Mentre prende avvio il Decennio d’Azione per le Scienze Criosferiche (2025–2034), un gruppo di ricercatrici e ricercatori italiani lancia un appello urgente all’Unione Europea: servono strumenti concreti per monitorare e proteggere la biodiversità dei ghiacciai, oggi a rischio imminente di scomparsa. L’allarme arriva da una lettera pubblicata il 23 aprile sulla rivista Science, guidata da Mauro Gobbi, ecologo del MUSE – Museo delle Scienze di Trento.
La criosfera terrestre — che comprende ghiacciai, permafrost e neve — si sta riducendo a una velocità senza precedenti. Tuttavia, secondo gli autori, le politiche internazionali di conservazione continuano a trascurare un elemento fondamentale: la biodiversità che questi ambienti ospitano. In Europa e in Italia, denunciano gli scienziati, persiste un pericoloso “punto cieco” nello studio, nel monitoraggio e nella tutela degli ecosistemi glaciali.
Alla lettera hanno contribuito diverse istituzioni accademiche e scientifiche, tra cui il MUSE di Trento, l’Università degli Studi di Milano, l’Università di Siena, il National Biodiversity Future Center di Palermo e l’Università di São Paulo in Brasile. Nonostante l’attenzione crescente verso la crisi climatica, mancano ancora linee guida nazionali e internazionali dedicate alla gestione degli ecosistemi glaciali. Attualmente, l’unico riferimento normativo europeo è la Direttiva Habitat, che però non riconosce pienamente la complessità biologica dei ghiacciai.
I principali rapporti internazionali sulla criosfera — come “State of the Cryosphere 2025: Ice Loss = Global Damage” e il report dell’IPCC “The Ocean and Cryosphere in a Changing Climate” — si concentrano prevalentemente sulla perdita di ghiaccio e sugli impatti climatici e idrologici. La biodiversità resta invece ai margini delle strategie di intervento.
Eppure, i ghiacciai non sono semplici masse di ghiaccio: rappresentano habitat unici che ospitano specie altamente specializzate, spesso endemiche. Tra queste, la “pulce dei ghiacciai” (Desoria calderonis), presente esclusivamente sul ghiacciaio del Calderone in Italia, e il cosiddetto “drago della Patagonia” (Andiperla morenensis), insetto che vive solo nei ghiacciai sudamericani. La scomparsa di questi ambienti significherebbe l’estinzione definitiva di intere comunità biologiche.
“L’assenza di un censimento e monitoraggio obbligatorio della biodiversità in questi ambienti è inaccettabile di fronte a una perdita irreversibile”, sottolineano gli autori nella lettera.
Un segnale positivo arriva dall’Italia, che nel 2024 ha riconosciuto i ghiacciai come “acque pubbliche con natura di bene comune”. Tuttavia, secondo i ricercatori, questo passo rischia di rimanere simbolico senza politiche operative che includano il monitoraggio sistematico della biodiversità.
Per questo, il gruppo propone una strategia articolata che prevede la creazione di un panel di esperti nelle regioni glaciali, l’avvio di programmi strutturati per documentare la biodiversità prima che scompaia e l’identificazione di aree rifugio da sottoporre a protezione rigorosa.
L’appello si inserisce nel quadro globale promosso dalle Nazioni Unite e sostenuto dall’UNESCO, che riconosce il ruolo cruciale della criosfera nell’equilibrio climatico del pianeta. Senza interventi immediati e coordinati, avvertono gli scienziati, il rischio è quello di perdere un patrimonio naturale di valore incalcolabile prima ancora di averlo compreso pienamente





