Non saranno solo i trasporti a essere a rischio lunedì 18 maggio. Lo sciopero generale proclamato dall’usb coinvolgerà, come confermato dal sindacato, anche le scuole. A partire dai servizi educativi per i più piccoli. E, infatti, in questi giorni i genitori stanno ricevendo dalle strutture avvisi relativi alla giornata, con servizi educativi e scolastici che potrebbero “non essere garantiti”.
Il ministero dell’Istruzione e del merito ha confermato, con un apposito avviso, lo sciopero per il 18 maggio di tutte le categorie pubbliche e private, incluso il comparto Istruzione e ricerca. Le scuole della Capitale hanno pubblicato circolari per avvisare per tempo le famiglie che, durante la giornata, i servizi offerti dalla scuola, in particolare per quanto riguarda l’Oepac, potrebbero non essere garantiti.
I motivi dello sciopero
Sono tanti e variegati i motivi che hanno portato l’Unione sindacale di base a proclamare lo sciopero nazionale. Si chiedono interventi immediati e strutturali a tutela di salari e pensioni rispetto all’aumento del costo della vita, con introduzione di meccanismi di adeguamento automatico e di un adeguato salario minimo contrattuale. Il sindacato protesta per fermare i piani di riarmo europei e italiani, con destinazione delle risorse ai servizi pubblici essenziali e alle politiche abitative. Si chiede, inoltre, l’interruzione delle relazioni istituzionali, economiche, scientifiche e politiche con lo Stato di Israele, con embargo completo su armamenti e tecnologie “dual use”.
Manifestazione in Campidoglio
Ed è sempre l’Usb, insieme ad altre sigle del sindacalismo di base ad annunciare per martedì 26 maggio una manifestazione in piazza del Campidoglio, alle 14, lanciata da educatori ed educatrici dei nidi e insegnanti della scuola dell’infanzia.
Il personale aderente alla manifestazione denuncia, in particolare: “Sezioni scoperte, personale nelle strutture insufficiente, supplenze che non arrivano e orari che si allungano. Siamo stanchi/e di dover fare sempre di più, mentre chi governa questi servizi continua a ignorare il nostro grido di allarme”.
E poi ancora: “Precarietà che non ha fine, organici insufficienti e nessuna prospettiva di crescita”. Da qui la scelta di mobilitarsi: “A un anno dalle elezioni – spiegano i sindacati – dobbiamo alzare la voce più forte che mai. Dobbiamo pretendere investimenti veri, assunzioni, organici adeguati, rispetto per chi lavora e per chi usufruisce dei servizi educativi pubblici. Dobbiamo pretendere che Roma Capitale smetta di scaricare tutto sulle spalle delle lavoratrici”.
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