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Metal detector a scuola, Valditara apre all’uso mobile. Uds: “No alla militarizzazione”

Luigi Bevilacqua by Luigi Bevilacqua
19 Gennaio 2026
in Scuola
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Par condicio in dibattiti, circolare di Valditara alle scuole

Dopo l’accoltellamento mortale avvenuto in una scuola di La Spezia, torna al centro del dibattito la sicurezza negli istituti scolastici. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara propone l’utilizzo di metal detector mobili in alcune scuole. Netta la contrarietà dell’Unione degli Studenti, che parla di una risposta sbagliata a un problema strutturale.

Metal detector a scuola, la proposta del ministro Valditara

A margine di una visita all’Istituto comprensivo Elisa Barozzi Beltrami di Rozzano, in provincia di Milano, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è tornato sul tema della sicurezza scolastica, rilanciando l’ipotesi di introdurre metal detector in alcune scuole.

Secondo Valditara, la priorità resta “favorire l’inclusione dei ragazzi più fragili”, ma accanto a questo obiettivo c’è la necessità di “difendere la comunità scolastica, studenti, docenti e personale Ata”. Da qui l’idea di consentire, in presenza di criticità accertate, l’utilizzo di metal detector, su richiesta del dirigente scolastico e d’intesa con il prefetto.

Il ministro ha spiegato di averne già parlato con il collega Matteo Piantedosi, annunciando la volontà di arrivare a “uno schema organico” basato sulle sperimentazioni già avviate, giudicate “molto positive”.

Metal detector mobili e controlli non quotidiani

Valditara ha chiarito che non si tratterebbe di postazioni fisse né di controlli generalizzati. I metal detector sarebbero mobili e utilizzati solo in determinati momenti, non tutti i giorni, con un obiettivo soprattutto dissuasivo. “Non può essere un utilizzo generalizzato – ha ribadito – ma limitato alle scuole dove esiste un problema serio di sicurezza, con prove di una diffusione del porto di coltelli o armi improprie”.

Secondo il ministro, diversi dirigenti scolastici avrebbero già espresso apprezzamento per questa possibilità, ritenendola uno strumento utile in contesti particolarmente complessi.

Come funzionano i metal detector nelle scuole

Le ipotesi allo studio prevedono due principali tipologie di controllo: le bacchette portatili e i varchi mobili a portale, simili a quelli utilizzati negli aeroporti. I dispositivi funzionano attraverso la creazione di un campo elettromagnetico che rileva la presenza di oggetti metallici, attivando un segnale acustico in caso di anomalie.

In Italia, controlli di questo tipo sono già stati sperimentati in alcuni istituti del Napoletano, con interventi effettuati dalle forze dell’ordine all’esterno delle scuole e attivati su iniziativa dei dirigenti, in accordo con le prefetture.

Le sperimentazioni e il caso di Ponticelli

A fare da apripista è stato l’istituto superiore Marie Curie di Ponticelli, a Napoli, dove due anni fa furono avviati i controlli dopo il sequestro di un coltello a uno studente. La preside Valeria Pirone ha raccontato che, inizialmente accolti con timore, i controlli sono stati poi percepiti dagli studenti come una misura di tutela. “Ora i ragazzi mi ringraziano, perché si sentono più sicuri”, ha spiegato, sottolineando come bastino poche verifiche all’anno per ottenere un effetto deterrente.

Misure di sicurezza e ruolo educativo della scuola

Sul tema è intervenuto anche Mario Rusconi, presidente dei presidi di Roma e Lazio, che ha ribadito la necessità di un coinvolgimento dei Consigli di istituto e dei prefetti nelle decisioni. Pur non escludendo strumenti come i metal detector, Rusconi ha sottolineato che da soli non possono risolvere il problema, chiedendo investimenti su spazi educativi, attività pomeridiane e iniziative culturali capaci di intercettare il disagio giovanile.

La posizione dell’Unione degli Studenti: “Scelta fallimentare”

Di segno opposto la posizione dell’Unione degli Studenti. L’esecutivo nazionale del sindacato studentesco ha bocciato l’ipotesi dei metal detector, parlando apertamente di “militarizzazione degli spazi educativi”.

Secondo Federica Corcione, membro dell’esecutivo Uds, la violenza a scuola non si combatte “trasformando le scuole in caserme”, ma affrontando le cause strutturali del disagio. Per l’Unione degli Studenti servono investimenti su ascolto, supporto psicologico, spazi di aggregazione e contrasto alle disuguaglianze sociali, elementi che – secondo il sindacato – continuano a essere trascurati dalle politiche governative.

Sicurezza e prevenzione, il dibattito resta aperto

La proposta di Valditara riaccende così un confronto già acceso tra esigenze di sicurezza e ruolo educativo della scuola. Da un lato, l’idea di strumenti mirati e non invasivi per prevenire episodi di violenza; dall’altro, il timore che misure di controllo possano spostare l’attenzione dalle cause profonde del disagio giovanile. Un equilibrio ancora tutto da costruire, mentre il tema della sicurezza scolastica resta al centro dell’agenda pubblica.

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