della storia dell’Italia e dell’Occidente non è un ripiegamento provinciale – ha riferito il Mim – è riconoscimento dell’eredità universale che quella tradizione ha consegnato al mondo moderno la statualità, i diritti della persona, i fondamenti della ricerca scientifica. La scelta di incentrare lo studio della storia sulle vicende dell’Italia e dell’Occidente risponde a un’esigenza di profondità, non di chiusura e ovviamente non significa affatto non studiare le altre civiltà e la loro storia”.
Lingua italiana e Filosofia
“Leggere i classici – sottolinea il ministero – non è un atto di deferenza verso il canone: è un modo per capire da dove si viene, cosa si pensa, cosa si desidera. E per poter cambiare, crescere, auto-crearsi. La lingua italiana, in questo quadro, è bene culturale da salvaguardare lo ribadisce la Corte costituzionale e strumento di accesso alla conoscenza in un contesto plurilingue”. Parte delle nuove indicazioni sono dedicate poi alla filosofia che “assume una doppia caratterizzazione. Da un lato – ha fatto sapere ulteriormente il Mim – è pratica concreta, esercizio di riflessione, interrogazione, giudizio, argomentazione. Dall’altro consegna un sapere storico e teorico, una tradizione di autori e testi da conoscere e approfondire. Le due dimensioni non si escludono: si integrano nella formazione di studenti capaci di argomentare una tesi anche in forma scritta, di riconoscere la diversità dei metodi con cui la ragione giunge a conoscere il mondo”.
Matematica e IA
Per quanto concerne la matematica, invece – sottolinea ancora il ministero – “non si limitano a riordinare i nuclei tematici” ma viene proposto “un ripensamento profondo della disciplina come esperienza intellettuale. Le tecniche restano, ma cessano di essere il fine. Diventano strumenti per comprendere concetti, modelli e decisioni ovvero per esercitare quella cittadinanza attiva e critica che è l’obiettivo ultimo del percorso liceale”.
Ci sono poi tre novità specifiche e strutturali cui il Mim ha dedicato particolare attenzione. “La prima: l’errore è riconosciuto come parte integrante del lavoro intellettuale, momento fecondo da attraversare con consapevolezza non stigma da evitare. La seconda: per la prima volta, le indicazioni trattano esplicitamente il tema dell’intelligenza artificiale, affidando alla matematica il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di AI. La terza: il quinto anno introduce uno spazio strutturato di approfondimento in cui lo studente connette la matematica alla scienza, alla storia delle idee o ai propri interessi personali”. Dunque, in attuazione della Legge 132/2025 e dell’AI Act europeo, l’intelligenza artificiale entra nei licei “non come oggetto di fascinazione tecnologica, ma come territorio critico da governare. L’obiettivo, è stato dichiarato, non sarà “addestrare studenti all’uso degli strumenti digitali – ma formarli a governarli con consapevolezza”.
Educazione emotiva
In continuità con la scuola del primo ciclo, infine, i licei dovranno poi dedicare “ampio spazio all’educazione emotiva e relazionale così come al contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione. Il rispetto è riconosciuto come presupposto etico che precede e fonda l’agire civile: non una norma da rispettare, ma una disposizione da coltivare – hanno rilevato dal ministero – la scuola è chiamata a costruire i fondamenti della convivenza pluralistica, dove l’inclusione non è concessione ma architrave della cultura occidentale moderna. La cura delle relazioni e dell’empatia è presentata come dimensione strutturale del curricolo non come aggiunta soft alla formazione disciplinare. Una scelta che interpella in modo diretto la professionalità docente e la cultura organizzativa delle scuole”, ha concluso il Mim.
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