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Pnrr e scuola, finiti solo la metà dei progetti. Allarme per i ritardi soprattutto al Sud

Marco Vesperini by Marco Vesperini
24 Giugno 2026
in Scuola
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Rear view of large group of students raising their arms to answer the question on a class at elementary school.

E’ allarme sui progetti Pnrr per l’educazione, dalla prima infanzia all’università: nonostante l’accelerazione dei primi mesi del 2026 non sembra che il governo riesca a colmare il ritardo prima della scadenza del piano, il 30 giugno. Lo scrivono i ricercatori della Fondazione Agnelli nell’ultimo report sullo stato di avanzamento dei lavori: secondo dati pubblici più aggiornati (26 febbraio 2026) e resi noti dal governo sulla piattaforma Italia Domani, la percentuale di spesa effettuata, rispetto al finanziamento assegnato per il comparto asili nido, scuola e università, «risulta nel suo complesso salita al 45,6%, con una crescita di 9 punti percentuali rispetto al precedente aggiornamento dell’ottobre 2025 (36,6%)». va un po’ meglio, ma resta molto lontano dal target, la spesa per l’edilizia scolastica, che è arrivata al 52% delle risorse ricevute. Va notato che, nello stesso periodo l’insieme del Pnrr è andato a un passo ben più spedito, passando dal 38,9 al 55,6% (+16,7).


Secondo Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli “è ragionevole pensare che molti progetti importanti non saranno portati a termine nei tempi concordati”, tra questi la costruzione di nuove scuole innovative e agli interventi per aumentare i posti negli asili nido, che già erano stati fortemente ridimensionati in una revisione del Piano richiesta dal Governo italiano all’Ue.

I nuovi edifici scolastici

Di tutte le misure Pnrr per l’istruzione, il Piano per asili nido e scuole dell’infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia era in origine il più importante, per ambizione degli obiettivi ed entità dei finanziamenti. Dopo le diverse revisioni, le risorse dai 4,6 miliardi originari sono scese oggi a poco meno di 3,8 miliardi, mentre i nuovi posti da creare sono passati da 264.000 a 150.480, quasi tutti concentrati nella fascia 0-2. Al 26 febbraio 2026, risultano 3.849 progetti approvati in tutta Italia, che secondo il governo permetterebbero, se portati a termine, di realizzare 186.000 nuovi posti. A questi progetti sono assegnati poco più di 5 miliardi di finanziamento totale (incluse risorse nazionali aggiuntive) e, all’interno di questo, 4.384 milioni di risorse Pnrr. E’ ovvio che avvicinandosi la fine del piano, ci sarà un’ulteriore accelerazione delle consegne dei progetti e un aggiornamento dei dati. Ma a 4 mesi dalla fine del Piano il 62% delle risorse assegnate riguarda progetti ancora in fase di affidamento ed esecuzione. “È in questa fase intermedia dell’iter, molto articolata ed estesa nel tempo che si annidano rischi di ritardo nella conclusione di un numero imprecisato, ma probabilmente elevato, di progetti rispetto alla scadenza de giugno 2026”. 

I ritardi al Sud

Infine, va detto che scorporando per regione i dati, si conferma una distribuzione ineguale dell’avanzamento dei progetti. Mentre le regioni del Centro-Nord sono andate negli ultimi mesi a passo spedito – fra le regioni più grandi, in particolare, Veneto (+39), Emilia-Romagna (+32) e Piemonte (+29) – e oggi si trovano in posizioni nettamente superiori alla media nazionale del 34% di progetti conclusi o in via di conclusione, le regioni del Mezzogiorno, con l’eccezione della Sardegna, sono in ritardo. In particolare, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia si collocano fra il 28 e 21%. Fuori dal Sud, tra le regioni più grandi, appare in difficoltà il Lazio, con appena il 17% di risorse assegnate a progetti in fase conclusiva o conclusi.

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