Dalle piazze alle scuole, una nuova generazione riscopre il protagonismo politico e sociale
Negli ultimi mesi si sta delineando un segnale chiaro: l’impegno giovanile in Italia sta tornando a crescere. Dopo anni segnati da disillusione, individualismo e distanza dalla politica, sempre più studenti e studentesse stanno tornando a mobilitarsi su temi cruciali come pace, diritto allo studio e giustizia sociale.
Non si tratta di episodi isolati, ma di un cambio di clima generazionale. Un ritorno alla partecipazione che passa dalle università, dalle scuole e dalle piazze, e che sta ridefinendo il rapporto tra giovani e spazio pubblico.
Il segnale: “Ora decidiamo noi”
A confermare questa tendenza è l’azione lanciata oggi dall’Unione degli Universitari e dalla Rete degli Studenti Medi, che hanno esposto uno striscione con la scritta: “Ora decidiamo noi: Pace, Resistenza, Partecipazione”.
Un messaggio diretto, che segna l’inizio di una nuova fase di mobilitazione studentesca e che rivendica un ruolo attivo delle nuove generazioni nel dibattito pubblico.
L’azione si inserisce in un contesto più ampio, caratterizzato da tensioni internazionali, aumento delle disuguaglianze e timori legati a derive autoritarie. In questo scenario, gli studenti tornano a organizzarsi, rifiutando un ruolo passivo.
Le richieste: pace, istruzione, diritti
Al centro della mobilitazione emergono tre grandi direttrici:
- Pace e disarmo, in risposta ai conflitti globali e alle politiche di riarmo
- Diritto allo studio, con richieste di maggiori investimenti nell’istruzione pubblica
- Giustizia sociale, contro precarietà e disuguaglianze crescenti
“Le studentesse e gli studenti non resteranno a guardare mentre il nostro futuro viene messo in discussione”, ha dichiarato Alessandro Bruscella, coordinatore nazionale dell’UDU, sottolineando la necessità di un cambio di rotta nelle politiche pubbliche.
Sulla stessa linea Angela Verdecchia, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi, che ha parlato di una mobilitazione destinata a crescere nelle scuole e nelle città, con l’obiettivo di costruire maggiore consapevolezza e partecipazione.
Un ritorno che ha radici profonde
Il ritorno dell’impegno giovanile non nasce dal nulla. È il risultato di diversi fattori:
- l’impatto della pandemia, che ha accentuato fragilità e disuguaglianze;
- la precarietà lavorativa diffusa tra i giovani;
- le crisi internazionali, che hanno riportato al centro il tema della pace;
- la crescente distanza tra istituzioni e nuove generazioni.
Negli ultimi anni, molti giovani si erano allontanati dalla partecipazione tradizionale, preferendo forme di espressione più individuali o digitali. Oggi, invece, si assiste a un ritorno alla dimensione collettiva.
Dalle mobilitazioni globali a quelle locali
Il fenomeno si inserisce in una dinamica più ampia che, negli ultimi anni, ha visto movimenti giovanili emergere su scala globale: dal clima ai diritti civili, fino alle proteste contro le disuguaglianze.
In Italia, questa nuova fase sembra caratterizzarsi per un forte radicamento nei luoghi della formazione: scuole e università tornano a essere spazi politici, oltre che educativi.
Una nuova generazione politica?
La mobilitazione lanciata oggi potrebbe rappresentare l’inizio di un ciclo più ampio. Non solo protesta, ma costruzione di una nuova identità generazionale.
Lo slogan “Ora decidiamo noi” sintetizza proprio questo passaggio: dalla disillusione all’assunzione di responsabilità.
Se questo ritorno all’impegno sarà duraturo lo diranno i prossimi mesi. Ma il segnale è chiaro: una parte della Gen Z non vuole più restare spettatrice.
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