Alta tensione all’Università di Torino. Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, è stato occupato da un gruppo di studenti al termine di un’assemblea molto partecipata. L’occupazione arriva dopo giorni di scontro tra collettivi studenteschi e vertici dell’ateneo, innescato dalla decisione di chiudere l’edificio di via Sant’Ottavio per motivi di sicurezza, proprio durante la sessione d’esami.
Secondo quanto ricostruito, la giornata di ieri è stata segnata da momenti di forte tensione: un tentativo di irruzione nel rettorato, la sospensione delle attività nelle aule e l’uscita anticipata di docenti e personale. In serata, come preannunciato, l’assemblea si è conclusa con l’occupazione dello stabile, accompagnata da striscioni e fumogeni.
Le ragioni della protesta
La chiusura temporanea di Palazzo Nuovo è stata motivata dall’ateneo con esigenze legate alla sicurezza. Una scelta che, per i collettivi studenteschi, rappresenta invece un segnale di irrigidimento nella gestione degli spazi universitari. In un comunicato, gli studenti parlano di un tentativo di limitare eventi culturali, momenti di aggregazione e pratiche di socialità considerate parte integrante della vita accademica.
L’occupazione viene definita come un’azione di “riappropriazione” degli spazi, con l’obiettivo dichiarato di far convivere attività didattiche ed esami con iniziative culturali, pranzi condivisi, dibattiti e momenti musicali. I collettivi assicurano che le prove d’esame non verranno ostacolate e che le aule destinate alle valutazioni resteranno accessibili.
Un conflitto che va oltre Palazzo Nuovo
La mobilitazione si inserisce in una cornice più ampia di critica alle politiche universitarie, in particolare su governance degli atenei, precarietà del lavoro accademico e riduzione degli spazi di partecipazione. Temi che, secondo gli studenti, rischiano di trasformare l’università in un luogo sempre più regolato dal controllo e sempre meno dalla dimensione comunitaria.
Nel mirino anche il mancato svolgimento di un evento musicale legato alla mobilitazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, episodio che avrebbe contribuito ad acuire lo scontro con il rettorato.
La posizione dell’Ateneo
La risposta dell’Università di Torino è netta. In una nota ufficiale, l’ateneo ribadisce che l’occupazione degli spazi universitari non è considerata una forma di confronto accettabile, poiché limita i diritti dell’intera comunità accademica e mette a rischio la regolare prosecuzione delle attività istituzionali.
Palazzo Nuovo, sottolinea l’Università, è un luogo di studio, lavoro e servizio pubblico e deve rimanere accessibile e sicuro per studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo e cittadini. Per questo motivo viene chiesto il ripristino immediato delle condizioni di piena agibilità dell’edificio. L’ateneo fa inoltre sapere di aver attivato le procedure interne per la tutela della sicurezza e del patrimonio e di stare valutando, insieme agli organi competenti, le misure necessarie a garantire la continuità delle attività.
Allo stesso tempo, l’Università ribadisce la disponibilità al dialogo, purché avvenga nelle sedi istituzionali della rappresentanza e non attraverso azioni che comportino blocchi o occupazioni.
Un dibattito aperto
L’occupazione di Palazzo Nuovo ha riacceso il confronto sul ruolo degli spazi universitari, sul confine tra sicurezza e partecipazione e sul significato stesso della comunità accademica. Un dibattito che, nelle prossime ore, potrebbe allargarsi oltre Torino, toccando questioni centrali per il sistema universitario italiano: governance, diritti, forme di protesta e modalità di dialogo tra studenti e istituzioni.
L’evoluzione della vicenda resta legata alle prossime decisioni dei collettivi e alle eventuali iniziative dell’ateneo, mentre lezioni, esami e servizi continuano a essere monitorati attraverso i canali ufficiali dell’Università.
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