Dovevano atterrare in Italia domenica 1 marzo, al mattino. Invece resteranno a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, in attesa di una nuova data di rientro che potrebbe protrarsi fino ad oltre il 7 marzo. Sono i 204 studenti italiani coinvolti nel progetto “Ambasciatori del futuro”, in Italia frequentano le scuole superiori, molti di loro sono minorenni. L’escalation in Iran ha spinto le autorità aeronautiche a chiudere ampie porzioni di spazio aereo nell’area del Golfo, con pesanti ripercussioni sugli hub degli Emirati Arabi Uniti, compreso quello di Abu Dhabi. Il Ministero degli Esteri, l’ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi e in particolare il console a Dubai Edoardo Napoli sono in costante contatto con gli studenti e i loro accompagnatori. Da Roma, l’Unità di crisi sta verificando le possibilità di trasferimento del gruppo. Al momento, studenti e tutor sono ospitati in condizioni di sicurezza in albergo.
Chi sono gli studenti bloccati
Tra i partecipanti al progetto c’è anche Nicolò, sedici anni, che frequenta l’Istituto Tecnico Commerciale “Calvi” di Padova, in Veneto. “Mio figlio avrebbe dovuto atterrare a Milano l’1 marzo alle nove del mattino – racconta Silvia a Corriereuniv.it – e invece non sappiamo quando tornerà. I ragazzi sono seguiti dai tutor e questo ci rassicura. Ma siamo in pensiero”. Secondo quanto riferito dalle famiglie, gli studenti coinvolti nel progetto formativo in queste ore vengono sistemati in vari alberghi, mentre le compagnie aeree e autorità ridefiniscono le rotte per evitare le zone considerate a rischio. “Si parlava di una possibile partenza il 3 marzo, ma non c’è nulla di confermato – spiega la madre di Nicolò –. Sappiamo solo che lo spazio aereo sopra quell’area è chiuso e che devono trovare itinerari alternativi“. I ragazzi, raccontano i genitori, mantengono la calma anche se le comunicazioni fra Italia ed Emirati Arabi Uniti non sono facili perché sono state staccate le connessioni internet. “Sono riuscita a parlare con mio figlio e non percepisce paura. Sono in tanti, anche universitari, e sono seguiti bene. L’angoscia è più nostra che loro“.
“Sabato abbiamo visto diversi lampi nel cielo e abbiamo sentito un’esplosione“, ha detto Alessio, studente torinese raggiunto via whatapp come difficoltà, perché la connessione va e viene,. “Noi stiamo bene e siamo abbastanza tranquilli, accompagnati dai tutor – prosegue il ragazzo – ma c’è comunque tra di noi preoccupazione per l’evoluzione della situazione e soprattutto per il nostro rientro in Italia”. Daniele Bovo, di Verona, ha raccontato alle agenzie di stampa: “Non sappiamo quando ripartiremo. Abbiamo visto scie nel cielo a causa dei droni intercettati dalla contraerea e qualche rogo a terra. Noi dovevamo tornare lunedì ma al momento nessuno sa dirci quando torneremo”. Mentre la mamma di una studentessa dell’Istituto di San Donà a Venezia scrive sui social: “Aspettiamo i nostri figli nella speranza che tornino sani e salvi”.
Il progetto
I ragazzi si trovavano negli Emirati per partecipare a un evento internazionale organizzato dall’Associazione no-profit Wsc Italia Global Leaders (World Student Connection). È molto più che una vacanza studio: si tratta, come dicono gli organizzatori, di una “simulazione diplomatica che riproduce il funzionamento delle commissioni dell’Onu e riunisce adolescenti e universitari di diverse nazionalità, chiamati a vestire i panni di delegati internazionali per confrontarsi sui temi globali”, spiegano gli organizzatori sul loro sito.
Il ministro degli esteri Antonio Tajani ha annunciato una “Task Force Golfo” per rafforzare il lavoro dell’Unità di Crisi e darà sostegno alle ambasciate e ai consolati nella regione per far fronte alle migliaia di richieste di assistenza delle migliaia di cittadini bloccati nei paesi del Golfo.
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