Poche luci e molte ombre per l’università italiana nel World University Ranking by Subject 2026 pubblicato dal Times Higher Education. Nelle undici classifiche disciplinari, solo in sette compare almeno un ateneo italiano tra i primi cento al mondo, a conferma di una presenza ancora marginale nello scenario accademico globale.
I risultati migliori arrivano dall’Università di Bologna, che conquista il 32° posto in Giurisprudenza, e dalla Sapienza Università di Roma, 33ª per Arte e studi umanistici. Sono le due performance più alte per l’Italia, in un contesto dominato ancora una volta da Stati Uniti e Regno Unito.
A livello internazionale, il ranking conferma il primato delle grandi università anglosassoni, con il Massachusetts Institute of Technology, Harvard University e Stanford University stabilmente ai vertici, mentre cresce il peso delle università asiatiche, soprattutto nelle discipline scientifiche e tecnologiche.
Per l’Italia il quadro resta disomogeneo. Accanto ad alcune eccellenze isolate, come Bologna e Sapienza, molti ambiti strategici – dall’Informatica all’Educazione – restano lontani dalle prime posizioni. La Giurisprudenza si conferma invece il settore più solido, l’unico in cui più atenei italiani riescono a competere almeno tra i primi duecento al mondo.
La classifica del Times Higher Education, basata su indicatori che valutano didattica, ricerca, impatto e internazionalizzazione, restituisce così l’immagine di un sistema universitario che resiste grazie a singole punte di qualità, ma fatica a tenere il passo nella competizione globale della conoscenza.
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