Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha disposto l’avvio di ispezioni immediate in due istituti scolastici della Toscana dopo gli incontri durante l’orario di lezione con Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i territori palestinesi occupati. Lo rende noto una nota del ministero dell’Istruzione.
Secondo il ministro, alcune dichiarazioni attribuite ad Albanese e riportate da organi di stampa potrebbero, se confermate, configurare ipotesi di reato. Per questo motivo Valditara ha chiesto agli organi competenti di verificare “la realtà dei fatti” e l’eventuale responsabilità degli organi scolastici coinvolti.
La decisione del ministro è accompagnata da una circolare del capo dipartimento del ministero dell’Istruzione, Carmela Palumbo, che richiama una nota del 7 novembre scorso. In essa si sottolineava l’importanza di garantire che la scelta di ospiti e relatori nelle scuole favorisse il confronto tra posizioni diverse e pluraliste, per consentire agli studenti di sviluppare pensiero critico sui temi trattati.
La presenza di Albanese nelle due scuole toscane ha suscitato reazioni politiche e critiche. Un deputato di Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione, sostenendo che in un webinar la relatrice avrebbe accusato il governo italiano di complicità in un genocidio e invitato gli studenti a occupare gli istituti scolastici, un comportamento che definisce “istigazione a reati penali”.
Dal fronte scolastico, il Comitato docenti del Liceo Eugenio Montale di Pontedera (Pisa) ha respinto queste ricostruzioni, precisando che l’iniziativa era un’attività formativa prevista nel quadro dell’educazione civica e promossa con l’obiettivo di favorire il dialogo su questioni di rilevanza internazionale. Secondo i docenti, è infondata qualsiasi narrazione che dipinga l’incontro come un episodio di propaganda politica.
Critiche all’operazione di Valditara sono arrivate anche da esponenti dell’opposizione, che parlano di una misura che limita la libertà delle scuole e ostacola l’autonomia educativa, mentre alcune organizzazioni di studenti definiscono le ispezioni una possibile minaccia alla libertà di insegnamento.
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