Tre matematici e una graduatoria che non torna. Il concorso per titoli e discussione pubblica bandito dall’Università di Bari per un posto da ricercatore nel settore dei metodi matematici dell’economia e delle scienze attuariali e finanziarie del Dipartimento di Matematica, è finito prima davanti al Tar per la Puglia e poi al Consiglio di Stato.
Il concorso
La vicenda riguarda una graduatoria che, sostiene il candidato secondo classificato, potrebbe essere stata condizionata da errori aritmetici nella valutazione del candidato collocato al primo posto. La commissione, composta da tre professori dell’area matematica, avrebbe infatti attribuito punteggi che, secondo gli atti contestati, non tornano neppure nella somma. Il punto centrale riguarda la valutazione delle tre pubblicazioni presentate dal primo classificato. La griglia prevedeva un massimo di 10 punti per ciascun prodotto scientifico. Eppure, in due casi, sarebbero stati attribuiti 10,5 punti: mezzo punto oltre il limite massimo previsto.
Non solo. Sommando i punteggi parziali indicati dalla stessa commissione, i risultati corretti sarebbero stati 9,5, 8,5 e 9,5. Nella scheda di valutazione, invece, compaiono 10,5, 9,5 e 10,5. Tre somme su tre risulterebbero quindi maggiorate di un punto, per un totale di tre punti in più. La differenza non è marginale. Sottraendo quei tre punti, il candidato inizialmente collocato al primo posto scenderebbe sotto il secondo classificato, con un possibile ribaltamento dell’ordine della graduatoria attraverso una semplice correzione aritmetica, senza alcuna nuova valutazione scientifica.
L’intervento dell’Ateneo
L’Università ha scelto di non approvare gli atti e di disporre la rinnovazione integrale della procedura con una nuova commissione, richiamando alcune irregolarità e incongruenze emerse in sede di controllo da parte della commissione istruttoria nominata dal rettore. Tali criticità riguarderebbero, in particolare, la valutazione dei primi due candidati in graduatoria. Resta però il nodo centrale della vicenda: era davvero necessario rifare l’intera procedura oppure bisognava prima verificare se gli errori matematici fossero semplicemente correggibili?
La questione non riguarda, almeno su questo punto, la discrezionalità accademica, ma il risultato di addizioni contenute negli stessi atti di valutazione. Secondo il ricorrente, l’Università era stata posta nella condizione di valutare l’incidenza autonoma degli errori aritmetici sulla graduatoria, ma non ha proceduto alla loro rettifica in autotutela, ossia mediante il potere dell’amministrazione di correggere i propri atti quando emergano errori.
Lo stallo
Con ordinanza del 1° luglio, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello cautelare proposto dal secondo classificato, assistito dall’avvocato Natalia Pinto, sospendendo gli effetti del provvedimento impugnato e disponendo la sollecita fissazione dell’udienza di merito. Sarà ora il Tar, su indicazione del Consiglio di Stato, a dover chiarire se gli errori nell’attribuzione dei punteggi siano emendabili con semplici operazioni algebriche e se le altre irregolarità rilevate siano davvero tali da giustificare l’annullamento dell’intera procedura. Nel frattempo, l’Università non potrà dare seguito alla nomina della nuova commissione né alla ripetizione della valutazione.
Il paradosso resta tutto qui: in un concorso di area matematica, davanti a una commissione di professori matematici, il Tar dovrà stabilire se la soluzione fosse davvero ricominciare da capo oppure, più semplicemente, far tornare i conti.
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