L’immagine dell’insegnante che lavora poco, limitandosi alle ore di lezione frontale, è ancora molto radicata nell’opinione pubblica. Ma questa rappresentazione è lontana dalla realtà quotidiana delle scuole italiane.
A ricordarlo è stato Daniele Novara, pedagogista e fondatore del CPP (Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti), che in un post pubblicato sui social ha voluto fare chiarezza sull’impegno reale richiesto agli insegnanti.
“Le lezioni non raccontano tutto”: la denuncia di Novara
«Non è vero che gli insegnanti lavorano 18 ore a settimana!», ha scritto Novara, aprendo un lungo intervento sul tema.
Secondo l’esperto, concentrarsi esclusivamente sul monte ore di lezione significa ignorare una parte fondamentale della professione docente.
Il lavoro nelle scuole non si esaurisce davanti alla cattedra: comprende attività di progettazione, momenti di confronto con colleghi e famiglie, aggiornamento continuo e molto altro. «La rigidità dell’orario, basata solo sulle ore in classe, è superata – spiega Novara –. L’insegnamento richiede molte più ore di lavoro, spesso invisibili».
Tutto ciò che c’è dietro una lezione
Ogni ora di lezione è il risultato di un’attenta preparazione. I docenti studiano, pianificano, correggono e si formano costantemente per garantire agli studenti un’offerta didattica di qualità.
A questo si aggiungono:
- Incontri con i genitori e con i colleghi nei consigli di classe;
- Riunioni collegiali e momenti di programmazione;
- Ore di formazione e aggiornamento professionale obbligatorio.
Queste attività, pur non sempre quantificate in modo preciso, occupano una parte significativa della settimana lavorativa di ogni insegnante.
Un nuovo modello organizzativo per una scuola più efficace
Per migliorare la qualità dell’insegnamento, Novara propone di ripensare la struttura oraria dei docenti, includendo momenti dedicati alla progettazione condivisa e al lavoro in équipe.
Questo approccio consentirebbe di organizzare meglio gli spazi e i tempi di apprendimento, creando contesti più stimolanti e partecipativi.
Un ruolo chiave lo avrebbe il mutuo insegnamento, una metodologia in cui gli studenti più preparati aiutano i compagni, favorendo un apprendimento collettivo e cooperativo. Secondo il pedagogista, senza spazi adeguati per la progettazione, il rischio è che gli insegnanti tornino a schemi didattici tradizionali, poco coinvolgenti e meno efficaci.
Quante ore lavorano davvero gli insegnanti
Il Contratto Collettivo Nazionale della Scuola (CCNL) stabilisce i seguenti carichi orari di insegnamento frontale:
- Scuola dell’infanzia → 25 ore settimanali
- Scuola primaria → 22 ore di lezione + 2 ore di programmazione (totale 24 ore)
- Scuola secondaria di I e II grado → 18 ore settimanali
A queste vanno aggiunte 40 ore annuali di attività collegiali (riunioni, consigli, collegi docenti) e un numero non definito di ore individuali, che comprendono preparazione, correzioni e formazione.
In pratica, la settimana lavorativa di un docente è molto più lunga di quanto i numeri ufficiali facciano pensare.
Leggi anche altre notizie su CorriereUniv





