Il contributo neolaureati Bologna 2026 mette a disposizione 3.000 euro a fondo perduto per sostenere le prime spese abitative dei giovani che hanno trovato lavoro nell’area metropolitana. Le domande sono aperte e devono essere presentate entro le ore 13 del 16 ottobre.
La misura è rivolta ai neolaureati dell’Università di Bologna e ai neodiplomati degli ITS Academy dell’Emilia-Romagna. Per partecipare non basta, però, avere conseguito da poco il titolo: occorre essere già stati assunti da un’impresa del territorio e avere un contratto di affitto nell’area metropolitana di Bologna.
L’iniziativa viene presentata come un sostegno fino a 10.000 euro. Soltanto 3.000 euro, tuttavia, costituiscono un contributo a fondo perduto. Gli ulteriori 7.000 euro sono un prestito bancario facoltativo a tasso zero, che dovrà essere restituito.
Chi può chiedere i 3.000 euro
Possono presentare la domanda le persone che hanno conseguito uno dei seguenti titoli:
- laurea triennale, magistrale o magistrale a ciclo unico all’Università di Bologna, comprese le sedi dei campus;
- diploma presso uno degli ITS Academy dell’Emilia-Romagna.
Il titolo deve essere stato conseguito non più di sei mesi prima della data di assunzione. Il requisito non viene quindi calcolato rispetto alla data della domanda, ma rispetto all’inizio del rapporto di lavoro.
Il bando conferma che avere una laurea continua a offrire un vantaggio nel mercato del lavoro, ma interviene su un problema successivo all’assunzione: riuscire a sostenere i costi necessari per rimanere nella città nella quale si è trovato un impiego.
Quali contratti di lavoro sono ammessi
Il candidato deve essere già stato assunto al momento della presentazione della domanda. L’assunzione non può essere precedente al 1° marzo 2026 e deve riguardare la sede legale o un’unità locale di un’impresa situata nell’area metropolitana di Bologna.
Sono ammessi:
- i contratti a tempo indeterminato;
- i contratti a tempo determinato della durata di almeno dodici mesi;
- i contratti di apprendistato di alta formazione e ricerca della durata di almeno dodici mesi.
Il rapporto di lavoro deve quindi avere una durata minima definita. Non sono sufficienti uno stage, un tirocinio, una collaborazione autonoma o un contratto a termine più breve.
La distinzione è importante soprattutto per chi sta affrontando il passaggio dall’università al primo lavoro, perché non tutte le forme di ingresso in azienda consentono di partecipare al bando.
Serve anche un contratto di affitto a Bologna
Il contributo è destinato a sostenere le spese iniziali legate alla casa. Per questo il candidato deve avere un contratto di affitto valido per un immobile situato nell’area metropolitana di Bologna.
Nell’abitazione affittata deve essere stata stabilita la residenza oppure il domicilio. Il contratto può essere intestato direttamente al lavoratore oppure a un parente entro il terzo grado, purché sia stato sottoscritto nell’interesse del candidato.
Non è quindi sufficiente lavorare a Bologna continuando ad abitare stabilmente altrove. Il bando vuole favorire la permanenza sul territorio dei giovani formati dall’università e dagli ITS regionali, contribuendo ai costi che accompagnano il trasferimento o l’avvio di una nuova autonomia abitativa.
Perché non sono 10.000 euro a fondo perduto
A ogni beneficiario viene riconosciuto un contributo di 3.000 euro che non deve essere restituito. Le risorse complessivamente stanziate dalla Camera di commercio ammontano a 1.002.000 euro.
Dopo l’ammissione al contributo, il beneficiario può richiedere anche un finanziamento bancario fino a 7.000 euro. Si tratta, però, di un prestito facoltativo a tasso zero, da restituire in cinque anni.
Il finanziamento non prevede garanzie, spese iniziali, costi di gestione o penali per l’estinzione anticipata. Per ottenerlo è comunque necessario aprire un conto corrente presso la banca scelta e accreditare lo stipendio. Al conto si applicano le condizioni stabilite dall’istituto.
La richiesta del prestito potrà essere presentata soltanto dopo l’ammissione ai 3.000 euro e comunque entro il 30 giugno 2027. Tra le banche che hanno aderito inizialmente figurano Emil Banca, Banca di Bologna, BCC Felsinea e Banca di Imola. L’iniziativa resta aperta all’ingresso di altri istituti.
La formula corretta è quindi: 3.000 euro a fondo perduto, ai quali può aggiungersi un prestito fino a 7.000 euro. Non si tratta di un bonus complessivo da 10.000 euro.
Come presentare la domanda su Restart
La candidatura deve essere trasmessa esclusivamente attraverso la piattaforma Restart di InfoCamere. La procedura rimarrà aperta fino alle ore 13 del 16 ottobre 2026.
Il candidato deve possedere una firma digitale e una casella di posta elettronica certificata. L’assenza della PEC rende la domanda inammissibile.
È previsto anche il pagamento telematico di una marca da bollo da 16 euro tramite PagoPA.
Alla domanda devono essere allegati:
- il modulo generato dalla piattaforma Restart;
- la dichiarazione sostitutiva relativa al titolo, al lavoro, all’affitto e alla residenza o al domicilio;
- il contratto di lavoro firmato;
- la dichiarazione dell’impresa, redatta secondo il modello della Camera di commercio;
- il contratto di affitto in corso di validità.
Il modulo di domanda, la dichiarazione sostitutiva, il contratto di lavoro e il contratto di affitto devono essere firmati digitalmente dal candidato. La dichiarazione dell’impresa deve invece essere firmata digitalmente dal suo legale rappresentante.
La mancanza del modulo di domanda o della dichiarazione sostitutiva non può essere sanata successivamente. Lo stesso vale quando i documenti risultano firmati da una persona diversa da quella prevista dal bando.
Priorità alle donne e ordine cronologico
Le domande ammissibili presentate dalle donne hanno la precedenza nell’assegnazione dei contributi. All’interno di questa categoria vale l’ordine cronologico di presentazione.
Soltanto dopo aver esaminato le candidature femminili, le risorse eventualmente rimaste saranno assegnate agli altri richiedenti, sempre seguendo l’ordine di arrivo.
La priorità non significa quindi che gli uomini siano esclusi dal bando. Tuttavia, per le candidature non soggette alla precedenza, la disponibilità effettiva dipenderà dalle risorse rimaste dopo la prima fase.
La graduatoria dovrà essere approvata entro il 31 dicembre 2026. L’esito verrà comunicato individualmente tramite PEC.
Quando il contributo può essere revocato
I requisiti devono essere mantenuti dalla presentazione della domanda fino al pagamento del contributo.
È prevista inoltre la revoca se il beneficiario si dimette volontariamente entro il 31 luglio 2027. In questo caso i 3.000 euro dovranno essere restituiti, insieme agli interessi legali maturati.
La revoca non si applica se, entro la stessa data, il lavoratore viene assunto da un’altra impresa con sede legale o unità locale nell’area metropolitana di Bologna.
Chi vuole partecipare deve quindi controllare subito contratto di lavoro, data di conseguimento del titolo, contratto di affitto, firma digitale e PEC. La domanda va inviata entro le ore 13 del 16 ottobre, ma l’ordine cronologico può diventare decisivo dopo l’applicazione della priorità prevista dal bando.



