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Molestie, stalking, aggressioni: i dati dei centri antiviolenza delle università

Marco Vesperini by Marco Vesperini
14 Luglio 2026
in Musica
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Molestie, stalking, aggressioni: i dati dei centri antiviolenza delle università

Crescono gli sportelli e i centri antiviolenza nelle università italiane e, con loro, emerge per la prima volta una fotografia del fenomeno degli abusi e delle molestie negli atenei. Nel 2025, secondo i primi dati raccolti dalla Rete nazionale degli sportelli e dei Centri antiviolenza universitari, sono state 124 le donne e le persone Lgbtqia+ accolte e supportate, mentre prende forma il primo database nazionale dedicato al fenomeno.

La rete, coordinata dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, riunisce gli sportelli attivati in diversi atenei italiani. Secondo i dati relativi al 2025, il 97% delle persone accolte è di genere femminile e quasi una su due è fuorisede. L’85% appartiene alla comunità studentesca. Gli autori delle violenze sono nel 93% dei casi uomini.

Prima tra le aggressioni quella psicologica

Tra le forme di violenza segnalate prevale quella psicologica (106 casi), seguita dalla violenza sessuale, denunciata da 50 persone, pari a oltre il 40% del totale, dallo stalking (28 casi), dalla violenza fisica (29) e da quella economica (12).

Particolarmente significativo anche il dato sulle molestie avvenute negli atenei: sono stati registrati 28 casi, di cui 22 riguardano studentesse. In 26 episodi su 28 gli autori appartengono alla comunità universitaria, tra cui otto docenti e dieci colleghi di corso o di lavoro.

“Il primo esempio di sportello universitario di contrasto alla violenza di genere in Italia risale al 2019. Ciò che abbiamo già visto – sottolinea Giulia Nanni, responsabile del settore Accoglienza della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna e coordinatrice della Rete – è quanto sia fondamentale che le università si affidino al sapere dei Centri antiviolenza femministi e transfemministi. Non prevedere uno sportello o un Centro antiviolenza all’interno delle università non significa non avere il problema della violenza di genere, significa non volersene occupare”.

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