Due lettere anonime, arrivate a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, hanno acceso i riflettori su un caso che sta scuotendo l’Università degli Studi di Brescia. La prima missiva, datata 11 maggio, e una seconda inviata poco dopo, sono state inviate al rettore e ad altri organi accademici. Entrambe accusano un professore ordinario di aver tenuto per anni comportamenti inappropriati durante le lezioni: battute a sfondo sessuale, commenti offensivi sull’aspetto fisico delle studentesse, sguardi insistenti e frasi ritenute lesive della dignità personale.
Le accuse degli ex studenti
Secondo quanto riportato dalle due denunce, il docente avrebbe creato un clima di costante disagio tra gli studenti, con ripercussioni negative sull’attenzione, sulla frequenza ai corsi e sul benessere generale in Ateneo. Le missive, firmate da gruppi di universitari e da ex studenti laureati di recente, contengono lunghi elenchi di episodi accumulatisi nel tempo. Tra i fatti contestati emergono commenti come il suggerimento a una studentessa di “cambiare vizio” invitandola a concentrarsi sulle frequentazioni maschili, o la battuta sulla password dell’aula: “Vediamo se mi ricordo la passera”. Non sarebbero mancate allusioni esplicite, come quella rivolta a una ragazza sulla scelta dei fidanzati “tramite tabella Excel”, con riferimenti a bellezza, conto in banca e frequenza di rapporti sessuali. E ancora: “Potrebbe venire ogni tanto con un vestitino, almeno appagherebbe gli occhi di tutti noi maschietti e ci tirerebbe su di morale” avrebbe detto in aula. Oppure: “Vedo che lei è molto attenta e si sta appuntando tutto, se vuole le do anche il mio numero di telefono, così se lo appunta”. Ma anche: “Pensa più da ingegnere che da donna”.
Altre accuse riguardano sguardi “appoggiati insistentemente” sul seno delle studentesse, proposte di messaggi a chi si stiracchiava in aula, o l’invito a una matricola a segnarsi il numero di telefono del professore fin dalle prime lezioni. Particolarmente imbarazzante, secondo i denuncianti, sarebbe stato anche il racconto della tradizionale “pizzata post-esame”: “Si fa una gara di birre – avrebbe detto il docente – chi finisce sotto il tavolo… finisce sotto il tavolo e lì non si sa cosa può succedere”. Le lettere parlano di uno “schema consolidato” di potere tossico, noto da tempo negli ambienti universitari, che avrebbe scoraggiato gli studenti dal denunciare per timore di ripercussioni.
La posizione dell’Ateneo
Interpellato sulla vicenda, il rettore Francesco Castelli ha preferito non entrare nel merito dei singoli episodi. Come riporta Bresciaoggi, il rettore ha ribadito che “quando arrivano segnalazioni è nostro dovere verificarle”. Castelli ha inoltre sottolineato che “è prassi consolidata dell’ateneo verificare la congruità con il nostro Codice etico e, se necessario, avviare una rigorosa istruttoria ed eventualmente prendere provvedimenti”. Il rettore ha concluso assicurando che “tutte le volte che c’è una segnalazione noi ci muoviamo» e che “il benessere della comunità studentesca è per me una priorità”. Al momento l’Ateneo non ha fornito ulteriori dettagli sull’identità del docente né sull’iter che verrà seguito.
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