Nuove occupazioni nelle scuole di Torino, Roma e Napoli, mentre la protesta universitaria raggiunge Palazzo Giusso, una delle sedi dell’Orientale. Il 19 ottobre la mobilitazione studentesca prosegue dopo i cortei della settimana scorsa, intrecciando richieste su costo degli studi, condizioni degli edifici, affitti e politiche del Governo.
Le conseguenze sulla didattica sono già concrete: al liceo Morgagni di Roma risultano sospese le attività didattiche e amministrative; all’Orientale sono state annullate le lezioni previste a Palazzo Giusso il 19 e 20 ottobre, con possibilità di svolgerle online dove praticabile.
Il quadro cambia però da istituto a istituto. Accanto alle nuove occupazioni ci sono proteste concluse e scuole che hanno annunciato il ritorno in classe.
Scuole e università occupate: i casi verificati
A Torino, nella mattinata del 19 ottobre, sono stati occupati l’istituto Boselli e il liceo Volta. Le iniziative si inseriscono nella mobilitazione che interessa la città dalla settimana precedente.
A Roma è stato occupato il liceo scientifico Morgagni. La scuola, nel proprio avviso ufficiale, riferisce che gli studenti hanno consegnato un documento nel quale definiscono l’iniziativa una contestazione politica, precisando che non è rivolta contro docenti, personale ATA e dirigente scolastica. L’istituto ha informato le autorità competenti e comunicato la sospensione delle attività.
A Napoli, gli studenti hanno occupato la sede De Sanctis dell’istituto Vittorio Emanuele II. Nella loro presa di posizione collegano il costo dei libri e le condizioni delle strutture scolastiche alle difficoltà economiche delle famiglie, contestando le priorità della spesa pubblica.
Sempre a Napoli, un gruppo di studenti insieme al Collettivo Demand ha occupato Palazzo Giusso dell’Università L’Orientale.
All’Orientale, affitti e precarietà al centro delle richieste
Gli universitari indicano nel carovita, nell’emergenza abitativa e nelle prospettive di lavoro precario le ragioni dell’occupazione. Nelle dichiarazioni riportate dall’ANSA, descrivono una condizione studentesca sempre più difficile da sostenere e chiedono alle istituzioni di riconoscerne il disagio.
La questione riguarda la possibilità concreta di frequentare l’università: trovare una stanza, sostenere le spese quotidiane e conciliare studio e lavoro.
Sul piano organizzativo, l’avviso dell’Orientale delimita con precisione gli effetti della protesta: l’annullamento riguarda le lezioni del 19 e 20 ottobre nella sede di Palazzo Giusso. I docenti potranno svolgere la didattica in modalità telematica, laddove possibile. Le lezioni non effettuate saranno recuperate online a fine semestre.
Dalle occupazioni alle proteste negli spazi accademici
Le iniziative universitarie assumono forme diverse. Il 16 ottobre, a Pisa, alcuni allievi della Scuola Normale avevano occupato temporaneamente la scalinata che conduce alla sala della cerimonia inaugurale dell’anno accademico, ritardandone l’avvio. La protesta riguardava, secondo i partecipanti, risorse e trasparenza dei criteri di ammissione.
A Milano, nello stesso giorno, al termine del corteo studentesco era stato occupato l’ex obitorio di via Francesco Sforza: un edificio allora vuoto, di proprietà comunale e dato in concessione alla Statale per un futuro polo didattico.
Sono episodi differenti dall’occupazione di una sede nella quale sono già programmate lezioni. Anche gli effetti sul diritto di accesso agli spazi vanno quindi ricostruiti caso per caso.
Caro libri, edifici e partecipazione: le ragioni della mobilitazione
Nelle rivendicazioni degli studenti delle superiori ricorrono il costo del materiale scolastico, la manutenzione degli edifici e la richiesta di maggiori spazi di partecipazione. Il movimento Osa, nei giorni precedenti ai cortei del 16 ottobre, aveva contestato le politiche del ministro Valditara e denunciato una restrizione del confronto nelle scuole.
A Napoli gli occupanti del Vittorio Emanuele II mettono inoltre in discussione il rapporto tra investimenti nell’istruzione e spesa militare. È una valutazione politica espressa dagli studenti, che accompagna la richiesta di maggiori risorse per la scuola pubblica.
Il confronto ha raggiunto anche i vertici politici. Dopo i cortei del 16 ottobre, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva chiesto una condanna delle violenze; la segretaria del Pd Elly Schlein aveva sollecitato risposte sui problemi degli affitti e delle strutture scolastiche.
Il nodo delle lezioni e dei danni
Il 19 ottobre la ministra dell’Università Anna Maria Bernini è intervenuta sulle occupazioni richiamando le conseguenze per chi perde lezioni, seminari e laboratori: «Il dissenso è un diritto, ma non può diventare una prevaricazione sulla libertà».
Il caso del Calvino di Rozzano, nel Milanese, mostra anche ciò che accade dopo un’occupazione. La scuola ha comunicato la conclusione della protesta e annunciato la ripresa regolare delle lezioni per il 19 ottobre, dopo i lavori di ripristino. La dirigente ha stimato danni per circa 8.000 euro, precisando che sono in corso indagini per individuare i responsabili.
In un documento pubblicato sul sito dell’istituto, il collettivo studentesco ha preso le distanze dalle devastazioni, sostenendo di aver voluto un’occupazione pacifica e impegnandosi a collaborare alla sistemazione dei locali.
Per studenti e famiglie, intanto, contano gli avvisi dei singoli istituti: sospensioni, riaperture e recuperi non seguono un calendario nazionale. A Palazzo Giusso il prossimo passaggio riguarda le attività del 20 ottobre e gli eventuali aggiornamenti dell’ateneo.
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