«La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione». Il richiamo di Sergio Mattarella, pronunciato il 21 ottobre al Quirinale, mette al centro la responsabilità delle istituzioni e della società davanti all’incertezza delle nuove generazioni.
Il Presidente della Repubblica è intervenuto durante la cerimonia di consegna delle insegne ai Cavalieri del Lavoro nominati il 2 giugno 2026. Nell’occasione sono stati premiati anche i nuovi Alfieri del Lavoro, giovani che si sono distinti negli studi.
Il malessere dei giovani richiede risposte
Mattarella ha chiesto di affrontare il disagio giovanile con strategie capaci di guardare oltre le necessità immediate. Al centro del suo ragionamento ci sono l’insicurezza sul futuro, il timore dell’emarginazione e la possibilità di realizzarsi attraverso lo studio e il lavoro.
Il Presidente ha richiamato anche il peso delle partenze dall’Italia: rendere possibile il ritorno significa offrire prospettive professionali e personali credibili.
Per chi sta scegliendo un corso di laurea o cercando il primo impiego, il punto è concreto: quali condizioni permettono di trasformare la formazione in autonomia? Una domanda che riguarda le opportunità disponibili, la qualità del lavoro e la possibilità di costruire un progetto di vita.
Il collegamento con le proteste degli studenti
Nel discorso non vengono citate singole occupazioni o manifestazioni. Il collegamento con le mobilitazioni studentesche passa attraverso i problemi e le aspettative che emergono dalle voci dei ragazzi.
Nelle interviste raccolte da CorriereUniv al liceo Morgagni di Roma il 20 ottobre, gli studenti hanno chiesto maggiori investimenti nell’istruzione e un confronto con le istituzioni sulle condizioni dell’edificio. Hanno segnalato infiltrazioni, problemi al riscaldamento e una potenza elettrica che considerano insufficiente alle esigenze della scuola.
Durante la visita abbiamo incontrato ragazzi impegnati a spazzare e pulire i vetri. Alle domande della redazione hanno spiegato le ragioni dell’occupazione, rispondendo anche alle obiezioni di chi vorrebbe riprendere le lezioni.
Ascoltare queste richieste comporta verificare i problemi denunciati, individuare gli enti responsabili e chiedere tempi per gli interventi. Il confronto sulle forme della protesta deve poter accompagnare quello sulle condizioni nelle quali si studia.
Scuola e lavoro, una responsabilità condivisa
Nel suo intervento Mattarella ha legato il diritto all’istruzione a quello al lavoro, richiamando il ruolo delle imprese e l’importanza dell’inclusione per lo sviluppo.
Per le istituzioni, raccogliere questa sollecitazione significa rendere verificabili le risposte: quali opportunità vengono aperte, quali ostacoli vengono rimossi e con quali tempi. Per gli studenti, significa poter misurare il confronto anche attraverso gli impegni assunti e la loro realizzazione.
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