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Lavoro, torna a salire la disoccupazione giovanile: quasi un under 25 su cinque cerca un posto

Mariano Berriola by Mariano Berriola
2 Settembre 2026
in Lavoro, News
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Lavoro, torna a salire la disoccupazione giovanile: quasi un under 25 su cinque cerca un posto

A luglio il tasso generale di disoccupazione scende al 5,8%, ma tra i 15 e i 24 anni sale al 18,9%. Per i giovani il mercato del lavoro continua a muoversi in controtendenza: diminuiscono anche gli occupati rispetto a un anno fa.

Il mercato del lavoro italiano tiene, ma non per tutti allo stesso modo.

I nuovi dati diffusi dall’Istat sul mese di luglio mostrano infatti una fotografia complessivamente positiva: l’occupazione resta stabile, la disoccupazione generale scende e rispetto a un anno fa ci sono 307mila occupati in più.

Quando però si guarda ai giovani, il quadro cambia.

Il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni sale al 18,9%, aumentando di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente. Il dato generale, nello stesso periodo, scende invece al 5,8%.

Una distanza di oltre tredici punti che continua a raccontare quanto l’ingresso nel mercato del lavoro sia più difficile per chi si trova all’inizio del proprio percorso professionale.

Disoccupazione giovanile al 18,9%

Il dato pubblicato dall’Istat il 1° settembre riguarda luglio 2026.

Nel complesso, rispetto a giugno, il numero delle persone in cerca di lavoro diminuisce dell’1,1%, pari a circa 17mila persone in meno, e il tasso di disoccupazione nazionale passa al 5,8%.

Per i giovani avviene però il contrario: la disoccupazione sale al 18,9%.

Il dato va interpretato correttamente: non significa che quasi un giovane italiano su cinque sia disoccupato.

Il tasso di disoccupazione misura infatti la quota di persone senza lavoro all’interno della popolazione giovanile attiva, cioè tra coloro che lavorano oppure stanno cercando attivamente un’occupazione. Non comprende quindi, ad esempio, tutti i ragazzi che studiano e non cercano lavoro.

Resta però un indicatore importante della difficoltà incontrata dagli under 25 quando provano a entrare nel mercato.

In pochi mesi il dato è salito

Anche guardando agli ultimi mesi emerge un peggioramento.

Ad aprile 2026 il tasso di disoccupazione giovanile era al 16,9%. A giugno era salito al 18,4% e a luglio raggiunge il 18,9%.

Non basta una successione di dati mensili per parlare automaticamente di un’inversione strutturale, ma il movimento merita attenzione.

Soprattutto perché si verifica mentre gli indicatori complessivi del mercato del lavoro mostrano una situazione differente.

In Italia ci sono oltre 24 milioni di occupati

A luglio gli occupati sono 24 milioni e 370mila, sostanzialmente stabili rispetto al mese precedente.

Aumentano gli uomini occupati, i dipendenti permanenti, gli autonomi e i lavoratori tra i 35 e i 49 anni. Diminuiscono invece le donne, i lavoratori a termine e gli occupati nelle altre fasce di età.

Il tasso di occupazione complessivo resta stabile al 63,2%.

Ancora più favorevole è il confronto con luglio 2025: in dodici mesi gli occupati sono aumentati di 307mila unità, pari all’1,3%.

Ma anche qui compare una differenza generazionale.

Gli occupati aumentano, ma non tra i 15-24enni

La crescita dell’occupazione su base annua interessa uomini e donne, i 25-34enni e le persone con almeno 50 anni.

Tra i 15-24enni, invece, il numero degli occupati diminuisce. E la stessa cosa avviene nella fascia 35-49 anni.

È forse questo, insieme al 18,9% di disoccupazione, il dato più significativo per chi sta terminando gli studi o prova a compiere i primi passi nel mondo del lavoro.

La crescita complessiva dell’occupazione italiana, infatti, non si distribuisce nello stesso modo tra le generazioni.

Per un giovane che cerca il primo impiego il mercato continua a presentare maggiori difficoltà rispetto a quello incontrato dalle fasce di età successive.

Crescono soprattutto i posti stabili

C’è comunque un altro elemento positivo nel rapporto Istat.

Rispetto a luglio 2025 l’aumento dell’occupazione deriva soprattutto dalla crescita dei dipendenti permanenti, che aumentano di 303mila unità.

Crescono anche gli autonomi, di 85mila, mentre diminuiscono di 82mila i dipendenti a termine.

Il mercato del lavoro sembra quindi muoversi verso una maggiore presenza di occupazione stabile.

Il problema è capire quanto e quando questa dinamica riesca a coinvolgere anche chi deve ancora mettere piede nel mercato.

La fascia 25-34 anni va meglio

Il confronto con la classe immediatamente successiva è particolarmente interessante.

L’Istat segnala infatti che, rispetto a luglio dello scorso anno, l’occupazione aumenta tra i 25 e i 34 anni, mentre diminuisce tra i 15 e i 24.

Naturalmente sono due gruppi molto diversi: nella fascia più giovane una parte consistente della popolazione frequenta ancora scuole, università, ITS Academy o altri percorsi formativi.

Ma la distanza suggerisce ancora una volta quanto sia delicata la fase di transizione tra studio e lavoro.

È proprio in quel passaggio che stage, tirocini, apprendistato, orientamento, servizi universitari di placement e rapporto tra percorsi formativi e imprese possono diventare determinanti.

Il paradosso dei giovani: meno occupati mentre il lavoro cresce

La fotografia di luglio lascia quindi emergere un piccolo paradosso.

L’Italia ha più occupati rispetto a un anno fa.

Il numero complessivo dei disoccupati diminuisce.

Cresce soprattutto il lavoro dipendente permanente.

Eppure tra gli under 25 gli occupati diminuiscono e il tasso di disoccupazione sale al 18,9%.

Per studenti, neolaureati e ragazzi che si preparano a entrare nel mercato del lavoro è un dato da osservare con attenzione.

Non racconta un mercato fermo. Al contrario, il mercato italiano sta creando occupazione.

Ma mostra che la porta d’ingresso continua a essere molto più stretta per i più giovani.

Ed è probabilmente proprio qui che si gioca una delle sfide principali dei prossimi anni: non soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma fare in modo che la crescita dell’occupazione riesca a raggiungere prima e meglio anche chi sta terminando gli studi e deve cominciare il proprio percorso professionale.

Mariano Berriola

Mariano Berriola

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