Una settimana che promette di paralizzare i servizi essenziali. Il primo sciopero arriva dal mondo dell’istruzione: il blocco delle lezioni indetto da Unicobas e Saese segna l’inizio di una serie di mobilitazioni che colpiranno duramente anche trasporti e uffici pubblici.
Al centro della protesta odierna, che vede migliaia di docenti e personale ATA incrociare le braccia, c’è una profonda insoddisfazione per le recenti politiche governative e le condizioni salariali.
Il sindacato Unicobas ha messo nel mirino la discussa ipotesi di accorciare la pausa estiva per redistribuire il calendario su base regionale. Un’idea definita senza mezzi termini inaccettabile dalla sigla sindacale, che punta invece il dito sulla mancanza di sicurezza negli istituti e sulla necessità di interventi strutturali immediati per l’edilizia scolastica.
I motivi dello sciopero
Nonostante il rinnovo contrattuale siglato lo scorso 1° aprile, i lavoratori ritengono che gli aumenti previsti – circa 100 euro netti per i docenti e meno di 90 per i profili ATA – siano del tutto insufficienti a coprire il rincaro della vita. Le richieste sono chiare: una mensilità aggiuntiva, l’allineamento delle retribuzioni ai parametri europei e un incremento che restituisca reale potere d’acquisto.
Oltre ai portafogli, la mobilitazione riguarda l’identità stessa della scuola pubblica. Il segretario nazionale Stefano d’Errico è stato categorico riguardo alla riforma degli istituti tecnici, definendola una “proposta scandalosa che non solo determinerebbe un abbassamento del numero delle ore e dei giorni di lezione ma comporterebbe anche una pericolosa subordinazione della scuola agli interessi del mondo delle aziende”.
Sotto accusa anche l’uso dei test Invalsi, l’alternanza scuola-lavoro e l’autonomia differenziata, vista come il colpo di grazia all’unità del sistema educativo nazionale, a favore di una progressiva privatizzazione di sanità e previdenza.
La protesta non si limita alle aule, ma assume una connotazione politica globale. I manifestanti chiedono un drastico cambio di rotta: meno fondi agli armamenti e più investimenti nei settori sociali, dalla casa alla sanità. “Nelle ultime settimane abbiamo preparato accuratamente questo sciopero, con incontri e assemblee sindacali che hanno visto la partecipazione di migliaia di docenti e di Ata. Ci aspettiamo quindi un risultato importante anche perché riteniamo necessario mandare un segnale chiaro al ministro Valditara e all’intero Governo”, ha dichiarato Stefano d’Errico.
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