La Carta del Docente il cui iter è diventato una vera e propria odissea, sta generando proteste e malcontento, oltre a diverse petizioni, con migliaia di firme raccolte in pochi giorni. I sindacati sono in agitazione e gli insegnanti ancora di più, visto che molti, già in difficoltà per gli stipendi non proprio faraonici, sono costretti ad anticipare i soldi per acquistare i libri, per comprare un tablet da usare a scuola, per fare un corso. A preoccuparli non solo il ritardo del bonus, ma anche il rischio che l’importo posa essere ridotto.
Cosa potrebbe accadere dal 2026
I beneficiari principali sono i docenti di ruolo delle scuole statali, ovvero asili, elementari, medie e superiori che hanno contratto a tempo indeterminato. Il bonus vale 500 euro ma come detto, il rischio che sta allarmando i prof è che il valore possa essere ridotto. Ma a cosa serve? Questo «borsellino elettronico» dei prof serve per acquistare libri, testi digitali e pubblicazioni, ma può essere speso anche per corsi di formazione, aggiornamento e master. Non solo: se per motivi didattici si ha necessità di usare un tablet, si può avere la possibilità di usare il credito per comprarlo, così come per acquistare biglietti per eventi culturali, musei e spettacoli. In poche parole, non un acquisto per uso personale, ma un aiuto per la didattica.
Dal nuovo anno, la Carta potrebbe subire una riduzione oppure potrebbe esserci una stretta sui beneficiari, ipotesi che preoccupa molti docenti. Nonostante la sentenza della Corte costituzionale n. 121/2025, che ha rafforzato il principio di parità di trattamento tra personale di ruolo e supplenti, il governo non ha ancora fornito garanzie in merito al mantenimento della misura nella sua forma attuale. Antonella Soldo, docente di Matematica all’ITIS Giuseppe Armellini di Roma, dichiara a Corriereuniv: “Siamo stanchi di anticipare i soldi per libri e corsi, vogliamo avere delle certezze, anche se queste non fossero positive ma non ha senso rimanere nel limbo”. Un’altra docente, Claudia De Rossi, del liceo Virgilio di Milano, afferma: “Alcune scuole evitano di rimborsare i corsi ai docenti perché li includono nella Carta, se la politica definisse regole chiare le scuole agirebbero diversamente invece di far ricadere la spesa interamente sugli insegnanti, siamo già gravati di responsabilità e sottopagati”.
La protesta degli insegnanti
Il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Vito Carlo Castellana, ha detto: “Abbiamo accolto positivamente l’estensione del bonus anche ai precari con contratto fino al 30 giugno, un diritto riconosciuto grazie ad una causa impugnata dalla Federazione Gilda Unams e accolta sia dalla Corte di Giustizia Europea, con l’ordinanza del 18 maggio 2022, sia dalla Corte di Cassazione. Tuttavia riteniamo lesivo lo slittamento di uno strumento che rappresenta uno dei pochi riconoscimenti concreti del lavoro docente. Riteniamo fallimentare una proroga così tardiva di un bonus che per gli insegnanti è un diritto, oltretutto, con l’anno scolastico che inizia a settembre, risulterà anche inutile e poco spendibile. Oltre a questo ritardo, si sommano quelli delle sentenze pendenti, vinte dai precari che hanno ottenuto, tramite ricorso, il riconoscimento della Carte del Docente”. Il sindacato ha fatto una nuova richiesta di incontro al ministero e continuerà nella sua battaglia “affinché i docenti italiani inizino a vedere i propri diritti rispettati e tutelati”. Nel mirino, la proroga arrivata così in ritardo. “Riteniamo fallimentare – spiega Castellana – una proroga così tardiva di un bonus che per gli insegnanti è un diritto, oltretutto, con l’anno scolastico che inizia a settembre, risulterà anche inutile e poco spendibile. Oltre a questo ritardo, si sommano quelli delle sentenze pendenti, vinte dai precari che hanno ottenuto, tramite ricorso, il riconoscimento della Carte del Docente”.
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