Si è svolto oggi il secondo appello per l’accesso a Medicina, dopo il semestre filtro, ma il clima all’uscita dalle aule era tutt’altro che rassicurante. Tra difficoltà crescenti, quesiti giudicati eccessivamente tecnici e lo sconforto per un sistema che, a detta degli studenti, “non è cambiato davvero”, il malcontento è diffuso. Molti candidati parlano di una prova ancora più difficile rispetto al primo appello del 20 novembre, in particolare per la sezione di Fisica.
«Fisica era impossibile, ancora più difficile del 20 novembre», racconta una studentessa appena concluso il test. Una sensazione condivisa da molti, che denunciano una struttura giudicata irragionevole: «Ci sono state tre domande sulla spinta di Archimede, ma con tre formule diverse, molto tecniche e specifiche.».
Una difficoltà che ha spinto numerosi candidati a rifiutare il voto del primo appello, sperando in una prova più equilibrata. Aspettative che, però, sembrano essere state disattese. «Avevo rifiutato il punteggio del primo appello, ma penso che oggi sia andata ancora peggio», spiega una studentessa. «Credevo avrebbero corretto il tiro, invece non è cambiato nulla».
Il nodo centrale resta il senso di uno sbarramento che, nonostante la retorica della riforma, continua a essere percepito come insormontabile.
«Lo sbarramento c’è lo stesso. Ci lamentiamo della mancanza di medici, ma poi il sistema resta identico», commenta un altro candidato. «Cambiano le modalità, ma la selezione è sempre durissima».
Non manca, tuttavia, una riflessione più articolata sul nuovo modello, che per alcuni conteneva elementi positivi. «L’idea di aprire Medicina non era sbagliata, anche per eliminare domande inutili come logica o cultura generale», osserva uno studente. «Almeno così ti prepari su materie d’indirizzo: fisica, chimica, biologia». Ma l’impatto con la realtà scolastica è stato complesso: «Preparare queste materie in meno di un trimestre è folle. I professori non sono riusciti a finire i programmi», sottolineano in molti, mettendo in discussione la sostenibilità del nuovo percorso.
A emergere con forza è anche lo sconforto emotivo. Per diversi ragazzi il test non è solo una prova, ma uno spartiacque esistenziale.
«Non so cosa fare se non entro, sono veramente disorientato», confessa uno studente. «Questo non è un sistema meritocratico per niente».
Il secondo appello avrebbe dovuto rappresentare un’occasione di riequilibrio. Per molti, invece, si è trasformato nella conferma di un disagio che va oltre la singola prova e investe l’intero modello di accesso a Medicina.
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