Non un funerale, ma una celebrazione collettiva. È così che Pollenzo, frazione di Bra, ha salutato Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e presidente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Migliaia di persone sono arrivate da tutta Italia e dall’estero per rendere omaggio a una delle figure più influenti del pensiero ambientalista, gastronomico e sociale contemporaneo.
Attivisti, studenti, alumni, imprenditori, esponenti della cultura e della politica si sono riuniti tra gli alberi del viale dell’università fondata da Petrini, in una giornata che ha avuto il tono di un abbraccio collettivo più che di un addio. Un momento attraversato da parole, ricordi e testimonianze capaci di raccontare non solo il promotore del “buono, pulito e giusto”, ma soprattutto l’uomo che ha trasformato il cibo in uno strumento culturale, sociale e politico.
Nel corso della cerimonia, molti hanno ricordato la capacità di Petrini di unire mondi diversi. Nicola Perullo, rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche, ha definito quella di Carlo Petrini “una grande risonanza collettiva attorno a ciò che ci ha lasciato”, ricordando il suo carisma e la sua straordinaria generosità. “Chi semina utopia raccoglie realtà”, la frase scelta per accompagnare la commemorazione, è diventata il simbolo di una vita spesa a costruire reti, idee e comunità.
Particolarmente intenso anche il ricordo di Edward Mukiibi, oggi presidente di Slow Food, arrivato anni fa dall’Uganda come studente a Pollenzo. Nel suo intervento ha ringraziato Petrini per aver insegnato a intere generazioni “a credere nella possibilità di cambiare il mondo attraverso il cibo”, sottolineando il legame profondo costruito con l’Africa grazie a progetti come gli Orti Slow Food in Africa e alle borse di studio dedicate agli studenti internazionali.
A parlare sono stati anche gli studenti dell’università, che hanno promesso di continuare a portare avanti il suo messaggio. “Fare le cose con amore è l’azione più rivoluzionaria di questi tempi”, hanno ricordato citando Petrini, ribadendo la volontà di difendere biodiversità, diritti e sovranità alimentare.
Tra i momenti più toccanti, le parole di Luigi Ciotti, che ha definito Petrini un uomo capace di trasformare l’ecologia integrale in una pratica quotidiana di umanità e responsabilità civile. “Ci ha insegnato che ci sono momenti in cui tacere diventa una colpa”, ha detto don Ciotti, ricordando il valore etico del suo impegno.
Commosso anche il ricordo di Moni Ovadia, che ha paragonato Petrini a figure come Nelson Mandela ed Ernesto Che Guevara per la capacità di lasciare speranza e forza alle persone. Monsignor Domenico Pompili ha invece ricordato la sua “sapienza contadina” e il legame autentico con la terra, mentre l’attrice Lella Costa ha sottolineato il suo sguardo “tagliente ma accogliente”, capace di non giudicare mai.
La commemorazione di Pollenzo ha mostrato quanto l’eredità di Carlo Petrini superi i confini della gastronomia. La sua idea di comunità, sostenibilità e giustizia sociale continua oggi a vivere nei progetti, nelle persone e nei movimenti che ha contribuito a creare. Un’eredità che, come ripetuto più volte durante la giornata, non può fermarsi con la sua scomparsa.
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