Un governo dell’università capace di ascoltare le persone e le Istituzioni, rafforzando il senso di appartenenza alla comunità. È l’impegno che Riccardo Faccini indica nell’intervista a Corriereuniv dopo la vittoria di Antonio Carcaterra alle elezioni della Sapienza. Il professore ordinario di Fisica, che ha ritirato la propria candidatura per sostenere il nuovo rettore, racconta la scelta che ha contribuito a ribaltare la competizione e il lavoro che attende l’ateneo.
Carcaterra era quarto nelle prime due votazioni. Dopo l’accordo con Faccini è passato in testa al terzo turno, fino alla vittoria nel ballottaggio del 30 ottobre contro Fabio Lucidi. Una rimonta alla quale ha contribuito anche il successivo sostegno di Pierpaolo D’Urso.
La collaborazione proseguirà oltre le urne. Carcaterra ha riconosciuto il contributo decisivo di Faccini e D’Urso, indicando nella costruzione comune del programma e nella condivisione delle responsabilità il metodo del mandato 2026–2032. Un impegno che il rettore eletto ha esteso anche alla partecipazione di chi non lo ha votato.
Faccini: ascoltare le persone e le Istituzioni
Cosa cambia per Sapienza da domani, se cambia qualcosa?
«Assolutamente, come ho sempre detto, io credo veramente nella necessità di un governo di ascolto. Quindi il mio impegno all’interno di questo nuovo progetto comune è quello di portare l’ascolto non soltanto della singola persona, ma di tutte le Istituzioni, dobbiamo far sì che tutte le grandi azioni che sono state fatte in quest’ultimo sessennio si radichino sempre più e si sviluppi sempre più il senso di appartenenza alla comunità».
Faccini mette al centro il rapporto tra il governo dell’ateneo e la comunità universitaria. Nelle sue parole, il progetto comune con Carcaterra dovrà rafforzare la partecipazione e radicare quanto realizzato negli ultimi sei anni. L’ascolto diventa così il criterio con cui affrontare la nuova fase della Sapienza.
La rinuncia alla candidatura: «Un passo di lato, non di dietro»
Professore, lei è stato determinante in questa elezione, soprattutto quando ha deciso di abbandonare la corsa e di appoggiare Carcaterra?
«Sì, è stato il modo giusto, credo, e ha avuto successo di portare avanti i nostri valori. Adesso ci sono, abbiamo un nuovo programma che è nato insieme, che abbiamo portato avanti insieme e quindi sono veramente convinto che i valori devono camminare anche se la persona fa un passo di lato, non di dietro».
È il passaggio centrale della sua lettura del risultato. Faccini lega la rinuncia alla possibilità di far vivere le proprie proposte dentro un progetto più ampio. Il sostegno a Carcaterra diventa così una scelta programmatica, alla quale ora dovrà seguire il lavoro di governo dell’ateneo.
Dai primi scrutini alla svolta del 19 ottobre
All’inizio della competizione, l’esito era tutt’altro che scontato. Nella prima tornata, dal 6 al 9 ottobre, Carcaterra era arrivato quarto con 749,89 voti complessivi, dietro Fabio Lucidi, primo con 1.175,93, Pierpaolo D’Urso con 1.025,38 e Faccini con 825,74. Quinta Maria Sabrina Sarto, con 439,64.
Dopo il ritiro di Sarto, formalizzato il 12 ottobre, la seconda votazione, dal 13 al 16 ottobre, aveva confermato lo stesso ordine: Lucidi a 1.207,46, D’Urso a 1.140,63, Faccini a 880,78 e Carcaterra a 746,13.
Il 19 ottobre Faccini ha ritirato la candidatura, scegliendo di sostenere Carcaterra. Alla terza tornata, conclusa il 23 ottobre, gli equilibri sono cambiati: Carcaterra è salito al primo posto con 1.584,46 voti, seguito da Lucidi con 1.305,36. D’Urso, fermo a 1.267,25, è rimasto fuori dal ballottaggio per una differenza di 38,11 voti complessivi.
Sono risultati che comprendono la ponderazione prevista per alcune componenti dell’elettorato: il distacco non corrisponde quindi necessariamente allo stesso numero di persone.
Al sostegno di Faccini si è aggiunto quello di D’Urso. Il ballottaggio del 27–30 ottobre ha concluso la rimonta: 2.690,41 voti per Carcaterra contro i 1.317,60 di Lucidi. La sequenza mostra il cambiamento degli equilibri, senza consentire di ricostruire automaticamente il trasferimento delle singole preferenze.
Con Carcaterra, programma e responsabilità condivisi
Nell’intervista rilasciata ieri a Corriereuniv, Carcaterra ha riconosciuto il ruolo dei due colleghi nella costruzione di un gruppo più largo e nel risultato finale. Ha inoltre richiamato il lavoro comune sui programmi e annunciato una forte condivisione delle responsabilità con chi ha sostenuto la coalizione.
Faccini e D’Urso entrano dunque nel racconto della nuova fase della Sapienza come protagonisti di un progetto destinato a proseguire nel sessennio. Le dichiarazioni delineano un metodo di governo condiviso.
Le sfide: intelligenza artificiale, lavoro e ricerca dopo il PNRR
Che lavoro vi aspetta?
«Un sessennio lungo, con sfide enormi. Da un lato, l’intelligenza artificiale, riuscire a cavalcarla, non farci travolgere, riuscire effettivamente a utilizzarla in maniera positiva. Dall’altro, la sfida del mondo del lavoro, un mondo del lavoro in cambiamento continuo, alla fine del PNRR e quindi la necessità di affrontare la ricerca con regole e stili nuovi insomma, veramente adesso ci si rimbocca le maniche».
Sono questioni che riguardano direttamente studenti, dottorandi e giovani ricercatori: come cambieranno la formazione e le professioni, quale spazio avrà l’intelligenza artificiale e come organizzare la ricerca nella fase successiva al Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Carcaterra assumerà la carica il 1° dicembre 2026, succedendo ad Antonella Polimeni. Per Faccini, il lavoro del prossimo sessennio dovrà tenere insieme queste trasformazioni e l’impegno assunto verso la comunità: coinvolgere persone e istituzioni nelle scelte dell’università.



